Un anno e mezzo dopo una brutale aggressione subita su un treno, Federico Lauri – conosciuto da tutti come Federico Fashion Style – torna a parlare di quella vicenda che gli ha cambiato la vita. Oggi, con la conclusione della causa penale e un risarcimento riconosciuto per i danni fisici e psicologici subiti, l’hairstylist sceglie di condividere pubblicamente un messaggio che è insieme personale e politico: trasformare la violenza ricevuta in un aiuto concreto per chi vive esperienze simili.
L’episodio, che già nel 2024 aveva scosso il dibattito pubblico, è diventato ora un simbolo di denuncia, resistenza e solidarietà verso tutte le persone vittime di aggressioni omolesbobitransfobiche.

Federico Fashion Style vittima di omofobia: l’aggressione in treno
“Un anno e mezzo fa venivo insultato e preso a pugni”, racconta oggi Federico, ripercorrendo ciò che è successo quella mattina. Era su un treno, in ritardo, diretto al lavoro. Si era semplicemente alzato per chiedere al controllore informazioni, quando un uomo – descritto come “un signore di mezza età, dall’aspetto borghese” – si è scagliato contro di lui.
“Mi viene incontro e mi intima di tornare a sedere, accompagnando l’imperativo all’insulto: “fr*cio di m*rda, fai schifo”. Gli chiedo se stesse scherzando ma non faccio in tempo a finire la frase che mi strattona contro il finestrino e mi sferra un cazzotto in faccia”, ricorda ancora l’hairstylist, come riportato da Il Messaggero.
Un’aggressione brutale e improvvisa, proseguita anche quando Lauri ha cominciato a sanguinare. “Ha continuato a inveirmi contro”, racconta.
I carabinieri e i soccorritori sono intervenuti direttamente sui binari. L’hairstylist è stato trasportato in ambulanza, con un trauma cranico e danni al sistema vestibolare: vertigini, capogiri, una prognosi complessiva di 45 giorni.
L’episodio, già allora, aveva destato enorme indignazione. Nel 2024, poche ore dopo i fatti, Federico appariva in lacrime dal pronto soccorso raccontando su Instagram: “Essere insultato, denigrato e aggredito per l’orientamento sessuale è vergognoso. Smettete di chiamare la gente fr*cio. L’omosessualità non è una malattia”.
Un grido di dolore, ma anche di consapevolezza, che oggi trova una nuova forma.

La vittoria in tribunale e la decisione sul risarcimento
A distanza di oltre un anno, la giustizia ha riconosciuto la gravità dell’accaduto. In sede penale è avvenuto il risarcimento economico dovuto ai danni medicalmente accertati. Ma per Federico, la questione non è mai stata legata al denaro: “Non mi interessa dei soldi, non c’è scopo di lucro”.
Da qui la scelta: “Voglio devolvere buona parte di questa cifra a un’associazione emergente che si occupa di persone vittime di violenza e che non hanno la possibilità di rivolgersi a specialisti, come ho fatto io, per riparare ai danni commessi da terzi”.
Un gesto di responsabilità comunitaria, che nasce proprio da quella ferita ancora aperta: “Ho vissuto un episodio così violento da segnare profondamente la mia vita. Mi sono sentito umiliato per qualcosa che rappresenta la mia normalità. La “malattia” è nell’omofobo, non nella persona che ama qualcuno del suo stesso sesso”.
Lauri ha annunciato che proseguirà anche con la causa civile, per evitare che episodi del genere rimangano impuniti: “La violenza va denunciata. Non è giusto che chi commette simili brutalità la passi liscia. Se ti scagli immotivatamente contro qualcuno, devi sapere che ci saranno delle conseguenze”.
Un messaggio rivolto non solo a chi subisce, ma anche – e soprattutto – al sistema sociale e normativo che deve garantire protezione, ascolto, e percorsi di supporto adeguati.
