Sembrava fosse scongiurato, il rischio incriminazione per il sindaco di Budapest Gergely Karácsony che lo scorso 28 giugno ha dato vita al Pride più partecipato della storia d’Ungheria, ma alla fine la mannaia di Viktor Orban e della sua legge fascista è caduta. Così come l’organizzatore del Pride di Pecs, anche Gergely Karácsony è stato colpito.
L’annuncio social di Gergely Karácson

“Ero un sospettato, ora sono accusato perché ho difeso la libertà, la mia e quella degli altri. Stanno cercando di multarmi senza processo per aver annunciato e organizzato il Budapest Pride, la più grande marcia per la libertà degli ultimi decenni qui a Budapest. Mi rifiuto di essere intimidito o messo a tacere. Non accetterò mai che difendere la libertà, la libertà di parola o l’amore possa essere considerato un crimine. Nonostante minacce o punizioni, continuerò a lottare. La libertà e l’amore non possono essere vietati!”, ha scritto su X il primo cittadino, che per legge rischiava fino a un anno di carcere per aver organizzato e incitato alla partecipazione ad una manifestazione vietata. Quasi 300.000 persone parteciparono al trionfale Budapest Pride che prese a schiaffi la legge di Viktor Orban, compresi noi di Gay.it, in quella che venne descritta come una critica alla pluriennale repressione dei diritti LGBTQ da parte di Viktor Orban, amico di Giorgia Meloni e Matteo Salvini ormai prossimo alle elezioni.
La procura di Budapest ha ora reso noto che sono state “depositate” le accuse e che “si chiederà di infliggere una multa al sindaco che ha organizzato e guidato una manifestazione pubblica nonostante il divieto della polizia”. “L’ufficio distrettuale ha proposto al tribunale di imporre la multa in rito abbreviato senza un processo”. Niente carcere, in sostanza, ma “una multa all’imputato con un giudizio sommario senza processo”.
L’ncriminazione ai danni di Karácsony segue quanto accaduto all’organizzatore del Pecs Pride, Géza Buzás-Hábel, convocato per un interrogatorio davanti alla polizia come sospettato per aver organizzato un raduno proibito. Quello di Buzás-Hábel è stato il primo caso noto nell’Unione Europea con un difensore dei diritti umani perseguito penalmente per aver organizzato un Pride. In Ungheria, Paese UE, tutto questo è ancora oggi vergognosamente possibile.
Nel frattempo la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione contro l’Ungheria per il mancato rispetto di varie disposizioni del regolamento europeo sulla libertà dei media e di alcune disposizioni della direttiva sui servizi di media audiovisivi, non rispettando le disposizioni in relazione all’ingerenza nel lavoro dei giornalisti e degli organi di informazione, limitando le attività economiche e la libertà editoriale.
I was a suspect, now I’m being accused because I stood up for freedom—my own and of others. pic.twitter.com/23NQCg6Ivw
— Gergely Karácsony (@bpkaracsonyg) January 28, 2026
E intanto è già fissata la data del prossimo Budapest Pride: sarà il 27 Giugno 2026.
