Ginevra Morsilli, violinista trans di Tu sì que vales: “Cinquant’anni di istinti repressi, oggi sono felice”, la reazione dell’ex moglie e dei figli

Ginevra Morsilli, violinista di Tu sì que vales, racconta a Verissimo il suo percorso di affermazione di genere e il confronto con la famiglia. Oggi è finalmente felice con la moglie Giovanna.

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Ginevra Morsilli, la sua storia a Verissimo
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La storia di Ginevra Morsilli, violinista trans nota al grande pubblico per la partecipazione a Tu sì que vales, è stata raccontata nel corso della trasmissione Verissimo. L’artista ha ripercorso gli anni vissuti in un’esistenza che non sentiva come autentica, soffermandosi sulle tappe che l’hanno portata a riconoscersi e a vivere pienamente la propria identità.

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La storia di Ginevra Morsilli a Verissimo

Il percorso di Ginevra Morsilli, lungo e complesso, comincia ben prima del 2019, anno in cui ha avviato il suo percorso di affermazione di genere. Fin dall’infanzia, ha spiegato, il desiderio di essere riconosciuta come donna era presente, anche se privo di parole e strumenti per essere compreso. Crescere in un contesto che non offriva modelli, linguaggi o possibilità di espressione ha significato imparare presto a nascondersi.

Da bambina si descrive come timida e introversa, incapace di sentirsi davvero parte del gruppo dei coetanei maschi e, allo stesso tempo, distante dalle femmine, pur desiderando profondamente di “essere una di loro, ma ovviamente non lo ero e quindi vivevo molto male il rapporto con le ragazze”. Di contro, “con i maschi non mi sentivo uno di loro, quindi ero sempre a disagio, sempre fuori posto”

Parlando del passato, Ginevra ha ammesso di aver sempre nascosto la sua vera identità: “L’ho dovuta e voluta nascondere per adeguarmi alla società”, dice, ricordando il contesto degli anni Settanta. 

Un senso di estraneità costante che, negli anni, si è tradotto nel tentativo di aderire a uno schema considerato “giusto”: matrimonio, famiglia, ruoli prestabiliti. 

Ginevra veniva da una famiglia con “un padre all’antica e molto autoritario”. Entrambi i genitori lavoravano molto, ma anche con la madre – che ricorda sempre malata -, non è riuscita a parlare di sé così come avrebbe voluto. “Il mio rapporto è sempre stato difficile con chiunque, sia dentro che fuori casa”, racconta.

La musica come salvezza

In questo percorso di silenzio e adattamento, la musica ha rappresentato fin dall’infanzia uno spazio di salvezza. “In più di un’occasione”, ha precisato Ginevra. A soli 9 anni Ginevra ha iniziato lo studio del violino, uno strumento che sarebbe diventato non solo una professione, ma anche un linguaggio emotivo attraverso cui esprimere ciò che non poteva essere detto a parole.

“All’inizio lo studio ha assorbito completamente la mia vita, per fortuna, perché ero molto combattuta. La mia è stata sempre una vita molto combattuta”, ha spiegato.

Il violino è stato per anni l’unico luogo in cui sentirsi davvero presente, autentica, libera dal giudizio. Attraverso la musica, Ginevra ha trovato una forma di esistenza parallela, capace di dare senso a un’identità che nel quotidiano restava compressa.

Quella passione – diventata anche un lavoro, tanto da suonare anche nell’orchestra del Festival di Sanremo nel 1996-97 – l’ha portata, molti anni dopo, sul palco di Tu sì que vales 2025, in qualità di concorrente. 

Il coraggio di dirsi e di essere: il percorso verso se stessa

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Il primo passo concreto verso il cambiamento è arrivato nel 2019. “In occasione della Festa della Donna ho deciso di esibirmi per strada con un paio di scarpe femminili, tacco 12 rosse”. Da allora, quelle scarpe, non le ha più tolte. “E’ come se si fosse spaccata una diga che conteneva un mare di istinti repressi per cinquant’anni. Ha iniziato ad uscire la mia femminilità alla luce del sole”, ha raccontato. 

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Sposata dal 1996 e madre di due figli, Ginevra ha raccontato di aver cercato a lungo di adattarsi a un’esistenza che sentiva lontana, convinta che quella fosse l’unica strada possibile. Un adattamento che, col tempo, si è rivelato sempre più faticoso e doloroso.

“I miei figli l’hanno presa bene; l’ultimo dei loro problemi è la mia transizione”, ha aggiunto a Silvia Toffanin.

“Il mio ‘sogno inconfessabile’, cioè quello di diventare donna, lo ritenevo chissà perché impossibile”, ha aggiunto. Tuttavia, prima di esibirsi in strada, lo aveva detto alla sua ex moglie. Un momento carico di paura, ma anche di necessità, che ha aperto la strada a una nuova possibilità di verità. “Le dissi che mi sentivo donna, che mi piaceva, di nascosto, vestirmi da donna”. Per l’ex moglie è stato un duro colpo: “ha cercato di capire, di accettarmi, ma non riusciva più a vedermi come un compagno e non se l’è sentita di continuare a stare insieme”. Da qui la separazione, seguita poi dal divorzio. 

E’ seguito un discorso fatto ai figli, ma in quel caso “hanno compreso subito. E’ stato molto bello e liberatorio”. Un’accoglienza che l’artista legge come il segno di una generazione più aperta, meno imprigionata da schemi rigidi sull’identità di genere e più incline all’ascolto e all’inclusione.

Ginevra oggi: amore, riconoscimento e libertà

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Poco dopo l’inizio del percorso di affermazione di genere, Ginevra ha incontrato una donna, Giovanna, oggi sua moglie (si sono unite civilmente un anno fa presso il comune di Roma). Un incontro che segna l’inizio di una nuova fase, costruita sulla reciprocità, sulla verità, sul coraggio e sul riconoscimento pieno dell’identità di ciascuna.

“E’ un amore talmente grande che va oltre la fisicità, oltre il genere, ed è una cosa meravigliosa”, ha commentato.

Oggi Ginevra Morsilli si racconta come una donna finalmente libera di essere felice: “Sono felice, finalmente, dopo tanti anni di sofferenza. Ogni minuto di questa nuova vita mi ripaga di tanta sofferenza”. 

Infine ha chiosato: “Riccardo* – il mio dead name – era un uomo infelice, sempre fuori posto, si sentiva sempre a disagio in qualsiasi circostanza. Era un uomo che aspettava la morte come una liberazione, non gli piaceva quella vita che stava vivendo. Oggi sono me stessa, sono serena, sono felice. Ho trovato l’amore, faccio quello che amo come professione (fa l’artista di strada, ndr)”.

 

* Il nome “Riccardo” è riportato esclusivamente perché utilizzato dalla stessa Ginevra Morsilli nel racconto pubblico del proprio percorso. In generale, l’uso del dead name non è rispettoso e va evitato, salvo in casi eccezionali e nei casi – come in questo – in cui sia la persona interessata a sceglierne consapevolmente la citazione, avendone pieno diritto.

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