Pubblicità sessiste e omobitransfobiche, Pro Vita sconfitta, cade l’emendamento di FdI

Il tentativo di eliminare il divieto all'odio sui manifesti fallisce: il Senato blocca l’emendamento del partito di Meloni.

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Pro Vita, nuovi aberranti manifesti contro la carriera alias a Roma
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Il ddl Concorrenza, uno dei provvedimenti collegati al Pnrr, è arrivato in Senato dopo mesi di stallo. Come riferito dall’ANSA, la maggioranza aveva presentato oltre 160 emendamenti, alcuni dei quali particolarmente controversi. Tra questi, la proposta di Fratelli d’Italia che mirava a cancellare il divieto di pubblicità sessiste, omofobe o discriminatorie previsto dal Codice della strada. Ma cosa è successo nelle ultime ore?

Manifesti Pro Vita anche a Modena e Piacenza
Manifesti Pro Vita

L’emendamento di FdI: riformulazione e mancata intesa in Senato

L’emendamento, firmato dai senatori Lucio Malan e Salvo Pogliese, intendeva cancellare una norma introdotta nel 2021 dal governo Draghi, su iniziativa di Alessia Rotta (Pd) e Raffaella Paita (Italia Viva). Tale norma vieta la diffusione di messaggi pubblicitari che contengano stereotipi di genere offensivi o che risultino lesivi della dignità di persone in base a orientamento sessuale, identità di genere, credo religioso, etnia o disabilità.

Secondo i proponenti, la disposizione avrebbe “limitato la libertà d’espressione”, bloccando anche messaggi “di opinione” come quelli dei gruppi Pro Vita e Famiglia, spesso finiti al centro di polemiche per i loro cartelloni antiabortisti o omotransfobici.

Come riportato dall’agenzia di stampa Ansa, però, la proposta è stata riformulata in extremis, tentando una mediazione: “E con una riformulazione della proposta di modifica per togliere il divieto di cartelloni pubblicitari sessisti che manteneva comunque lo stop nei casi di contenuto osceno o sessualmente esplicito, o di incitazione a reati”.

Nonostante la correzione, la riunione della conferenza dei capigruppo ha ratificato la mancata intesa. Di conseguenza, il governo ha scelto di inviare il ddl Concorrenza in Aula senza relatore e con tutti gli emendamenti decaduti, compreso quello di Fratelli d’Italia.

Una scelta tecnica ma determinante: approvando il testo con voto di fiducia, il Parlamento potrà avviare la sessione di bilancio, mentre il divieto contro le pubblicità discriminatorie resta pienamente in vigore.

La norma che resta: tutela della dignità nello spazio pubblico

Il divieto introdotto nel 2021 – oggi confermato – rappresenta uno dei pochi strumenti italiani a tutela della dignità nello spazio pubblico. Si applica a tutte le forme di pubblicità su strade e veicoli, vietando messaggi che esprimano sessismo, violenza di genere o discriminazione contro persone LGBTQIA+.

Negli ultimi anni, la norma è stata utilizzata da diversi Comuni per ordinare la rimozione dei manifesti di Pro Vita e Famiglia, come quelli che a Roma associavano la gestazione per altri al “traffico di bambini” o rappresentavano in modo offensivo le famiglie omogenitoriali. Il Consiglio di Stato ha confermato la legittimità di tali rimozioni, riconoscendo che la libertà di espressione non può giustificare la diffusione di messaggi discriminatori.

Il commento di Simone Alliva: “Una ritirata vana, ma un segnale pericoloso”

Sulla vicenda è intervenuto anche il giornalista e scrittore Simone Alliva, che in un post pubblicato su Instagram ha commentato così la mancata approvazione dell’emendamento:

“Questa volta Pro Vita e Famiglia ha perso. Ha inseguito l’idea di cancellare dal Codice della strada ogni divieto alle pubblicità sessiste e omotransfobiche, come se lo spazio pubblico fosse un’arena dove l’umiliazione potesse tornare libera, travestita da opinione”.

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Alliva ha definito la riformulazione dell’emendamento una “ritirata tattica”, spiegando che il tentativo di Fratelli d’Italia si è trasformato in un boomerang politico:

“Da abrogazione totale a semplice divieto di contenuti osceni. Una ritirata vana. Perché il ddl Concorrenza arriverà in aula senza mandato al relatore, lasciando intatta la legge del 2021 che tutela la dignità di chi cammina per strada e prende un autobus”.

Nel suo intervento, Alliva invita però a non abbassare la guardia:

“Non bisogna illudersi che lo stop in commissione chiuda la questione. Qualcuno al governo si è seduto a un tavolo e ha pensato che fosse giusto togliere ogni limite alla discriminazione quando assume forma di pubblicità. Questa intenzione resta. Tornerà”.

 

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Cosa significa davvero questa sconfitta per Pro Vita e Famiglia

La decisione di far decadere l’emendamento segna una battuta d’arresto per Pro Vita e Famiglia e per le frange più conservatrici della maggioranza, che da anni contestano il divieto. La norma resta in vigore, garantendo la possibilità alle autorità locali di rimuovere cartelloni offensivi o discriminatori e di sanzionare chi li diffonde.

Tuttavia, come sottolinea Alliva, il dibattito sollevato da Fratelli d’Italia ha creato un precedente politico e culturale: il tentativo di far passare sessismo e omotransfobia come forme di opinione.

La mancata approvazione dell’emendamento Malan-Pogliese rappresenta una vittoria per i diritti civili, ma anche un segnale d’allarme. Se da un lato la legge del 2021 rimane intatta, dall’altro il tentativo di modificarla rivela l’esistenza di una corrente politica pronta a mettere in discussione il principio stesso di dignità pubblica.

Come conclude Alliva nel suo post:

“La sconfitta di oggi non ci garantisce il domani. È solo il segno che la società non è ancora pronta a farsi portare indietro”.

La partita, insomma, non si chiude qui. Ma per ora, le pubblicità sessiste e omotransfobiche restano vietate in Italia, e la tutela della dignità nello spazio pubblico continua a essere legge.

© Riproduzione riservata.

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