Pro Vita, Consiglio di Stato dà ragione al Comune di Roma. Legittimo rimuore i manifesti omotransfobici

"Difendere i diritti non è mai censura: è responsabilità verso i cittadini e le cittadine”.

Ascolta:
0:00
-
0:00
Pro Vita, Consiglio di Stato dà ragione al Comune di Roma. Legittimo rimuore i manifesti omotransfobici - Pro Vita Famiglia Milano - Gay.it
3 min. di lettura

Esattamente 3 anni fa, era settembre del 2022, Pro Vita tappezzava Roma di manifesti che ritraevano un bambino imbronciato a cui due mani mettevano il rossetto e un fiocco fucsia tra i capelli, con scritto “Stop gender, basta confondere l’identità sessuale dei bambini”.

Pro Vita, Consiglio di Stato dà ragione al Comune di Roma. Legittimo rimuore i manifesti omotransfobici - stop gender pro vita e famiglia - Gay.it

Famiglie Arcobaleno ne aveva giustamente chiesto l’immediata rimozione, perché “falsi e violenti“, e in futuro di bloccarli preventivamente, nel rispetto dei regolamenti comunali e delle leggi già esistenti come la norma del DL Trasporti che prevede “divieto di pubblicità che proponga messaggi sessisti o violenti o stereotipi di genere offensivi oppure discriminatori con riferimento all’orientamento sessuale, all’identità di genere, alle abilità fisiche e psichiche”.

Stop gender? Il Consiglio di Stato dà ragione al Comune di Roma

E il comune di Roma si mosse per farli sparire perché giudicati discriminatori, così come vennero rimossi da Milano e da Bologna. Pro Vita contestò quella decisione e ora è arrivata la risposta del Consiglio di Stato. Che ha dato ragione al Campidoglio.

Secondo i giudici, scrive RomaToday, quell’immagine del bimbo allegata alla frase “basta confondere l’identità sessuale dei bambini” giustificava la rimozione del manifesto.

“La decisione del Consiglio di Stato che conferma la legittimità del diniego del Campidoglio all’affissione dei manifesti di Pro Vita & Famiglia è una buona notizia per Roma”, ha commentato Monica Lucarelli, assessora alle Attività Produttive, alle Pari Opportunità e all’Attrazione Investimenti di Roma Capitale. “Gli spazi pubblici non possono essere usati per diffondere messaggi che “ingenerano allarmismi, sentimenti di paura o grave turbamento”, soprattutto quando riguardano i minori. La libertà di espressione è un valore fondamentale, ma non può mai trasformarsi in strumento di stigma o di discriminazione”.

Questa sentenza riconosce la piena competenza del Comune nel vietare contenuti lesivi e ci incoraggia a proseguire sulla strada intrapresa: fare di Roma una città inclusiva, che respinge ogni forma di propaganda che colpisce l’identità e la dignità delle persone. Difendere i diritti non è mai censura: è responsabilità verso i cittadini e le cittadine” ha continuato l’assessora Lucarelli, che ha ribadito come “continueremo a lavorare con determinazione nelle scuole, nei quartieri, ovunque sul territorio per promuovere rispetto, educazione e pari opportunità”.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

I manifesti omobitransfobici di Pro Vita

manifesti-pro-vita-famiglia-santa-marinella-pescara

Prosegue quindi la faida tra Pro Vita e il Comune di Roma, che puntualmente cestina le affissioni dell’associazione. Lo scorso maggio il Tar aveva invece dato ragione a Pro Vita per la rimozione dei manifesti anti aborto, realizzati nel 2018. Da allora Pro Vita ha continuato a seminare campagne anti-LGBTQIA+ tanto a Roma quanto nel resto d’Italia.

Pro Vita, Consiglio di Stato dà ragione al Comune di Roma. Legittimo rimuore i manifesti omotransfobici - Pro Vita nuovi aberranti manifesti contro la carriera alias a Roma - Gay.it

Nel 2023 prese forma quella anti-GPA “I Figli non si comprano”, con l’immagine di un bimbo in barattolo con annesso codice a barre. Anche in quel caso il sindaco Gualtieri obbligò la rimozione dei manifesti, portando la ministra Roccella a parlare di “censura”.

Pochi mesi dopo nuova campagna contro la carriera alias, con manifesti che mostravano un bimbo con un grembiule rainbow, una scarpa rossa con tacco in un piede e un anfibio nell’altro, e la scritta “Basta confondere l’identità sessuale dei bambini”. È invece del 2025 l’ultima campagna in cui hanno pubblicamente chiesto una legge omotransfobica sulla scuola al governo Meloni, con un bimbo in primo piano e un virgolettato che recita “oggi a scuola un attivista LGBT ha spiegato come cambiare sesso“. Manifesti, quest’ultimi, che hanno invaso le città di tutta Italia, suscitando inevitabile indignazione.

 

© Riproduzione riservata.

Mi piace
Commenta
Salva
Condividi

Partecipa alla discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.