Halloween è da sempre una delle feste più amate dalla comunità LGBTQ+. Un po’ come accade per il genere horror al cinema. Ma oltre al divertimento, ai costumi e alle feste, questa ricorrenza racchiude un significato storico più profondo: per decenni ha rappresentato un raro momento di libertà, in cui le persone queer potevano esprimere se stesse senza paura. E proprio nella notte di Halloween, 55 anni fa, apriva a New Orleans il UpStairs Lounge, uno dei luoghi simbolo della cultura gay americana, distrutto tre anni dopo da un incendio doloso che causò 32 vittime.
La storia del locale e della sua comunità è oggi raccontata dal podcast The Fire UpStairs, creato da Joey Hardy Gray e Ryan Killian Krause, che ne ripercorrono le vicende e spiegano perché Halloween resta un giorno fondamentale nella memoria LGBTQ+.
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Halloween: il significato per la comunità LGBTQ+
Negli Stati Uniti del secolo scorso, quando l’omosessualità e il travestimento erano ancora considerati reati, Halloween rappresentava una rara occasione per vivere apertamente la propria identità.
“È l’unico momento dell’anno in cui chiunque può vestirsi da chiunque, senza conseguenze”, raccontano gli autori del podcast a Out. Nella notte dei costumi, gay, lesbiche e persone trans potevano travestirsi e confondersi tra la folla, trovando una temporanea via d’uscita dalle leggi e dalle discriminazioni.
Per molti, Halloween è diventato così un vero e proprio “rito di iniziazione” queer: la prima volta in drag, la prima visita in un bar gay, o semplicemente il primo momento di libertà. “Generazioni di giovani LGBTQ+ hanno mosso i primi passi verso la propria identità proprio ad Halloween”, spiegano Gray e Krause.
L’apertura dell’UpStairs Lounge: un rifugio nel cuore di New Orleans
Il 31 ottobre 1970, nella notte di Halloween, apriva nel quartiere francese di New Orleans il locale UpStairs Lounge, che sarebbe presto diventato un punto di riferimento per la comunità gay locale. Situato al secondo piano di un edificio discreto, era uno spazio di incontro, accoglienza e libertà in una società ancora ostile.
Il bar, unico nella zona ad avere una licenza per il ballo, ospitava persone gay, etero, trans e di colore, in un’atmosfera inclusiva e familiare. Per i suoi frequentatori, rappresentava una seconda casa: un luogo dove sentirsi al sicuro, in un’epoca storica in cui molti vivevano la propria identità in segreto.
Ma quella sicurezza si rivelò tragicamente fragile.
L’incendio del 1973: 32 vittime e una città indifferente
La notte del 24 giugno 1973, qualcuno cosparse l’ingresso dell’UpStairs Lounge con liquido infiammabile e appiccò il fuoco. In pochi minuti, il locale divenne una trappola di fiamme.
Nell’incendio morirono 32 persone: amici, coppie, membri del coro della Metropolitan Community Church, una delle prime chiese inclusive degli Stati Uniti.
Nei giorni successivi, lo shock lasciò presto spazio al silenzio. Quando si scoprì che le vittime erano quasi tutte queer – la maggior parte erano uomini gay -, la città voltò le spalle: nessun funerale pubblico, nessun giorno di lutto, e persino alcune famiglie rifiutarono di reclamare i corpi dei propri cari per vergogna.
“È una delle pagine più dolorose e dimenticate della nostra storia”, raccontano i due autori del podcast. “Per decenni nessuno ne ha parlato, e solo pochi scrittori e documentaristi hanno provato a raccontarla”.
La memoria dell’UpStairs Lounge tra libri e documentari
A far riemergere la vicenda del UpStairs Lounge sono stati autori come Johnny Townsend (Let The Faggots Burn), Clayton Delery Edwards (The Up Stairs Lounge Arson), Robert W. Fieseler (Tinderbox) e il regista Robert L. Camina con il documentario Upstairs Inferno. Grazie alle loro ricerche, la storia del bar è tornata a circolare, trovando nuova vita nel podcast di Gray e Krause.
Joey Hardy Gray racconta di aver scoperto per caso la vicenda e di essere rimasto sconvolto:
“Mi sono chiesto come fosse possibile che nessuno me ne avesse mai parlato. Nessuno nella mia comunità sapeva nulla di ciò che era accaduto”.
Anche Krause, suo collaboratore, ammette di non aver mai sentito nominare l’episodio prima di lavorare al progetto:
“Ci siamo resi conto di quanto poco sappiamo della nostra stessa storia. Raccontare queste vicende significa anche riprenderci la nostra memoria collettiva”.
Il podcast The Fire UpStairs oltre ad essere un racconto storico, resta un invito a preservare la memoria queer. “Le nostre storie si perdono facilmente nel tempo se non vengono tramandate”, dice Gray. “È per questo che ho deciso di realizzare anche un film sull’UpStairs Lounge, come Dustin Lance Black fece con Milk: quando una storia entra nella cultura popolare, non può più essere ignorata”.
Krause aggiunge:
“Nessuno racconterà la nostra storia se non lo facciamo noi. Dobbiamo continuare a farlo, soprattutto ora che le verità storiche vengono riscritte o cancellate”.
Halloween oggi: tra festa, identità e memoria
Oggi Halloween continua a essere una festa amata e colorata, ma per la comunità LGBTQ+ mantiene un significato speciale. È un momento di visibilità, di libertà espressiva, ma anche di ricordo. Dietro ai costumi e alle feste, resta vivo il legame con quelle prime notti in cui travestirsi significava anche resistere.
L’UpStairs Lounge non esiste più, ma la sua eredità sopravvive nella memoria di chi continua a raccontare la sua storia. Come scrivono Gray e Krause, “in assenza dei bar gay, degli spazi fisici e dei luoghi di ritrovo, abbiamo tutti la responsabilità di mantenere viva la nostra storia, condividendola con le nuove generazioni”.


