Il 22 luglio scorso Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia onlus, ha attaccato la sindaca di Brescia Laura Castelletti, a suo dire “colpevole” di aver iscritto nel registro dello Stato civile un atto di nascita con due madri.
Pro Vita vs. Laura Castelletti
“Scrivendo nei registri anagrafici del Comune che una bambina è nata da “due madri” il sindaco di Brescia Laura Castelletti ha certificato una plateale falsità, con una scelta ideologica che, pur di gratificare il movimento LGBT, mette nero su bianco una bugia esistenziale: nessuno nasce da due donne“, scrisse Coghe, che parlò di “scellerata decisione dei giudici della Consulta che, violando le prerogative del Parlamento, hanno deciso di legalizzare il furto del papà, una ferita esistenziale che viola i diritti fondamentali dei minori e che sta producendo in queste settimane, a cascata, decine di falsità mascherata sotto la “legalità” che proprio quella sentenza ha inopportunamente concesso a questo tipo di iscrizioni sui registri anagrafici“.
Il comune di Brescia denuncia Pro Vita
Passata l’estate Laura Castelletti ha deciso di denunciare Pro Vita e Famiglia, con una delibera approvata all’unanimità dalla Giunta comunale che ha autorizzato la sindaca a presentare querela “a tutela del Comune di Brescia“, riservandosi di costituirsi parte civile e di richiedere un risarcimento per i danni d’immagine arrecati all’ente. Ne dà notizia BresciaOggi. Secondo Castelletti, Pro Vita ha “superato i limiti di quanto la libertà di espressione e di critica consenta“.
Grazie alla storica sentenza della Corte costituzionale, che ha dichiarato incostituzionale l’articolo 8 della legge 40/2004 nella parte in cui non prevedeva la possibilità per il figlio nato in Italia tramite Pma effettuata all’estero di essere riconosciuto anche dalla madre intenzionale, lo scorso luglio a Brescia si è tenuta la prima iscrizione nel registro dello Stato civile di un atto di nascita con due madri: una biologica, già riconosciuta alla nascita della bimba, e una intenzionale. A compiere la registrazione proprio la sindaca Laura Castelletti insieme all’assessora Anna Frattini.
Pro Vita tuonò con un articolo dal titolo “A Brescia il sindaco Laura Castelletti certifica il falso riconoscendo “due mamme”“, e ora il Comune ha deciso di presentare querela.
La replica di Pro Vita alla denuncia
Immediata la risposta di Pro Vita, che parla di ‘deriva autoritaria’ e ‘censura’ alla libertà di espressione.
“Un sindaco che denuncia penalmente chi critica il suo operato politico, per di più con una delibera dell’intera Giunta, è un segnale allarmante per la democrazia, il pluralismo e il diritto di opinione. Tanto più se è la stessa Giunta che, poche settimane fa, ci ha negato l’autorizzazione ad affiggere manifesti per difendere la libertà educativa dei genitori contro l’ideologia Gender nelle scuole. Si compone il quadro di una deriva autoritaria che deve preoccupare l’intera cittadinanza. Non ci faremo intimidire dalle minacce legali, perché la nostra è stata una critica politica sul merito delle questioni in nessun modo diffamatoria né della persona della Castelletti né della sua carica istituzionale né del Comune. Rivendichiamo infatti il diritto di ribadire che nessuno nasce né può essere figlio di “due mamme”, che affermare il contrario sia una “bugia esistenziale” e che scriverlo negli atti pubblici civili sia la certificazione di una “falsità”, come abbiamo scritto nella nota stampa contestata dal Sindaco. Nello stesso comunicato riconoscevamo anche, chiaramente, che l’atto della Castelletti era la “diretta conseguenza” delle pronunce della Corte Costituzionale, non mettendo quindi in dubbio la legittimità formale della procedura e anzi citando espressamente la copertura “legale” dell’atto assicurata dalle sentenze della Corte, che abbiamo pieno diritto di continuare contestare nel merito. È quindi del tutto evidente che la nostra fu una critica politica priva di qualsiasi profilo diffamatorio”.
Famiglie Arcobaleno al fianco di Laura Castelletti
Famiglie Arcobaleno ha oggi espresso la piena solidarietà alla sindaca Castelletti:
“Ricordiamo a Pro Vita & Famiglia che la sindaca di Brescia ha semplicemente – come è suo dovere in quanto rappresentante istituzionale e come è dovere di ogni sindaco e sindaca d’Italia – applicato la legge n. 40 del 2004, recentemente modificata da una sentenza della Corte Costituzionale. E non a caso, Pro Vita & Famiglia attacca anche la sentenza della Corte Costituzionale, che ha stabilito l’incostituzionalità del divieto per la madre intenzionale di riconoscere come propri i figli e le figlie nati da procreazione medicalmente assistita legittimamente praticata all’estero. Ciò, afferma la Corte Costituzionale, per garantire il migliore interesse del minore e in rispetto degli articoli 2, 3 e 30 della Costituzione. Aspetti, questi, che evidentemente non interessano a Pro Vita & Famiglia, ma invece fondamentali per la sindaca di Brescia, che, facendo iscrivere per la prima volta nel registro dello Stato civile un atto di nascita con due madri, ha definito storica quella giornata, «passo concreto verso la piena tutela dei diritti dei bambini nati da coppie omogenitoriali». Ci auguriamo che l’esempio della sindaca di Brescia e degli altri sindaci e sindache che hanno avviato le registrazioni anagrafiche sia prontamente seguito – in ottemperanza della legge e dell’interesse dei minori – in ogni parte del nostro Paese“.



