Può una serie tv cambiare la vita delle persone? Il ciclone Heated Rivalry si sta per abbattere anche in Italia, con il progetto Crave Canada in uscita su HBO Max dopo aver fatto furore in mezzo mondo tanto da diventare la serie con il maggior rating IMDB di tutto il 2025.
Heated Rivalry nella vita reale, parla Hudson Williams
I due protagonisti Hudson Williams e Connor Storrie interpretano due hockeisti queer rivali in campo e segretamente innamorati fuori, seguendoli lungo 10 anni di incontri fugaci e bollenti scene di sesso.
Hudson Williams, intervistato da Andy Cohen su Sirius XM, ha rivelato come più atleti professionisti segretamente queer lo abbiano contattato in privato, per chiedere consigli a lui e all’autrice della saga editoriale Rachel Reid.
“Ci sono persone che mi hanno contattato in modo anonimo, scrivendomi ‘Sono ancora un giocatore professionista e non sono ancora dichiarato‘”.
Quando Cohen gli ha chiesto se avesse avuto contatti specifici con giocatori di hockey non dichiarati, l’attore ha risposto di sì, aggiungendo che anche giocatori di football e di basket gli hanno scritto.
“Contattano Rachel [Reid], la nostra autrice [di Heated Rivalry], che poi inoltra queste adorabili email anonime. A volte ti contattano privatamente tramite Instagram, e sono proprio quelli che ti colpiscono e ti fanno dire: ‘Oh, quindi questo è uno show divertente, ed è festoso, ma a volte colpisce dritto nel vivo delle emozioni“.
Nell’episodio finale della prima stagione della serie, intitolato “The Cottage”, vediamo Shane (Williams) e Ilya (Connor Storrie) ritrovarsi dopo mesi di lontananza in un bellissimo cottage sperduto nel nulla per un po’ di meritato riposo e di amore condiviso. Qui i due finalmente si aprono l’uno all’altro, con Ilya che parla per la prima volta del suicidio di sua madre e Shane ‘costretto’ al coming out in famiglia dopo che suo padre, David (Dylan Walsh), li ha sorpresi a baciarsi. Nel finale Shane si concede un bellissimo dialogo in privato con sua mamma Yuna (Christina Chang), prima di partire al fianco del compagno. I due li ritroveremo nell’annunciata e attesissima seconda stagione, che adatterà The Long Game, sesto libro della serie editoriale Game Changer.
In un’intervista con Entertainment Weekly, il creatore e sceneggiatore della serie, Jacob Tierney, ha rassicurato i fan che la nuova stagione non richiederà due o più anni per essere prodotta, ma sarà impossibile vederla in onda nel 2026.
“Non ci vorranno due anni. Non credo nemmeno 18 mesi. Quindi andremo il più velocemente possibile, assicurandoci di fare il miglior lavoro possibile”. “La velocità è limitata quando la serie è scritta e diretta da una sola persona. Non ho ancora iniziato a scrivere. Lo farò. Ne siamo consapevoli. Vogliamo anche pubblicare la stagione il prima possibile, assicurandoci anche di offrire al pubblico una buona seconda stagione.”
Rachel Reid e le insistenti domande sul suo orientamento sessuale
Nell’attesa Rachel Reid, autrice dei romanzi Game Changers, ha risposto a tutti quei fan che speculavano sulla sua sessualità e sul fatto di avere o non avere “il diritto di scrivere” libri su giocatori di hockey gay/bisessuali/queer non dichiarati.
Durante l’ultimo episodio del podcast I’ve Never Said This Before, Tommy DiDario ha posto all’autrice di Heated Rivalry la domanda simbolo del programma: “Qual è una cosa che non hai mai detto prima e che vuoi condividere oggi?”.
“Oh, cavolo!”, ha risposto Reid. “La cosa che non ho mai detto prima, e lo dirò con cautela, è che credo di aver visto molto parlare online della mia sessualità e di quella dei membri della mia famiglia. E alcune cose sono state affermate come fatti, altre sono solo speculazioni. Non ho mai detto… Non parlo pubblicamente della mia vita personale per il bene della mia famiglia, dei miei figli e, sai, della privacy. Ma la cosa che non ho detto, e che ritengo importante per me, è che non credo che alla fine importi, perché quello che scrivo è… Non sono un uomo, non sono un uomo gay e non sono un uomo bisessuale. È di questo che scrivo. Non credo che le persone da cui sono attratta, in questa fase della mia vita, mi diano alcun tipo di credibilità per scrivere di uomini gay o bisessuali. Quindi, per quanto sappia che la gente voglia saperlo, non credo che alla fine importi. Non proverei mai, tipo, a usare la mia sessualità per dire ‘Vedi, ho il diritto di scrivere questi libri’, perché non credo che funzioni così. Bisogna essere sensibili e riflessivi quando ci si avvicina a questi libri, [o] a qualsiasi cosa si stia scrivendo. E, non so, è complicato – ora sto esagerando – ma sì, fondamentalmente questi sono i pensieri che ho avuto nelle ultime settimane, quando all’improvviso mi sono state poste domande del genere”.


