Avezzano, ragazzo trans non binario ottiene dal Tribunale la rettifica anagrafica senza terapia ormonale

Decisione basata su certificazione psicologica, senza imposizione di trattamenti sanitari. Ci racconta tutto la sua avvocata.

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Il Tribunale di Avezzano, con un provvedimento emesso il 13 gennaio 2026, ha riconosciuto a una persona non binaria la rettifica anagrafica di prenome e genere sull’atto di nascita senza imporre l’obbligo di intraprendere una terapia ormonale o altri trattamenti medici.

La decisione si fonda su un certificato psichiatrico e su una relazione psicologica, senza che il giudice abbia ritenuto necessario accertare trasformazioni fisiche dei caratteri sessuali né imporre una “transizione medicalizzata”.

Jefferson, questo il nome del ragazzo, 19enne di Avezzano, giovane attivo in un’associazione LGBTIAQ+ locale, già impegnato nella carriera alias all’Università di Giurisprudenza locale che frequenta, aveva espresso alla sua avvocata Silvia Tiburzi il desiderio di adottare un nome maschile diverso da quello femminile presente sui propri documenti, mostrandosi tuttavia poco interessatə alla lettera M o alla lettera F del genere.

Era il nome a creare problemi, mentre non ha mai manifestato preferenze sui pronomi maschile o femminile, fin dall’inizio dell’iter legale” spiega l’avvocata a Gay.it.

Purtroppo in Italia non è possibile registrare all’anagrafe il genere (X) non binario, come accade in varie modalità in altri 15 paesi,  così come non è possibile avere sui documenti un nome chiaramente maschile associato al genere F. “Non era minimamente interessato ad effettuare una cura ormonale, proprio perché da persona non binaria, non aveva interessa a transitare fisicamente” sottolinea l’avvocata Tiburzi “Ciò che creava problemi era proprio il nome. Ma il ragazzo ha capito e non ha avuto problemi ad accettare anche la rettifica del genere in M, pur di avere il proprio nome di elezione maschile registrato sui documenti“.

Appassionato di musica, Jefferson ha confidato di essere fieramente una persona trans non binaria (“a differenza di molte persone trans che rifiutano l’identità trans” dice) e di aver compreso la propria identità intorno ai 15 anni, dopo una fase iniziale di disagio che solo successivamente ha riconosciuto come legata all’identità di genere. Definisce quel percorso come “transizione sociale“, e parla del suo coming out come quello di persona non binaria che adotto il pronome maschile. Ha preso in considerazione la mastectomia, che sente come una scelta possibile da rimandare però al futuro. Per ora un’espressione maschile lo rappresenta pienamente e non è qualcosa a cui intende rinunciare.

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Il percorso legale è iniziato con qualche riserva “avevo preparato Jefferson alla possibilità che la richiesta venisse rigettata, soprattuto per l’assenza di terapia ormonale prevista dalla legge 164/82, anche dopo la modifica del 2015 che ha stralciato l’obbligo di interventi chirurgici” ci racconta l’avvocata.

Invece il Tribunale ha dato il proprio parere favorevole anche senza terapie ormonali “Abbiamo puntato il nostro ricorso sull’interpretazione della 164 nella dicitura particolare della modificazione psicologica del genere, su quanto andasse prediletta rispetto alle modificazioni biologiche” sottolinea l’avvocata “a quel punto la pubblica ministera con un gran sorriso ha detto Sì“.

Nel passo successivo il giudice istruttore ha voluto chiedere direttamente a Jefferson come si sentisse, e se in effetti quel nome scritto all’anagrafe alla nascita gli causasse dolore “Il magistrato non ha fatto domande sulle terapie ormonali, le cose erano già molto chiare anche a lui. E così siamo arrivati alla sentenza favorevole” racconta con giustificato orgoglio l’avvocata Tiburzi.

Una sentenza analoga c’era stata nel marzo 2022 presso il Tribunale di Roma: Alex, persona trans non binaria, aveva ottenuto la rettifica del genere sul proprio documento anagrafico senza necessità di percorsi medicalizzati e dunque senza “patologizzare” il tema dell’affermazione di genere di una persona non binaria.

Secondo quanto emerso ad Avezzano, il Tribunale ha affermato il diritto all’autodeterminazione della persona e il principio secondo cui il riconoscimento giuridico dell’identità di genere non può essere subordinato a trattamenti sanitari non desiderati.

L’avvocata Silvia Tiburzi ha definito la decisione “rivoluzionaria”, e ha rimarcato come essa si inserisca in un’evoluzione della giurisprudenza italiana che, pur non ancora uniforme, tende a sganciare il riconoscimento anagrafico dall’obbligo di interventi medici.

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