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‘Bambinə trans’: Persona dell’Anno 2025 per Gay.it

Quali limiti siamo dispostə ad accettare in nome dell'ordine?

foto di Sally Mann: "One Big Snake", 1991 - © Sally Mann - Immagine riprodotta a fini editoriali.
foto di Sally Mann: "One Big Snake", 1991 - © Sally Mann - Immagine riprodotta a fini editoriali.
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Lə bambinə trans sono Persona dell’Anno 2025 per Gay.it.

Mai come quest’anno, in redazione, abbiamo raccontato quasi quotidianamente la repressione globale delle identità trans e con varianza di genere. In una regressione anti-scientifica violenta, l’accanimento si è scagliato con particolare veemenza sullə bambinə. Nei regimi autoritari come Turchia, Russia e Cina le persecuzioni hanno messo in atto un processo sistematico di cancellazione delle identità di giovani vite non cisgender.. Nelle democrazie liberali come USA, Italia e Regno Unito, contro le evidenze scientifiche consolidate, i governi hanno legiferato per impedire od ostacolare l’accesso ai farmaci bloccanti, riconosciuti come reversibili e salva-vita, strumenti fondamentali per favorire una maggiore congruenza tra sviluppo biologico e identità di genere. Le nuove destre (ma non meriterebbero neanche la definizione di “destre”) hanno scagliato una propaganda intrisa di pregiudizio e manipolazione. E lo hanno fatto in nome di una presunta difesa dellə bambinə, a cui è stata tolta la possibilità farmacologica di vivere la propria adolescenza in un corpo più vicino alla propria identità. Lo Stato, in una ritorsione reazionaria che annulla la propria vocazione liberale, ha sfoderato gli artigli della propria natura autoritaria e ha preso possesso dei nostri corpi.

E invece. Dovremmo guardare allə bambinə trans e a tutte le persone adulte che affermano la propria identità non cisgender, come luce che squarcia questa coltre di buio pesto, generata dalla volontà di dominio e dal pensiero binario. Quel pensiero binario che dalla notte dei tempi utilizza la semplificazione del giusto o sbagliato, del bianco o nero, e che polarizza la realtà fino a invisibilizzare tutto ciò che è intermedio, sfumato, eccedente. E fino a rendere quella realtà irriconoscibile, un surrogato di semplice comprensione per cittadini sempre più addormentati dal dinamismo delle informazioni, più che dalle informazioni stesse.

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Lə bambinə trans vengono cancellate per ribadire la supremazia della forza, e contrapporla alla volontà della ragione. Lə bambinə trans mettono in crisi l’ordine simbolico prima ancora che quello politico. Ma proprio per questo lə bambinə trans ci indicano la via della de-identificazione, e dell’evoluzione del nostro io (chi sono?) liberato dalle costrizioni del corpo, degli apparati sociali, dei sistemi di potere. Non è un caso se, in un mondo intossicato dall’odio e dalle fobie iniettati dai poteri autoritari, siano proprio lə bambinə trans quelle più universalmente tramutate in bersaglio da chi quel potere lo detiene e lo esercita. Ma lə bambinə trans non sono vittime, come quel potere patologizzante vorrebbe narrare. Sono piuttosto una rivoluzione che va assai oltre la battaglia dei corpi. E che riguarda ciascunə di noi. Quali limiti siamo dispostə ad accettare in nome dell’ordine?

In copertina foto di Sally Mann: “One Big Snake”, 1991 – © Sally Mann – Immagine riprodotta a fini editoriali.

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