In Liguria, un tribunale ha riconosciuto legalmente il percorso di affermazione di genere di un adolescente di 13 anni, autorizzando la rettifica del nome e del sesso anagrafico. Un caso che, per età e iter seguito, rappresenta un precedente senza eguali nel nostro Paese e che riporta al centro dell’attenzione il tema dei diritti delle persone trans, soprattutto in età evolutiva.
La sentenza arriva dopo un lungo percorso psicologico, medico e familiare, seguito con continuità e supervisionato da specialisti. Un iter che il tribunale ha definito “consapevole”, riconoscendo la maturità del ragazzo nel gestire la propria identità e il disagio sociale connesso al suo percorso di affermazione di genere.
In questo articolo
- 1 Il caso di La Spezia: rettificato l’atto di nascita di un adolescente trans
- 2 La decisione dei giudici: “Piena consapevolezza e maturità”
- 3 L’avvocato: “Un riconoscimento importante, anche per la giovane età”
- 4 Il percorso sanitario: dalla disforia alla terapia di blocco puberale
- 5 Tutela dei minori trans: una decisione che riapre il dibattito
- 6 Un precedente che parla di diritti, ascolto e responsabilità
Il caso di La Spezia: rettificato l’atto di nascita di un adolescente trans
È il Tribunale di La Spezia ad aver accolto il ricorso presentato dai genitori di un adolescente di 13 anni, disponendo la rettifica dell’atto di nascita e il riconoscimento del nome elettivo. Si tratta del più giovane caso noto in Italia di riattribuzione del sesso anagrafico a seguito di un percorso di affermazione di genere già avviato e seguito sul piano clinico.
La vicenda è stata raccontata da Il Resto del Carlino e ripresa dal Corriere della Sera e ricostruisce una storia familiare segnata dall’ascolto e dal sostegno. A cogliere per prima l’identità del ragazzo è stata la sorella gemella, che ha visto emergere nel tempo tratti di mascolinità sempre più chiari.
“È stato naturale riconoscerlo proprio come lui stesso si è riconosciuto: un bambino”, scrive il quotidiano, sottolineando come anche i genitori abbiano accompagnato il percorso senza forzature, affidandosi a strutture sanitarie specializzate.
La decisione dei giudici: “Piena consapevolezza e maturità”
Nelle motivazioni della sentenza, il tribunale fa riferimento a un percorso terapeutico “seguito con costanza”, alle terapie ormonali “praticate con successo” e a una “matura gestione del disagio sociale conseguente al processo di cambiamento”.
Secondo i giudici, l’adolescente “ha maturato una piena consapevolezza circa l’incongruenza tra il suo corpo e il vissuto d’identità come fino ad ora sperimentato”, tale da consentirgli di portare avanti “un progetto volto a ristabilire irreversibilmente uno stato di armonia tra soma e psiche nella percezione della propria appartenenza sessuale”.
Un passaggio centrale della sentenza, che ribadisce come la valutazione non sia stata basata sull’età anagrafica in senso astratto, ma sulla capacità di discernimento e sulla solidità del percorso seguito, verificata anche tramite perizie medico-legali disposte dalla Procura.
L’avvocato: “Un riconoscimento importante, anche per la giovane età”
Ad assistere la famiglia è stato l’avvocato viareggino Stefano Genick, esperto di diritto di famiglia e tutela delle minoranze. Il suo commento, riportato dal Carlino, evidenzia la portata della decisione.
“Questa sentenza storica in termini di precedente – afferma il legale – è il riconoscimento di un percorso di affermazione, ed è molto importante data anche la giovane età. A 13 anni la sua identità di genere è già consolidata, come hanno potuto accertare anche le perizie medico-legali disposte dalla Procura”.
L’avvocato Genick sottolinea inoltre la volontà ferma dell’adolescente di vedere riconosciuta la propria identità anche sul piano giuridico: “È chiara la sua volontà, con piena capacità di discernimento, di sancirla sul piano legale”.
Il percorso sanitario: dalla disforia alla terapia di blocco puberale
Già in età infantile, il ragazzo aveva manifestato un forte disagio legato al nome femminile assegnato alla nascita, vissuto come estraneo alla propria identità. Da qui la decisione dei genitori di intraprendere un percorso specialistico che ha portato alla diagnosi di disforia di genere.
La famiglia si è rivolta nel 2021 al centro di andrologia ed endocrinologia dell’Ospedale di Careggi, dove l’adolescente è stato seguito da un’équipe multidisciplinare. È qui che è stata avviata una terapia farmacologica a base di triptorelina, utilizzata per sospendere temporaneamente lo sviluppo puberale.
L’obiettivo, spiegano gli specialisti, è consentire un tempo di ascolto e di allineamento tra il corpo e la percezione di sé, riducendo la sofferenza psicologica che può acuirsi durante i cambiamenti fisici della pubertà.
Tutela dei minori trans: una decisione che riapre il dibattito
La sentenza del tribunale di La Spezia arriva in un contesto italiano ed europeo in cui i diritti delle persone trans, e in particolare dei minori transgender, sono spesso al centro di polemiche ideologiche e disinformazione. Il caso ligure mostra invece come le decisioni giuridiche possano basarsi su valutazioni cliniche, ascolto del minore e responsabilità genitoriale, senza scorciatoie né automatismi.
Come ricorda l’avvocato Genick, “con il riconoscimento legale della riattribuzione di genere, insieme a un precoce percorso terapeutico, è possibile mitigare le sofferenze che si trova ad attraversare chi vive una condizione di disforia, soprattutto nella fase di cambiamento fisico e dunque della pubertà”.
Una frase che sintetizza il senso profondo della decisione: non un atto ideologico, ma uno strumento di tutela della salute e della dignità della persona.
Un precedente che parla di diritti, ascolto e responsabilità

Al di là dell’eccezionalità dell’età, la sentenza di La Spezia pone una questione più ampia: il diritto delle persone trans, anche minorenni, a essere ascoltate e riconosciute, quando supportate da percorsi seri, documentati e condivisi.
In un contesto nazionale in cui il confronto sull’identità di genere è spesso segnato da contrapposizioni ideologiche, la vicenda di La Spezia racconta invece un altro approccio: quello di un lavoro congiunto tra istituzioni, sistema sanitario e famiglia, orientato alla tutela della persona e alla riduzione della sofferenza. Non una forzatura né una corsa verso decisioni affrettate, ma un percorso di accompagnamento costruito nel tempo, fondato sull’ascolto, sulla competenza e sul rispetto dell’identità di un adolescente che ha dimostrato consapevolezza e lucidità nel riconoscersi.


