Eufrosina-Smaragdo, la santa che visse da uomo nel cristianesimo del V secolo: una storia di fede e identità

La storia di Eufrosina di Alessandria, vissuta come monaco con il nome di Smaragdo nel cristianesimo antico. Dall’Egitto ad Albano Laziale, una vicenda che intreccia vocazione, identità e fede e continua a interrogare il presente.

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Eufrosina-Smaragdo, l'affresco conservato nella catacomba di San Senatore ad Albano Laziale.
Eufrosina-Smaragdo, l'affresco conservato nella catacomba di San Senatore ad Albano Laziale.
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Santa Eufrosina di Alessandria, conosciuta anche come Smaragdo, è una figura del cristianesimo antico che attraversa i confini del genere e mette in discussione i ruoli imposti dalla società del suo tempo. La sua storia, collocata tra il IV e il V secolo, racconta la scelta di una giovane donna che rinunciò al matrimonio per vivere la propria vocazione religiosa, assumendo un’identità maschile e trascorrendo quasi tutta la sua vita in monastero come monaco.

Una vicenda che, a distanza di secoli, continua a interrogare il rapporto tra fede, identità e libertà personale e riemerge anche in Italia attraverso un affresco conservato nella catacomba di San Senatore ad Albano Laziale.

Chi era Eufrosina di Alessandria

Eufrosina nacque intorno al 413 ad Alessandria d’Egitto, in una famiglia nobile e benestante. Rimasta presto senza madre, crebbe sotto la guida del padre Pafnuzio, uomo profondamente religioso e legato a un monastero guidato dall’abate Teodosio.

Fin da giovane, Eufrosina sviluppò una forte inclinazione spirituale, alimentata dalla frequentazione dell’ambiente monastico e da una vita improntata alla preghiera. Quando raggiunse l’età adulta, tuttavia, il padre decise di darla in matrimonio, seguendo le consuetudini sociali del tempo.

Quella prospettiva entrava in conflitto con il desiderio della giovane, che sentiva una vocazione diversa. La scelta di dedicarsi completamente alla vita religiosa si scontrava però con i limiti imposti alle donne, che non avevano accesso alle stesse opportunità dei monasteri maschili, soprattutto in termini di autonomia, studio e riconoscimento.

La scelta di diventare Smaragdo

Per sottrarsi al matrimonio e poter vivere la propria vocazione, Eufrosina compì una scelta radicale. Tagliò i capelli, indossò abiti maschili e si presentò al monastero frequentato dal padre assumendo il nome di Smaragdo.

Fu accolta come monaco e iniziò così una nuova vita all’interno della comunità. Questa scelta le permise di accedere a uno spazio spirituale altrimenti precluso e di vivere pienamente la dimensione ascetica e contemplativa.

La sua storia si inserisce in una tradizione più ampia, presente nei primi secoli del cristianesimo, di figure femminili che adottarono identità maschili per entrare in ambienti monastici. In questo caso, però, la vicenda assume un rilievo particolare per la durata e la profondità dell’esperienza vissuta.

Una vita monastica lunga quasi quarant’anni

Eufrosina visse come Smaragdo per circa trentotto anni. All’interno del monastero, si distinse per disciplina, riservatezza e intensità spirituale. La tradizione la descrive come una figura dedita alla preghiera, alla lettura delle Scritture e alla vita ascetica.

La sua presenza non passò inosservata, anche se rimase sempre in una posizione appartata. Alcune fonti raccontano che venisse considerata un monaco di grande profondità interiore, capace di offrire consigli spirituali e accompagnamento agli altri membri della comunità.

Nel frattempo, il padre Pafnuzio, convinto di aver perso la figlia, continuò a frequentare il monastero. Senza sapere chi fosse realmente, entrò in relazione con Smaragdo, trovando conforto e guida proprio nella persona che cercava da anni. È uno dei passaggi più significativi della sua storia: il legame tra padre e figlia si ricostruisce in una forma nuova, mediata dalla vita monastica.

Il riconoscimento prima della morte

Solo alla fine della sua vita, Eufrosina decise di rivelare la propria identità. Chiamò il padre e gli fece sapere chi fosse realmente, dopo decenni trascorsi sotto il nome di Smaragdo. La rivelazione avvenne poco prima della morte. Il padre, di fronte alla verità, si trovò a fare i conti con una perdita che non era mai stata definitiva e con una presenza che, senza saperlo, lo aveva accompagnato per anni.

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Fu lui stesso a occuparsi della sepoltura, rispettando la volontà della figlia. La comunità monastica riconobbe il valore della sua vita e della sua scelta, interpretandola come espressione di una vocazione vissuta con coerenza e radicalità.

L’affresco nella catacomba di San Senatore

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La figura di Eufrosina-Smaragdo non rimase confinata al contesto egiziano. La sua memoria si diffuse anche in Occidente, come dimostra la presenza di un affresco nella catacomba di San Senatore ad Albano Laziale, nei pressi di Roma.

All’interno dell’ipogeo, scavato nella pozzolana e utilizzato come luogo di sepoltura e culto tra il III e il XII secolo, è raffigurata una Deesis di tradizione bizantina. Cristo è al centro, affiancato dalla Vergine e da una figura maschile identificata dalla scritta “Smaragdo”.

Molti studiosi ritengono che si tratti proprio di Eufrosina. La scelta di rappresentarla con il nome e l’aspetto del suo vissuto monastico indica come la sua identità spirituale sia stata riconosciuta anche attraverso quella esperienza. L’affresco diventa così una testimonianza concreta della diffusione del suo culto e della complessità con cui la sua figura è stata tramandata nel tempo.

La sua vicenda, riletta oggi, assume un significato particolare per molte persone LGBTQ+ credenti e continua a trovare eco anche nel presente.

Dal 15 al 17 maggio 2026, la casa dei Padri Somaschi ad Albano Laziale ospiterà tre giorni di spiritualità rivolti a cristiani LGBTQ+, familiari e operatori pastorali, segno di un confronto sempre più visibile tra fede e identità all’interno della Chiesa italiana.

Una storia che parla al presente

La vicenda di Eufrosina-Smaragdo offre diversi livelli di lettura. Da un lato, racconta la storia di una donna che ha scelto la vita religiosa in un contesto che limitava fortemente le possibilità femminili. Dall’altro, mette in luce una forma di attraversamento del genere che, pur legata a condizioni storiche specifiche, continua a suscitare riflessioni contemporanee.

Il suo percorso si sviluppa tra norme sociali e ricerca personale, tra aspettative familiari e vocazione individuale, e porta a una trasformazione radicale della sua esistenza.

La lunga permanenza nel monastero, la costruzione di una nuova identità e il riconoscimento finale da parte della comunità religiosa mostrano come la sua scelta sia stata accolta e reinterpretata nel quadro della spiritualità cristiana.

Rileggere oggi la storia di Eufrosina-Smaragdo significa confrontarsi con una figura che sfugge a definizioni semplici. La sua esperienza non può essere ridotta a una categoria unica, ma si colloca all’incrocio tra storia religiosa, costruzione dell’identità e dinamiche sociali.

Per chi si interroga sul rapporto tra fede e identità, la sua vicenda rappresenta un punto di partenza. Non offre risposte definitive, ma apre uno spazio di riflessione su come le persone abbiano cercato, in epoche diverse, di vivere in modo coerente con la propria interiorità.

Dalla catacomba di San Senatore, questa storia continua a parlare al presente. Un racconto che attraversa il tempo e invita a guardare oltre le categorie più rigide per comprendere la complessità delle esperienze umane.

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