Un nuovo studio ha ribadito quanto da tempo risaputo, ovvero che le “tendenze suicide “diminuiscono in modo significativo” tra i giovani trans che ricevono la terapia ormonale sostitutiva. Si tratta di un rapporto recentemente pubblicato su The Journal of Pediatrics, prestigiosissima rivista medica mensile fondata nel lontano 1932 dalla American Academy of Pediatrics (AAP) che si occupa di tutti gli aspetti relativi alla pediatria.
Le terapie ormonali sostitutive salvano vite
Secondo questo studio, i giovani transgender che possono accedere alla terapia ormonale sostitutiva hanno meno probabilità di suicidarsi. I ricercatori hanno intervistato 432 pazienti di età compresa tra 12 e 20 anni per 679 giorni, scoprendo che “la tendenza al suicidio è diminuita significativamente dal pretrattamento al posttrattamento” in tutti i sessi, età e durata del trattamento.
“L’HT è stata associata a riduzioni clinicamente significative della tendenza al suicidio nel tempo, estendendo i risultati precedenti con un campione più ampio e un follow-up più lungo”, si legge nel rapporto. “I risultati di questo studio forniscono prove cliniche a sostegno dei benefici per la salute mentale derivanti dall’accesso tempestivo alla terapia ormonale in questa popolazione“.
La terapia ormonale sostitutiva (HRT), che rientra nelle cure di affermazione di genere, prevede che un paziente assuma ormoni femminilizzanti (estrogeni) o mascolinizzanti (testosterone) allo scopo di alterare il proprio aspetto per riflettere meglio la propria identità di genere, tipicamente sotto forma di iniezione.
L’assistenza per l’affermazione di genere per i giovani in età prepuberale si concentra principalmente sulla transizione sociale: cambiare i capelli, i vestiti o potenzialmente adottare un nuovo nome e pronomi. Solo dopo molti mesi di valutazione con la terapia della parola è possibile prescrivere i cosiddetti bloccanti della pubertà a un bambino in età puberale, recentemente vietati sia nel Regno Unito che in Nuova Zelanda. Quando il paziente è abbastanza grande, di solito tra i 16 ei 17 anni secondo Planned Parenthood, gli possono essere prescritti ormoni per sostituire quelli prodotti dal suo corpo.
La stretta transfobica di Trump
L’American Medical Association, l’American Psychiatric Association, l’American Academy of Pediatrics, l’American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, la World Medical Association e l’Organizzazione Mondiale della Sanità concordano tutte sul fatto che le cure che affermano il genere sono basate sull’evidenza e sono necessarie dal punto di vista medico non solo per gli adulti ma anche per i minori, scrive The Advocate.
Peccato che sia i bloccanti della pubertà che le terapie ormonale sostitutive per gli under 21 siano sotto attacco negli USA di Donald Trump, con ordinanze e divieti statali che stanno criminalizzando non solo i più piccoli ma anche i loro genitori e i medici eventualmente ritenuti responsabili nel somministrarle.
Un altro report di dicembre firmato The Trevor Project ha rilevato come i giovani trans e non binari (dai 13 ai 24 anni) d’America i cui pronomi sono stati rispettati nel corso del 2024 hanno avuto il 31% in meno di probabilità di tentare il suicidio rispetto a quelli i cui pronomi non sono stati rispettati.
In questo drammatico contesto la Casa Bianca ha tagliato tutti i finanziamenti per i servizi specializzati per i giovani LGBTQ+ della 988 Suicide & Crisis Lifeline, programma federale che forniva supporto di emergenza in situazioni di crisi ai giovani LGBTQ+ che pensano al suicidio. Solo nel 2025 ventuno persone trans si sono suicidate negli Stati Uniti d’America. Il 61% aveva un’età compresa tra i 15 e i 24 anni.
La situazione italiana
Nel Bel Paese, nel frattempo, da settimane stanno andando avanti le audizioni in Commissione Affari Sociali della Camera per il considdetto “DDL Disforia” firmato Roccella e Schillaci, che introduce “disposizioni per la appropriatezza prescrittiva e il corretto utilizzo dei farmaci per la disforia di genere“. Il DDL, la cui bozza è stata approvata dal Consiglio dei ministri in pieno agosto, andrebbe a regolare in modo molto restrittivo l’uso di farmaci sospensori della pubertà, come già accaduto sia nel Regno Unito, che in Nuova Zelanda e in alcuni Stati d’America.
Le norme prevedono che la somministrazione dei farmaci bloccanti della pubertà e degli ormoni mascolinizzanti e femminilizzanti sia subordinata a una specifica diagnosi da parte di una équipe multidisciplinare e agli esiti documentati dei percorsi psicologici, psicoterapeutici ed eventualmente psichiatrici precedentemente svolti, e soggetta a protocolli clinici che saranno adottati dal Ministero della salute, nonché all’acquisizione del consenso informato espresso nelle modalità previste per i trattamenti sanitari sui minori. Nelle more dell’adozione dei protocolli, ferme restando le ulteriori disposizioni del disegno di legge, si potrà procedere alla somministrazione dei farmaci con l’assenso del comitato etico a valenza nazionale pediatrico.
Il provvedimento prevede inoltre l’attivazione, a cura dell’AIFA, di un registro per la prescrizione e la dispensazione dei farmaci, che avverrà esclusivamente mediante farmacia ospedaliera. Di fatto una schedatura, con i farmaci non più disponibili nelle farmacie territoriali ma solo in ospedale. I dati contenuti nel registro, da trasmettersi al Ministero della salute con un rapporto a cadenza semestrale, saranno i seguenti: gli elementi e le informazioni in ordine al processo decisionale di prescrizione dei farmaci, inclusi gli esiti documentati dei precedenti percorsi psicologici, psicoterapeutici ed eventualmente psichiatrici svolti; le eventuali comorbilità diagnosticate; il monitoraggio clinico e il follow up.
Il disegno di legge prevede infine l’istituzione di un tavolo tecnico per la valutazione del rapporto semestrale dell’AIFA e la trasmissione al Parlamento di una relazione con cadenza triennale. Ma da chi sarà composto questo tavolo tecnico?
