Critiche senza precedenti. All’s Fair, nuova serie firmata Ryan Murphy da oggi su Disney+ con i primi 3 episodi, è andata incontro a stroncature mai viste nell’ultradecennale carriera del celebre produttore, tra più potenti e proficui d’America.
All’s Fair, cast e trama
Protagoniste di All’s Fair, Kim Kardashian, Naomi Watts, Niecy Nash-Betts, Teyana Taylor, Matthew Noszka, Sarah Paulson e la leggendaria Glenn Close, con un team di avvocatesse divorziste che lascia uno studio dominato dagli uomini per aprirne uno proprio di successo. Feroci, brillanti ed emotivamente complicate, affrontano separazioni rischiose, segreti scandalosi e alleanze instabili, sia in tribunale che tra di loro. In un mondo in cui i soldi parlano e l’amore è un campo di battaglia, queste donne non si limitano a partecipare al gioco, ma lo cambiano.
La critica USA stronca All’s Fair

Questa la sinossi ufficiale di un legal drama che vede Ryan Murphy non solo produttore esecutivo ma anche co-sceneggiatore di 5 episodi su nove e regista della puntata pilota, contraddistinta da sfrenate ed esibite ricchezze, gioielli e abiti firmati, case e auto da urlo, intrecci narrativi e dialoghi da soap opera, con un empowerment femminile talmente caricato da risultare posticcio, nonché controproducente nella sua ludica e sfrenata rappresentazione. Tanto, troppo per la critica statunitense, con un clamooso 0% di recensioni positive su RottenTomatoes. Una percentuale mai vista in casa Murphy e per le sue protagoniste.
In una recensione a zero stelle dal titolo “All’s Fair: questa potrebbe essere la peggiore serie TV di sempre“, il vicedirettore tv di The Times Ben Dowell ha scritto: “Ben fatto, Kim. Devi avere un ego piuttosto sano per recitare in quella che potrebbe essere la peggiore serie TV mai realizzata. Perché “All’s Fair” (Disney+) è così brutta che non è nemmeno piacevole. Si crede una favola femminista su avvocatesse grintose che si vendicano di ricchi uomini crudeli, ma in realtà è un monumento di cattivo gusto e disgustoso alla stessa avidità, vanità e avarizia che presumibilmente prende di mira. Il tutto, a quanto pare, scritto da un bambino”.
Anche Lucy Mangan, critica televisiva del The Guardian, ha assegnato zero stelle ad All’s Fair: “Non sapevo fosse ancora possibile fare televisione così scadente. Davo per scontato che ci fosse una sorta di base, una conoscenza ineluttabile e radicata di come farlo, che ora impedisce a chiunque di entrare in questa forma d’arte di scendere al di sotto di un certo standard. Ma mi sbagliavo. La nuova serie di Ryan Murphy, “All’s Fair” – con Kim Kardashian, Naomi Watts e Niecy Nash nei panni delle fondatrici di uno studio legale tutto al femminile che offre giustizia divorzile a donne incredibilmente ricche ma un po’ sfortunate sotto il cielo azzurro della California – è terribile. Affascinantemente, incomprensibilmente, esistenzialmente terribile“.

La maggior parte delle recensioni ha stroncato la prova d’attrice di Kim Kardashian, qui nei panni dell’avvocato divorzista Allura Grant, che Ryan Murphy aveva già fatto recitare nell’ultima tremenda stagione di American Horror Story, Delicate, con Ed Power del Telegraph che ha scritto: “In questa zona disastrata di trame da soap opera e dialoghi sdolcinati, forse è ingiusto isolare la Kardashian. La sua partecipazione è solo un disastro tra tanti (è produttrice esecutiva insieme alla madre e manager, Kris Jenner). Eppure non si può nascondere la sua recitazione artificiosa, già confermata dalla sua apparizione come guest star nella dodicesima stagione di “American Horror Story” di Murphy. Ancora più sorprendente della sua mancanza di talento teatrale, tuttavia, è la sua totale assenza di presenza scenica. Non ha aura, non ha carisma. Dimenticate il fattore X, la Kardashian ha un Zzzzzz… qualità che minaccia di cullare lo spettatore impreparato in uno stato di torpore ogni volta che apre bocca”.
Dowell del Times, sempre in relazione a Kim, ha aggiunto: “Kardashian (che, a quanto ci viene detto, ha intenzione di sostenere l’esame di abilitazione alla professione forense) è un avvocato convincente? No, non lo è. Sta alla recitazione come Gengis Khan sta a una pacifica democrazia liberale, anche se ovviamente i dialoghi – uno tsunami di cliché che soffocano l’intera impresa nei primi cinque minuti – non aiutano la sua causa”.
La redattrice di Glamour Emily Maddick ha paragonato “All’s Fair” a un episodio di “The Kardashians”, scrivendo nella sua recensione: “E dopo aver guardato il primo episodio di “All’s Fair”, se “aspirazionale” è ciò a cui mirano, allora che Dio ci aiuti tutti. Perché sembra che Ryan Murphy, probabilmente uno dei nomi più in voga della TV, con innumerevoli serie brillanti, varie e pluripremiate al suo attivo, tra cui “Glee”, “American Horror Story”, “Pose”, “Scream Queens” e “Nip Tuck”, sia stato completamente “Kardashianizzato”. Ha bevuto il Kool-Aid di Kris Jenner e l’universo cinematografico di Murphy è stato contagiato da questo cosiddetto stile di vita “aspirazionale” a cui le Kardashian ci impongono di conformarci per aspirare; che, in altre parole, si traduce in “comportarsi come un miliardario”.
“Probabilmente, il fatto che un legal drama apparentemente incentrato sull’emancipazione femminile inizi con un episodio pilota scritto e diretto da uomini dice tutto su “All’s Fair“”, si legge su Variety, che scrive di “un’interpretazione goffa e condiscendente del femminismo girlboss rah-rah, poco elaborata persino per gli standard di un Murphy troppo prolisso, che ha co-creato la serie con Joe Baken e Jon Robin Baitz”. “È vero che il tono è intenzionalmente kitsch, e a guardare con attenzione si possono intravedere i vaghi contorni di una parodia. Ma è una magra consolazione quando “All’s Fair” dimostra una così bassa opinione dei suoi stessi spettatori, supponendo che noi tutti abbaiamo come foche quando ci vengono propinati frammenti sconnessi di battute impertinenti, abiti appariscenti e commiserazione per gli uomini che non valgono un cazz*“.
Lapidario anche l’Hollywood Reporter: “All’s Fair fallisce anche nel fornire quel tipo di momenti da pausa caffè. Non è per mancanza di reazioni esagerate. Questi personaggi sono così deboli, le loro trame così fragili e le loro motivazioni così poco elaborate che non c’è alcuna emozione riconoscibile alla base di tutto ciò, e quindi nessuna sensazione che si possa suscitare guardandolo. L’interpretazione di Kardashian, rigida e priva di emozioni, senza una singola nota autentica, è esattamente ciò che la sceneggiatura, anch’essa rigida e priva di emozioni, merita. La sua stessa presenza, che riesce a generare buzz e poco altro, sembra appropriata per uno show che sembra non voler essere guardato tanto quanto sfruttato per frammenti virali.”
“Uno show imbarazzantemente terribile, con sceneggiature peggiori di quelle che Chat GPT sputava fuori due anni fa e una recitazione peggiore di quella di un qualsiasi spettacolo natalizio locale”, ha scritto Usa Today. “All’s Fair è un disastro assoluto di proporzioni così assurde che è un miracolo che nessuno durante la produzione si sia fermato a chiedere ‘Cosa ci facciamo qui?’ ai propri colleghi”. “È così artificioso, artificiale e imbarazzante che nemmeno un bicchiere di vino e i dolci di Halloween avanzati possono renderlo anche solo lontanamente piacevole da guardare.”
Ryan Murphy pronto subito a rialzarsi
Dinanzi ad un simile, epocale disastro critico, è difficile ipotizzare un rinnovo di stagione per All’s Fair, seppur appena uscita con solo 3 episodi. Nel dubbio Ryan Murphy prosegue la propria incessante produzione televisiva, con la 4a edizione di Monster già in lavorazione dopo il boom della 3a dedicata ad Ed Gein, The Beauty in uscita sempre su Disney+, la 13esima stagione di American Horror Story appena annunciata, la 1a stagione di American Love Story in arrivo nel 2026 insieme all’adattamento di The Shards.


