Bloccanti della pubertà, 26 società mediche e psicoterapeutiche europee difendono i percorsi affermativi per i minori

Smantellata pezzo per pezzo la retorica patologizzante del famigerato Cass Review: nessun passo indietro sulle linee WPATH dalla comunità scientifica europea.

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Un gruppo di medici e operatori sanitari protesta davanti al Campidoglio del Texas contro le politiche discriminatorie dello Stato, che cercano di criminalizzare l’assistenza sanitaria di affermazione di genere per i minori transgender.
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La comunità scientifica europea è compatta: i percorsi affermativi per i minori trans non sono né “sperimentali” né “pericolosi“, e non esiste alcuna “estrema cautela” che possa giustificarne la limitazione.

A metterlo nero su bianco è un documento di oltre 400 pagine, firmato da 26 società mediche e psicoterapeutiche di Germania, Austria e Svizzera. Un’analisi rigorosa della letteratura scientifica che conferma la linea della World Professional Association for Transgender Health e al contempo smantella, punto per punto, la narrazione costruita attorno al Cass Review, il controverso rapporto britannico che la destra reazionaria ha trasformato in un’arma politica per giustificare lo stop ai bloccanti della pubertà per i minori transgender nel Regno Unito e per alimentare, su scala globale, l’ondata di disingenua diffidenza verso le terapie di affermazione di genere che ha coinvolto anche il nostro paese. 

Eppure, mentre il Cass Review ha ottenuto ampia risonanza mediatica, il documento europeo è stato accolto nel silenzio più totale. Nessuna breaking news, nessun titolo d’apertura, nessuna polemica nei talk show.

Percorsi affermativi, la comunità scientifica continua a difenderli

Partiamo dai fatti. Nel dibattito sui percorsi affermativi per i minori trans, la destra reazionaria e i gruppi integralisti religiosi alla ProVita & Famiglia hanno saputo costruire un’efficace strategia retorica intorno ai bloccanti della pubertà, presentandoli come il simbolo di una presunta agenda ideologica LGBTQIA+ volta ad “indottrinare” e infine “sterilizzare” bambini e adolescenti, causando loro danni fisici e psicologici permanenti. L’obiettivo della strategia, però, non è mai stato reso noto. Perché non esiste.

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Una massiva operazione di disinformazione su un argomento poco conosciuto – e quindi facilmente strumentalizzabile – che ignora però volutamente la realtà scientifica: gli ormono-bloccanti sono trattamenti reversibili, utilizzati da decenni in endocrinologia per diverse condizioni mediche. Per le persone transgender, la loro funzione è impedire trasformazioni corporee irreversibili, alleviando la sofferenza legata alla disforia di genere. Ma sono impiegati senza, ad esempio, anche nel trattamento della pubertà precoce, un utilizzo che i detrattori spesso scelgono volutamente di ignorare.

E gli studi a supporto non mancano. Una ricerca pubblicata su JAMA Pediatrics ha seguito adolescenti transgender in trattamento con bloccanti della pubertà per due anni, dimostrando un miglioramento sostanziale del loro benessere psicosociale e una riduzione della disforia di genere. Un altro studio, pubblicato su Pediatrics, ha evidenziato una diminuzione dei sintomi depressivi e dell’ansia nei giovani trattati con la triptorelina, mentre una ricerca del Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism ha confermato la piena reversibilità del trattamento: alla sua sospensione, lo sviluppo puberale riprende normalmente.

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Le nuove linee guida delle società mediche tedesche, austriache e svizzere vanno dunque a raccogliere tutta la mole di letteratura scientifica per mettere dunque in chiaro un punto fondamentale: negare o ritardare questi trattamenti può causare danni irreversibili. “Se, in singoli casi, lo sviluppo progressivo della maturazione puberale crea una pressione temporale tale da mettere a rischio la salute mentale del paziente”, si legge nel documento, “l’accesso a chiarimenti psichiatrici o psicoterapeutici e alle opzioni di trattamento medico (i bloccanti della pubertà) deve essere garantito nel minor tempo possibile”.

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Ma ciò che distingue questo documento da altri meno affidabili non è solo il contenuto: è la metodologia. A redigerlo sono stati specialisti di medicina, endocrinologia e salute mentale, con un approccio basato sulle evidenze, un consenso ampio e una rigorosa revisione della letteratura scientifica. Esattamente l’opposto del Cass Review, un documento che vorrebbe presentarsi autorevole ma che, alla prova dei fatti, risulta metodologicamente inconsistente.

Secondo gli esperti, le falle nella sua stesura sono infatti gravissime: una selezione arbitraria degli studi analizzati, l’assenza di esperti di salute transgender tra gli autori e, soprattutto, una conclusione precostituita secondo cui la psicoterapia dovrebbe sostituire le cure ormonali per gli adolescenti trans. Peccato che nessuno degli studi citati abbia mai dimostrato che la sola terapia psicologica sia sufficiente a ridurre la disforia di genere.

Dal Cass Review alla propaganda anti-trans

Nonostante ciò, tuttavia, il Cass Review è comunque diventato uno dei principali catalizzatori dell’ondata di disinformazione e odio che ha investito i percorsi affermativi per i minori. Commissionato nel 2020 e pubblicato nella primavera del 2024, è stato accolto dai media internazionali come un documento imprescindibile nel dibattito sulle cure transgender. Testate come The Guardian, BBC, New York Times e Wall Street Journal lo hanno presentato come il primo rapporto “scientifico” a mettere in discussione le terapie di affermazione di genere, con una visione però estremamente distorta.

Il risultato? Una narrazione tanto prevedibile quanto conveniente per la destra reazionaria: la comunità scientifica sarebbe “divisa”, le cure trans “controverse”, l’Europa si starebbe “tirando indietro”. Ma ora che 26 società mediche europee hanno pubblicato un documento che lo smentisce punto per punto, dove sono quegli stessi giornali? Perché i media anglofoni non hanno dato la stessa copertura al nuovo rapporto tedesco, austriaco e svizzero?

La risposta è evidente: questa volta la scienza non serve alla narrazione conveniente. A denunciarlo è stata l’attivista e giornalista transgender Erin Reed: “Quando il Regno Unito pubblica la Cass Review per vietare l’assistenza ai trans, riceviamo di tutto, dalle notifiche push del New York Times agli editoriali su tutti i principali giornali statunitensi. Ma quando Germania, Svizzera e Austria pubblicano linee guida pro-assistenza ai giovani trans, non un singolo articolo da nessuna parte tranne il mio?”.

Anyone find it funny how when the UK releases the Cass review to ban trans care, we get everything ranging from New York Times push notifs to op-eds in every major US paper…

But when Germany, Switzerland, and Austria release pro-trans youth care guidelines, not a single article anywhere but mine?

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— Erin Reed (@erininthemorning.com) March 10, 2025 at 11:52 PM

 

 

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