Mosca, caccia alle persone LGBTIQ+: irruzione armata nel club VIBE – VIDEO

Il raid scattato dopo la segnalazione di "presunte persone di orientamento non tradizionale".

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Raid al club VIBE di Mosca: i corpi della polizia speciale a caccia di attivisti LGBTIQ e "sostanze illegali"
Raid al club VIBE di Mosca: i corpi della polizia speciale a caccia di attivisti LGBTIQ e "sostanze illegali"
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Un nuovo episodio della repressione interna russa contro la comunità LGBT+ si è consumato a Mosca. Il reparto speciale di polizia militare СОБР (Unità Speciale di Reazione Rapida) ha fatto irruzione nel nightclub VIBE, interrompendo una serata affollata e ordinando ai presenti di sedersi a terra e prepararsi a un controllo. A riportarlo è Baza, uno dei canali Telegram più seguiti nel Paese, poi ripreso da altri media locali tra cui Yamal-Media.

Secondo quanto diffuso da Baza, il raid sarebbe scattato dopo una segnalazione su due elementi:

  • la possibile presenza di “sostanze proibite”
  • e soprattutto la presenza di “persone di orientamento non tradizionale”, formula con cui in Russia si fa riferimento alla comunità LGBT+.

Le fonti riportano che ai clienti è stato ordinato di non muoversi, restare sul posto, sedersi sul pavimento e attendere la verifica dei documenti.

Il video della ragazza portata via di forza diffuso dai media indipendenti russi, soprattutto via Telegram, mostra la violenza perentoria delle forze di polizia. Durante il controllo, una giovane donna avrebbe rifiutato di obbedire alle indicazioni degli agenti, protestando a voce alta. I membri del corpo speciale di polizia l’hanno quindi immobilizzata e trascinata via dal dancefloor “per le braccia e per le gambe”, come mostrano i brevi filmati diffusi. Non risultano al momento comunicati ufficiali della Guardia Nazionale o del Ministero dell’Interno russo, né informazioni su eventuali arresti o denunce formali. Le fonti non riportano il numero di persone identificate o trattenute.

Russia video gay NEXTA
Sconvolgente video-documento pubblicato da NEXTA tv sul pestaggio di una persona presunta LGBTIQ+ da gruppi radicali di estrema destra a Novosibirsk, nella Russia di Vladimir Putin.

Secondo la legge russa, il movimento LGBT+ è classificato come “estremista”, comparato ai terroristi, ed è vietato in tutto il Paese. Il progetto di Putin prevede un registro nazionale di schedatura per le persone LGBTIAQ+ o vicine alla comunità che vengono rastrellate in tutta la Russia mediante azioni di incursione come questa.

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La legge contro la propaganda gay e quella che condanna gli attivisti LGBTIAQ+ come terroristi consente infatti alle forze dell’ordine di intervenire in qualsiasi luogo sospettato di ospitare eventi, feste o semplice presenza di persone percepite come LGBT+.

Il raid al VIBE arriva dopo altre operazioni simili documentate in vari locali notturni di Mosca negli ultimi mesi, in un clima di crescente repressione e controlli arbitrari. Di seguito alcuni episodi raccontati da Gay.it:

Intanto, secondo quanto riportato da Parni Plus, il fondatore latitante di una comunità estremista e blogger di estrema destra, Vladislav Pozdnyakov, ha annunciato che nella regione di Kaliningrad è stato aperto un procedimento penale per estremismo (articolo 282.2 del codice penale russo) contro i proprietari di una “rete di locali per masturbazione e club BDSM”.

La retorica anti-LGBTIAQ+ instaurata da Putin in Russia ha visto ieri un esempio di efficienza propagandistica che delinea i contorni totalitari del regime. Il giornalista-youtuber Yuri Dud ha intervistato il rapper Ptakha, che ha elogiato Putin, attaccato l’Europa e sfoggiato omofobia esplicita. L’artista ha detto di “non sopportare i gay”, di rifiutarsi di bere dal bicchiere di un uomo gay, e di volerli “reinsediare”. Secondo Ptakha le posizioni discriminatorie sono giustificate dall’“ortodossia” del cristianesimo russo.

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