La denuncia e la versione di Cocci
Cocci avrebbe denunciato i fatti lo scorso aprile alla Digos, parlando di un “ricatto politico” e di un “caso di revenge porn”.
“Mi è stato scritto: dimettiti o ti distruggiamo la vita“, ha dichiarato in un video Facebook di poche ore fa, confermando l’autenticità di una sola immagine privata, definita frutto di un momento di leggerezza, e negando categoricamente qualsiasi addebito penale. A quanto riferisce nel video, Cocci dunque smentisce di essere coinvolto negli aspetti illegali – droghe e minori – emersi dalle accuse anonimie a lui rivolte tramite ricatto.
“La lettera era accompagnata da una foto del mio privato” ammette il politico pratese, che ha confermato la veridicità della foto “Si è trattato di un momento di debolezza“. Non è chiaro in quale momento di intimità Cocci sia stato immortalato, né chi abbia diffuso quella foto che, a quanto ammette lo stesso esponente di Fratelli d’Italia, lo ritrarrebbe in un momento che egli stesso, anche in virtù della propria adesione ai valori cattolici conservatori della destra italiana Dio-Patria-Famiglia, considera imbarazzante.
“Non accetto accuse anonime di aver commesso reati infami“, ha detto Cocci, aggiungendo di sentirsi “sereno con la propria coscienza”. L’esponente del partito di Giorgia Meloni ha quindi rivolto un appello pubblico a chiunque subisca casi di revenge porn: “Denunciate, perché si deve vergognare solo chi ricatta e mette a rischio la vita delle persone“.
Il nodo della massoneria
Parallelamente, Cocci avrebbe confermato di aver fatto parte della loggia massonica “Sagittario”, la stessa già citata in altre inchieste di corruzione, spiegando però di essersi autosospeso nel giugno 2024. Su questo punto, le opposizioni – in particolare il segretario provinciale del Partito Democratico, Marco Biagioni – hanno chiesto “chiarezza immediata”, sostenendo che l’appartenenza massonica sarebbe incompatibile con incarichi pubblici.
Biagioni ha parlato di “un ignobile caso di ricatto e revenge porn”, sottolineando che simili pratiche rappresentano una violenza intollerabile. A difendere Cocci è stato anche l’ex capogruppo della Lega Daniele Spada, che ha definito quanto accaduto “uno schifo indicibile” e ha invitato Cocci ad andare avanti “a testa alta”.
Spetterà ora alla magistratura chiarire i fatti.
La destra pianga sé stessa
C’è sempre qualcosa di grottesco quando la destra bacchettona, che invoca castità e proibizioni, scopre improvvisamente il gusto acre del tritacarne moralista. Tommaso Cocci, avvocato e candidato di Fratelli d’Italia, è finito in mezzo a lettere anonime, foto intime, insinuazioni di droghe e orge. Lo strumento del ricatto è sempre lo stesso: la vita privata come arma politica, il desiderio trasformato in colpa. Una vergogna infame. Non ci interessa se Cocci abbia sbagliato, non ci riguarda se abbia fatto parte di una loggia. Certo se ci sono abusi, sarà la magistratura a capirlo. Certo se c’è un ricatto, come pare, sarà la magistratura a cercare e punire i “codardi”, come li ha definiti lo stesso Cocci. Non ci interessa neanche la questione delle droghe: che vengano liberalizzate e che ognuno faccia ciò che vuole del proprio corpo. Peccato che sia proprio la destra a vietare anche le tisane ormai, in questo paese che somiglia a un grottesco teatrino di pagliacci dalle mille maschere pirandelliane.
Quel che ci riguarda invece è la violenza di chi brandisce il moralismo per distruggere un avversario. La destra italiana costruisce campagne contro l’intimità altrui, ma quando l’onda risale e travolge uno dei suoi, scopriamo che il fango non ha padrone. Difendiamo Cocci con liberale convinzione, non per simpatia politica, ma per principio: la sfera privata è inviolabile, il ricatto è una violenza, il moralismo un veleno che corrode tutti, soprattutto chi lo ha usato come arma.
Solidarietà a Tommaso Cocci.
