La repressione contro il Pride in Ungheria entra in una nuova, gravissima fase. Buzás-Hábel Géza, organizzatore del Pécs Pride, è stato formalmente incriminato per aver promosso la marcia del 4 ottobre 2025, svoltasi nonostante il divieto imposto dalla polizia e confermato dalla Corte Suprema ungherese. Se condannato, rischia fino a un anno di reclusione.
Secondo le autorità, l’iniziativa avrebbe violato la legge sulla libertà di riunione, modificata nel marzo 2025 con la svolta fascista del governo Orbán per consentire il divieto di eventi ritenuti “lesivi della protezione dei minori”: una formula già utilizzata per colpire i Pride in tutto il Paese, incluso il celebre Pride di Budapest, svoltosi comunque grazie alla protezione municipale garantita dal sindaco liberale Gergely Karácsony, anch’egli incriminato il 28 Gennaio 2026.
L’obiettivo, secondo attivisti e ONG, è chiaramente intimidatorio: scoraggiare ogni futura mobilitazione a difesa dei diritti LGBTQIA+ e contro la compressione arbitraria del diritto di manifestare. Un’ulteriore avanzata dell’Ungheria verso il burrone della democrazia illiberale teorizzata da Orban, sotto la pressione della Russia di Putin. A quanto riferisce ILGA Europe “i pubblici ministeri chiedono una multa tramite ordinanza del tribunale, senza udienza. L’importo rimane sconosciuto e il quadro giuridico prevede una forbice molto ampia, aggiungendo incertezza a un caso già agghiacciante sulla libertà di aggregazione, riunione e manifestazione“.
Chi è Buzás-Hábel Géza
Buzás-Hábel Géza è insegnante e attivista per i diritti umani, oltre che figura di riferimento della società civile di Pécs. È gay, rom, ha lavorato in scuole e strutture per minori e ha formato docenti all’Eötvös József Collegium. Con la rete Diverse Youth Network aveva già organizzato quattro edizioni del Pécs Pride senza incidenti.
Dopo l’inasprimento della legge sulle manifestazioni, aveva comunque annunciato anche la quinta edizione. Nonostante il divieto, il 4 ottobre circa 5.000 persone hanno sfilato nel centro di Pécs, rendendo quello del 2025 il Pride più partecipato di sempre nella città.
Dunque Géza è gay, è rom, è insegnante e formatore, è una figura civica riconosciuta a Pécs e ha organizzato il Pride che il governo Orban aveva vietato in tutto il Paese. Un profilo che rende l’azione giudiziaria doppiamente simbolica, in multiple direzioni oppressive.
Dalla multa al processo penale
Il salto di qualità repressivo è evidente. Se a Budapest, dopo il Pride di giugno, la minaccia principale era stata quella delle sanzioni amministrative, poi mutuata in un attacco politico mediante via giudiziaria al sindaco Gergely Karàcsony, a Pécs si passa ora alla criminalizzazione penale degli organizzatori.
Buzás-Hábel Géza è stato ascoltato come indagato il 28 ottobre 2025 e ieri 9 febbraio 2026 ha ricevuto la notifica ufficiale dell’incriminazione.
Lo scorso novembre Géza era stato intervistato dal quotidiano Domani, ecco due passaggi:
Com’è la vita di un attivista Lgbtq in Ungheria?
Non mi considero un attivista Lgbtq in senso stretto. Lavoro con minoranze e comunità marginalizzate; la comunità rurale Lgbtq è solo uno dei nostri obiettivi. In Ungheria, dire “difensore dei diritti umani” è quasi un insulto: sempre meno persone osano attivarsi per le conseguenze che ne derivano. Due anni fa gli insegnanti hanno scioperato per un aumento salariale, e sono stati legalmente vietati gli scioperi. Chi ha disobbedito ha perso il lavoro.
Ha paura?
Non ho paura. La società ungherese non è il governo. Le leggi ingiuste non rispondono alla volontà dei cittadini, ma alla propaganda e ai soldi di chi governa. Ciò che pesa è che da quasi un anno nessuno mi assume perché sono politicamente scomodo.
ONG e associazioni parlano apertamente di procedimento esemplare, volto a creare un precedente e a colpire chi “osa” disobbedire a una legge considerata ingiusta e contraria ai diritti fondamentali. Amnesty International Ungheria ha predisposto una petizione da firmare qui.
