La scritta omofoba “FR*C*O” è apparsa nelle scorse ore all’angolo tra contrada della Rosa e via Cosmé Tura, nel centro storico di Ferrara. Con una bomboletta spray di colore nero, ignoti hanno vergato su un muro il nome di una persona accostato al termine dispregiativo e discriminatorio.
Sull’accaduto è intervenuta Arcigay Ferrara, che in una nota ha respinto con decisione l’idea che si tratti di una semplice bravata o di un atto di vandalismo. Secondo l’associazione, la scritta rappresenta “un atto simbolico di violenza“, capace di colpire non solo la comunità LGBTQIA+, ma l’intera città, perché veicola un messaggio di omofobia, esclusione e umiliazione.
Arcigay Ferrara ha sottolineato come episodi di questo tipo contribuiscano a creare un clima sociale che legittima la discriminazione e aumenta il senso di insicurezza, soprattutto tra le persone più giovani e vulnerabili. L’associazione richiama inoltre la letteratura scientifica sugli effetti dell’omofobia, evidenziando che anche le aggressioni verbali possono avere conseguenze concrete sul benessere psicologico e sulla salute mentale.
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Commenti social
Inquietanti alcuni commenti sotto il post social con cui Arcigay Ferrara ha divulgato la notizia: “Avete leggermente rotto il ca@@o con le vostre paturnie” scrive Marco C., “Problemi vostri, non a tutti piacete” le parole di Paolo S.
Alcuni commenti minimizzano, come quello di Mauro P. “Dai oh….alla quasi totalità degli individui non frega un cazzo delle preferenze sessuali degli altri…andèn.. La parola fr*c*o è nel lessico sgarbato da sempre e praticamente è usata da tutti fino alla caccia alle streghe moderne non per offese sessiste…cazzo mollate la pezza o davvero andate sui coglioni a tutti quanti.”
Una riflessione si rende in verità necessaria anche sull’impatto individuale del gesto: trovare il proprio nome esposto su un muro, associato a un insulto come “fr*c*o”, può risultare devastante per la persona coinvolta, trasformando lo spazio pubblico in un luogo di esposizione forzata, stigma e paura.
Nel comunicato si ribadisce che l’inclusione non può ridursi a uno slogan, ma richiede una pratica quotidiana e una responsabilità condivisa. Arcigay Ferrara conferma il proprio impegno nelle attività di educazione, ascolto e presidio culturale, ma invita anche istituzioni, scuole e cittadinanza a non voltarsi dall’altra parte. “Ferrara può scegliere chi essere“, conclude la nota, “anche davanti a un muro“.
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Il comunicato di Arcigay Ferrara
Come Arcigay Ferrara, sentiamo il dovere – civile prima ancora che associativo – di prendere parola di fronte a quanto è apparso su un muro della nostra città.
Quella scritta non è una “ragazzata”, non è una bravata, non è semplice vandalismo. È un atto simbolico di violenza. È un messaggio che colpisce, che umilia, che tenta di ribadire un’idea di esclusione: tu non sei legittimo, tu non appartieni, tu sei sbagliato.
E questo riguarda tutta la comunità, non solo le persone LGBTQIA+.
Le ricerche in psicologia sociale – da Gordon Allport in poi, fino agli studi più recenti sui pregiudizi espliciti e impliciti – ci insegnano che l’odio non nasce dal nulla: cresce quando trova silenzio, indifferenza, normalizzazione. Ogni gesto di questo tipo contribuisce a creare un clima sociale che legittima la discriminazione e aumenta il senso di insicurezza, soprattutto nelle persone più giovani, più fragili, più esposte. La letteratura scientifica è chiara: l’omofobia, anche quando si esprime “solo” con parole, ha effetti reali sul benessere psicologico, sull’autostima e sulla salute mentale.
Ferrara è una città che si racconta come accogliente, inclusiva, solidale. Ma l’inclusione non è uno slogan: è una pratica quotidiana. E ogni muro imbrattato dall’odio ci ricorda che c’è ancora lavoro da fare. Non per puntare il dito, ma per assumerci una responsabilità collettiva.
Il senso civico non è solo rispettare le regole: è prendersi cura dello spazio comune, delle persone che lo abitano, delle differenze che lo rendono vivo. Significa non voltarsi dall’altra parte. Significa dire, con chiarezza, che l’omofobia non è un’opinione ma una ferita, e che le ferite – se ignorate – si infettano.
Arcigay Ferrara continuerà a fare ciò che fa da sempre: educazione, presidio culturale, ascolto, alleanze. Ma questo non può essere un compito delegato a una sola associazione. È una chiamata alla coscienza di tutta la città: istituzioni, scuole, famiglie, cittadine e cittadini.
Ferrara può scegliere chi essere.
Ogni giorno. Anche davanti a un muro.
