Regno Unito, i suicidi tra giovani trans sono aumentati da quando il Servizio Sanitario Nazionale ha vietato i bloccanti della pubertà

5 nel 2019-20, 4 nel 2020-21 e ben 22 nel 2021-22. Ma il governo inglese prosegue la propria crociata contro i bloccanti della pubertà.

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transgender, disforia di genere, triptorelina
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Un nuovo inquietante rapporto inglese ha certificato il tragico aumento di minori transgender deceduti per suicidio negli ultimi anni. In un nuovo report Good Law Project ha rivelato che i decessi per suicidio tra i giovani trans sono arrivati ad un totale di 22 vite spezzate, tra il 2021 e il 2022, rispetto ai 5 e ai 4 dei due anni precedenti. Il numero è quasi sei volte superiore rispetto ai decessi segnalati nel biennio 2020-21, secondo i dati FOI (Freedom of Information Act).

Il Good Law Project ha osservato come il picco si sia verificato in concomitanza con la decisione del Servizio Sanitario Nazionale inglese di interrompere la fornitura di ormoni soppressori della pubertà ai ragazzi e ragazze trans minori di 18 anni.

I cosiddetti “bloccanti della pubertà” fermano solo temporaneamente i cambiamenti fisici ed emotivi indesiderati indotti dalla pubertà. La triptorelina, un analogo del GnRH, regola gli ormoni riducendo la produzione di testosterone ed estrogeni dopo un iniziale aumento. Utilizzata per trattare cancro alla prostata, endometriosi e fibromi uterini, trova impiego nell’affermazione di genere, ritardando la pubertà nelle giovani persone trans. Questo uso “off label” è considerato un aiuto, reversibile, per esplorare l’identità di genere senza i cambiamenti della pubertà biologica. In tal senso la comunità scientifica europea è compatta, nel sottolineare come i percorsi affermativi per i minori trans non siano né “sperimentali” né “pericolosi“, così come non esiste alcuna “estrema cautela” che possa giustificarne la limitazione.

Ma il ministro Wes Streeting non fa passi indietro

Organizzazioni mediche di tutto il mondo, come la World Professional Association for Transgender Health (WPATH) o Trans Care BC in Canada, li descrivono ancora oggi come sicuri, efficaci e potenzialmente salvavita. Nel Regno Unito non sono attualmente più accessibili tramite il Servizio Sanitario Nazionale (NHS) per i minori transgender che non fanno parte di una sperimentazione clinica, mentre sono ancora accessibili ai giovani cisgender per il trattamento di condizioni come la pubertà precoce.

Il ministro della Salute Wes Streeting ha recentemente esteso a tempo indeterminato il divieto al trattamento originariamente introdotto dal precedente governo conservatore.  Lo stesso Streeting ha criticato i dati forniti dal Good Law Project definendoli “pericolosi”, commissionando un nuovo report per smentirli. Dura la reazione: “Mettere a tacere coloro che lanciano l’allarme sull’aumento dei suicidi transgender definendoli “pericolosi”, mentre si intensificano le politiche correlate a tale aumento, è un atto di grave malvagità morale. Il Good Law Project ha lavorato instancabilmente dopo la revisione di Appleby per convincere il Dipartimento della Salute a fare chiarezza. Da parte sua, il dipartimento di Streeting ha lottato con le unghie e con i denti per bloccare, spesso con pretesti pretestuosi, ogni richiesta di accesso alle informazioni“.

46 suicidi tra il 2019 e il 2025

Secondo i dati FOI del Good Law Project, almeno 10 bambini transgender si sono tolti la vita nel biennio 2022-23, periodo in cui i bloccanti della pubertà sono rimasti inaccessibili. Il National Child Mortality Database (NCMD), finanziato dal Servizio Sanitario Nazionale (NHS), che ha fornito i dati, ha aggiunto che i numeri riportati sono probabilmente “sottostimati”, a causa di una percentuale maggiore di revisione dei decessi infantili ancora incompleta. Secondo il NCMD 46 bambini trans si sono suicidati dal 2019 al 2025: 5 nel 2019-20; 4 nel 2020-21; 22 nel 2021-22 e 10 nel 2022-23.

La ricerca ha già dimostrato che il divieto sta avendo un grave impatto sulla salute mentale dei giovani transgender. Uno studio della dott.ssa Natacha Kennedy, docente presso l’Università di Londra, ha riportato come i giovani precedentemente “ben adattati” siano stati improvvisamente colpiti da ondate di ansia, depressione e tendenze suicide a causa dell’impossibilità di accedere ai bloccanti della pubertà.

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Un altro nuovo studio ha ribadito quanto da tempo risaputo, ovvero che le “tendenze suicidediminuiscono in modo significativo” tra i giovani trans che ricevono la terapia ormonale sostitutiva. Si tratta di un rapporto recentemente pubblicato su The Journal of Pediatrics, prestigiosissima rivista medica mensile fondata nel lontano 1932 dalla American Academy of Pediatrics (AAP) che si occupa di tutti gli aspetti relativi alla pediatria.

Nonostante ciò, il ministro Streeting continua a sostenere “giusta” la decisione presa, pur essendo andato incontro a svariati pareri medici contrari.

Il divieto del governo inglese prosegue

Il divieto rimarrà in vigore in attesa dell’esito di uno studio clinico NHS PATHWAYS, della durata di due anni e del costo di 10 milioni di sterline, sugli effetti e l’impatto dei bloccanti della pubertà. La World Professional Associations for Transgender Health (WPATH), insieme alle sue controparti statunitensi (USPATH) ed europee (EPATH), ha precisato come lo studio violi gli standard sul consenso informato, essendo l’unico modo per i giovani transgender di accedere ai bloccanti della pubertà nel Regno Unito.

Anche negli USA dove dilaga la transfobia alimentata dal presidente Trump i suicidi di persone trans sono aumentati nel corso del 2025. Ventuno decessi, con il 61% delle persone transgender suicidatesi che aveva un’età compresa tra i 15 e i 24 anni. Un dato spaventosamente alto che dovrebbe spalancare gli occhi a chi continua ad alimentare odio e disinformazione nei confronti dei giovani trans, se solo l’amministrazione Trump non avesse cancellato persino tutti i finanziamenti per i servizi specializzati per i giovani LGBTQ+ della 988 Suicide & Crisis Lifeline, programma federale che forniva supporto di emergenza in situazioni di crisi ai giovani LGBTQ+ che pensano al suicidio.

Il csso Italia con il DDL Schillaci – Roccella

Anche in Italia il governo Meloni vuole mettere un freno ai percorsi affermativi rivolti ai minori trans, con un disegno di legge Schillaci-Roccella la cui bozza è stata approvata in Consiglio dei Ministri.

Il ddl obbligherebbe una diagnosi multidisciplinare, documentazione di eventuali percorsi psicoterapeutici, accesso ai farmaci solo previa autorizzazione del Comitato etico pediatrico nazionale, registro aggiornato dei dati a cura dell’Agenzia italiana del farmaco.

A fine dicembre realtà scientifiche di primo piano come la Società Italiana di Endocrinologia (SIE), la Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP), l’Osservatorio Nazionale Identità di Genere (ONIG), la Società Italiana Genere Identità Salute (SIGIS), la Federazione Italiana Sessuologia Scientifica (FISS) e altre associazioni mediche e pediatriche hanno sottolineato come il DDL presenti “molteplici criticità sostanziali”, perché “si rischia di limitare fortemente l’accesso ai percorsi sanitari”.

Uno degli aspetti più contestati è l’obbligo di richiedere, per ogni singolo caso, il parere del Comitato Etico Nazionale per le sperimentazioni pediatriche. Le società scientifiche avvertono che questa misura avrebbe un impatto diretto sui tempi di intervento: “Rendere obbligatorio l’assenso del Comitato Etico Nazionale per le sperimentazioni pediatriche per ogni singolo caso causerebbe un grave rallentamento nell’accesso agli interventi medici”, hanno precisato gli esperti. Il rallentamento è particolarmente critico nei casi in cui venga prescritta la triptorelina, utilizzata per sospendere temporaneamente lo sviluppo puberale. Durante l’attesa del parere, spiegano ancora gli esperti, la pubertà proseguirebbe, rendendo l’intervento meno efficace e potenzialmente più traumatico per la persona minorenne.

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