In Albania è stata approvata il 7 novembre la nuova legge sulla parità di genere, con 77 voti favorevoli e 36 contrari. Presentata come allineata agli standard europei, la legge aggiorna quella del 2008 introducendo concetti come lavoro non retribuito, violenza di genere, rappresentanza paritaria e linguaggio inclusivo. L’emendamento che proponeva di riconoscere solo due generi nel Registro Civile è stato ritirato e la definizione di identità di genere è stata infine allineata alla Convenzione di Istanbul, secondo la quale il “genere indica i ruoli, i comportamenti, le attività e le attribuzioni socialmente costruiti che una società considera appropriati per donne e uomini“.
Ma intorno a questo testo si è scatenato uno scontro ideologico, culminato in proteste e campagne di disinformazione contro la comunità LGBTQIA+.
A raccontare il contesto è Kristi Pinderi, attivista albanese e fondatore del primo rifugio per giovani LGBTQIA+ in Albania. Contattato da Gay.it, ha descritto il momento come “un palcoscenico dinamico dove forze morali, politiche e storiche opposte cercano di imporre le proprie visioni del mondo”. Se da un lato la legge rappresentava un’opportunità storica per riconoscere identità di genere ed espressioni non binarie, dall’altro è stata osteggiata da figure come Sali Berisha, leader dell’opposizione, che l’ha definita “un attacco alla famiglia tradizionale”.
Durante l’iter parlamentare, numerosi emendamenti avevano tentato di eliminare i riferimenti a identità di genere, espressione di genere e persone LGBTIAQ+. L’avvocata Dea Geci dell’associazione Pro LGBT, raggiunta da Gay.it, ha spiegato che nella versione finale approvata questi termini sono stati in parte riassorbiti attraverso il rinvio alla definizione di genere contenuta nella Convenzione di Istanbul, ratificata da Tirana nel 2013. Resta tuttavia il rischio di ambiguità interpretative, in un contesto politico dominato da pressioni religiose e retoriche anti-gender.
Ilga-Europe ha definito “storica” l’approvazione in Albania della nuova legge sull’uguaglianza di genere, che allinea la definizione di genere a quella prevista dalla Convenzione di Istanbul e garantisce protezione contro la discriminazione basata su orientamento sessuale, identità ed espressione di genere. Ilga-Europe sottolinea come questa riforma rappresenti non solo un progresso giuridico, ma anche una dimostrazione di unità e coraggio contro paura e disinformazione.
Nei giorni successivi al voto si è assistito a un’ulteriore escalation: la giovane attivista trans Luana Myrto ha accusato in TV il centro Streha, primo rifugio per giovani LGBTQIA+ in Albania, di averla ospitata contro la sua volontà nel 2015. Il centro ha risposto con un comunicato dettagliato, affermando che il collocamento fu disposto in coordinamento con le autorità statali e con consenso notarile del genitore. “Ogni passo è stato documentato e condiviso con le istituzioni competenti”, ha dichiarato la direttrice Adela Alikaj.
Kristi Pinderi e Xheni Karaj, co-fondatori di Streha, hanno parlato di un attacco strumentale in un momento in cui le organizzazioni LGBTQIA+ diventano bersaglio di campagne orchestrate: “Streha ha aiutato oltre 300 giovani a ricostruire le loro vite. Non è solo un servizio: è una memoria collettiva di cura”.
In questo clima teso, è mancata una presa di posizione chiara da parte dell’Unione Europea. L’ambasciatore Silvio Gonzato – che a maggio aveva fatto coming out in TV e partecipato al Pride di Tirana – ha mantenuto il silenzio sulla vicenda, e si è mostrato pubblicamente positivo nel percorso di avvicinamento all’ingresso dell’Albania nell’Unione Europea previsto per il 2030 “L’Albania deve mantenere il ritmo delle riforme – ha spiegato l’ambasciatore – tuttavia, la loro urgenza non dovrebbe andare a scapito della qualità. Con questo intendiamo consultazioni significative a tutti i livelli prima dell’adozione, accompagnate da sane e complete dibattiti in Assemblea. Il progetto deve essere congiunto, non solo di governo, ma anche di opposizione, cittadini, società civile e comunità locali. Tutti devono svolgere un ruolo attivo in questo processo”
Anche Ursula von der Leyen, in visita ufficiale il 13 ottobre, ha elogiato i progressi economici dell’Albania senza menzionare i diritti LGBTQIA+.
