Potrebbe celarsi un movente omofobo dietro l’aggressione subita nel settembre dello scorso anno sotto il cavalcavia di via Tenda a Ventimiglia e che vede vittima un 29enne guineano. Nell’udienza del processo attualmente in corso presso il tribunale di Imperia per tentato omicidio a scapito del giovane, la stessa vittima ha dichiarato in aula che l’aggressione potrebbe essere stata motivata dalla sua omosessualità.

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Tentato omicidio a Ventimiglia: la dinamica dell’aggressione
Secondo quanto raccontato in aula, il 29enne guineano si trovava nell’accampamento abusivo sotto il cavalcavia quando l’imputato, il 36enne nigeriano Abel Ighodaro Ehiweemma, ha agito con violenza. “Stavo dormendo nella mia tenda, quando il nigeriano è arrivato. Senza motivo ha gettato via le mie scarpe, che erano davanti alla tenda, le ha lanciate lontano”, ha spiegato la vittima rispondendo alle domande del pm Paola Marrali, come riporta Riviera24.it.
Quando il guineano ha chiesto spiegazioni, l’imputato si sarebbe diretto verso la propria tenda, impugnando un coltello con cui ha inferto un colpo al petto della vittima, vicino al cuore. L’aggressione è stata così violenta che il manico del pugnale si è spezzato. La ferita, inferta con un unico fendente, ha reso necessario il trasporto d’urgenza del 29enne all’ospedale San Martino di Genova, dove il giovane è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico.
L’ipotesi del movente omofobo
La vittima ha dichiarato in aula di aver confidato la propria omosessualità ad alcuni migranti presenti sotto il cavalcavia – dove all’epoca dell’aggressione vi era un accampamento abusivo – e ha ipotizzato che proprio questo possa essere stato il motivo dell’aggressione: “Forse è per questo che sono stato accoltellato. Già in Francia mi avevano ferito a un piede perché avevano scoperto la mia omosessualità”.
Le dichiarazioni della vittima hanno alimentato ulteriormente il sospetto che dietro l’aggressione possa esserci un movente omofobo, aprendo indirettamente una riflessione sulla sicurezza delle persone LGBTQ+ nei contesti di marginalità e tra comunità migranti, dove spesso la discriminazione e l’aggressione si intrecciano con problemi di convivenza e conflitti quotidiani.
Le parole dell’imputato e le prossime tappe
Abel Ighodaro Ehiweemma, arrestato dai carabinieri il 25 settembre 2024, si trova attualmente in carcere ad Alessandria. Esaminato da un perito, è stato dichiarato capace di intendere e di volere. Tuttavia, in aula ha sempre risposto alle domande in modo evasivo, dichiarando unicamente: “Voglio tornare a Ventimiglia”.
L’imputato è difeso d’ufficio dall’avvocato Marco Sonzogni. La capacità di intendere e volere dell’imputato esclude quindi qualsiasi forma di vizio di mente al momento dell’aggressione, fattore che potrà influire sulle decisioni del giudice in sede di sentenza.
Oltre alle ferite fisiche, la vittima ha riportato significativi danni psicologici. “Ora sto meglio – ha detto in aula – ma ho sofferto fino ad ora, dal punto di vista psicologico, per quello che mi è successo”.
Il collegio presieduto dal giudice Carlo Alberto Indellicati ha rinviato l’udienza al 23 ottobre prossimo, quando verrà completata l’istruttoria dibattimentale e si svolgerà la discussione conclusiva. Successivamente sarà pronunciata la sentenza.
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