C’era un tempo in cui i regimi autoritari facevano sparire i propri oppositori nell’ombra, senza lasciare tracce. In Russia succede anche questo, ma oggi la repressione prende ancora un’altra forma, ancora più insidiosa: un registro elettronico che mira a catalogare, sorvegliare e ricattare le persone LGBTQ+. Un database che, nelle mani del Cremlino, diventerà un’arma per cancellare ogni traccia di esistenza queer dallo spazio pubblico.
La repressione della comunità LGBTQIA+ in Russia non è certo una novità, ma negli ultimi mesi ha raggiunto livelli mai visti. Da novembre 2023, quando la Corte Suprema ha designato il fantomatico “movimento sociale LGBT internazionale” come “organizzazione estremista”, la polizia ha intensificato i raid nei locali, nelle case private e nelle cliniche mediche.
Ma oggi, l’obiettivo non è più solo quello di reprimere e spaventare: è costruire un archivio definitivo della comunità queer in Russia, una banca dati che permetta di controllare, ricattare e perseguitare chiunque sia sospettato di non conformarsi all’ideologia di Stato. Ideologia e modus operandi che il Cremlino – con il diminuire del soft power occidentale dopo l’insediamento della nuova amministrazione repubblicana USA – intende esportare in tutti i paesi vulnerabili alla propria influenza.
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Russia, il registro elettronico LGBTQIA+
È un’inchiesta di Meduza – magazine indipendente online e bandito dal governo russo – a rivelare le intenzioni del Cremlino raccogliendo le testimonianze degli operatori di ONG a tematica queer e di fonti interne anonime alle autorità.
E i risvolti sono oltremodo inquietanti: l’idea sarebbe quella di raccogliere dati biometrici, informazioni mediche, registrazioni di sorveglianza e persino elenchi di contatti per costruire un sistema di tracciamento che permetta di sapere, in qualsiasi momento, dove si trovano e con chi interagiscono gli individui queer in Russia.
Si tratta di un livello di controllo senza precedenti, ma non irrealistico. La polizia, del resto, già possiede dati frammentati: video dai locali notturni, registri di cliniche, tamponi orali raccolti durante gli umilianti raid compiuti dalla polizia negli spazi queer. Nel febbraio 2024, durante una festa privata fuori San Pietroburgo, gli agenti hanno costretto gli ospiti a denudarsi davanti alla telecamera, chiedendo loro dettagli umilianti sulla loro sessualità. “Dove hai perso il c*zzo?“, hanno chiesto a un uomo transgender.
Chi viene fermato si trova di fronte a un’alternativa terribile: collaborare con le autorità per denunciare altri membri della comunità e alimentare la macchina repressiva del Cremlino, oppure affrontare accuse di “estremismo” con conseguenze devastanti.
Fonti interne al Ministero degli Interni russo confermano che la discussione sul database è già in corso, nonostante i limiti tecnici e finanziari. “Il problema principale è la mancanza di personale e di fondi. Il ministero sta affrontando una carenza del 60% di personale, e molti agenti sono stati inviati in Ucraina“, ha dichiarato un funzionario anonimo. “Ma se trovassero i soldi, il sistema verrebbe implementato senza esitazioni“.
Cronache dalla repressione
La volontà dello Stato di raccogliere e digitalizzare i dati delle persone queer non è un progetto isolato, ma il risultato di una repressione in atto da anni. Già nel 2019, Yael Demedetskaya, attivista trans russa in esilio negli Stati Uniti, aveva intuito il pericolo e aveva ordinato la distruzione di 6.000 cartelle cliniche per proteggere i pazienti della sua clinica. Come raccontato a Mesuza, il suo ex collega, rimasto a Mosca, aveva dato fuoco ai documenti in un parco pubblico, cercando di evitare che finissero nelle mani della polizia.
Non tutte le cliniche sono però state così caute. Nel dicembre 2023, un ospedale russo è stato oggetto di un raid: gli agenti hanno confiscato computer, cavi e hard disk, alla ricerca di vecchi certificati 087/u-Form, che fino al divieto delle transizioni di genere nel luglio 2023 permettevano alle persone transgender di aggiornare i propri documenti legali.
Ma i dati non sono rimasti solo nelle mani del governo. Alcuni elenchi di persone transgender sono già finiti nel mercato nero russo, venduti a privati e aziende. Alcuni datori di lavoro li usano per escludere i candidati queer dai colloqui di lavoro. Secondo Evi Chayka, fondatrice dell’alleanza queer EQUAL PostOst, polizia, Cremlino e gruppi di pressione stanno già utilizzando queste informazioni per rendere la vita delle persone LGBTQ+ un inferno burocratico e sociale.
Ma il registro LGBTQ+ non si fermerebbe ai civili: il Cremlino sta infatti già valutando una schedatura degli impiegati statali per garantire la “purezza” del governo. Già ad aprile 2024, alcuni legislatori hanno proposto verifiche obbligatorie sull’orientamento sessuale dei funzionari pubblici. Vyacheslav Volodin, presidente della Duma, ha definito l’omosessualità una minaccia alla “stabilità dello Stato“.
I primi licenziamenti sono già avvenuti. Un dipendente parlamentare è stato espulso per aver esposto simboli queer definiti “estremisti”. “Molti funzionari queer sono già pronti a fuggire, ma non sanno dove andare” – ha dichiarato una fonte vicina al governo – “Le sanzioni internazionali rendono impossibile per loro cercare asilo in Europa“.
