Tra le tante, tantissime serie cancellate dall’oggi al domani nell’ultimo anno Boots è stata probabilmente quella che ha fatto più rumore. Seppur non si dovrebbe tecnicamente parlare di ‘cancellazione’ bensì di mancato rinnovo, perché Boots, ispirata al libro The Pink Marine di Greg Cope White, era nata come miniserie auto-conclusiva, il taglio deciso da Netflix ha suscitato clamore perché erano tutti pronti a tornare sul set.
Gli attori, gli showrunner e lo stesso Cope White, che ha attinto dalla propria esperienza di omosessuale nei Marine per raccontare cosa fosse l’esercito statunitense negli anni ’80 e ’90, quando era illegale essere gay al suo interno. Dinanzi alle ottime critiche ricevute e a quelli che sembravano buonissimi ascolti, tanto dall’aver scalato le Top10 Netflix di mezzo mondo, Boots sembrava potesse andare incontro ad una seconda stagione, fino allo stop improvviso del colosso streaming, arrivato poche settimane dopo l’attacco choc del Pentagono che ha definito la serie “spazzatura woke”.
Ted Sarandos “spiega” la cancellazione di Boots
Ultimo progetto del compianto Norman Lear, Boots 2 non ha ricevuto il tanto atteso via libera, scatenando l’indignazione dei fan. Dopo mesi di silenzio il co-CEO di Netflix Ted Sarandos, poche settimane fa attaccato dai repubblicani alla Camera perché a loro dire il colosso streaming diffonderebbe “propaganda trans” ai più piccoli, ha finalmente preso di petto l’argomento.

“Si parlava della cancellazione di Boots“, gli chiesto Marc Malkin di Variety sul red carpet degli Annual DGA Awards. “La gente è rimasta sorpresa dalla mancata seconda stagione, si è dato per scontato che fosse legato al Dipartimento della Guerra, che l’ha attaccata. Tutto questo ha avuto a che fare con quella decisione?”.
“Assolutamente no”, ha risposto Sarandos. “Si tratta di decisioni aziendali basate sul pubblico in relazione al costo della serie. Chi spinge play la guarda fino alla fine? Le dà un paio di pollici in su? Continua a crescere? Tutte queste cose. Queste decisioni vengono presa ogni giorno”. Il CEO di Netflix ha poi aggiunto: “Il bello per cui le persone si arrabbiano quando cancelli una serie è perché la amano. Questa è la parte migliore del nostro lavoro: la gente ama davvero il prodotto. Ed è straziante cancellare qualsiasi serie, in particolare una serie che mi ha portato Norman Lear. È stata la sua ultima serie.”
“Ho adorato quella serie”, il commento del giornalista Malkin. “Sono un fan anche io“, ha replicato Sarandos. Eppure Boots 2 non vedrà mai la luce, con il CEO di Netflix che non ha convinto del tutto, perché numeri alla mano la prima stagione ha superato ogni più rosea aspettativa della vigilia, con il suo cast inclusivo che comprendeva ben 5 attori dichiaratamente gay come Miles Heizer, Max Parker, Sachin Bhatt, Angus O’Brien e Jack Cameron Kay, senza dimenticare lo showrunner Andy Parker, lo sceneggiatore Dominic Cólon e il regista Peter Hoar.
Ambientata nel mondo duro e imprevedibile del Corpo dei Marines degli Stati Uniti negli anni ’90, quando essere gay nell’esercito era ancora illegale, Boots segue Cameron Cope (Miles Heizer), un giovane senza una direzione nella vita nonché gay non dichiarato e il suo migliore amico Ray McAffey (Liam Oh), figlio di un marine decorato, mentre si uniscono a un gruppo eterogeneo di reclute. Insieme affrontano le mine letterali e metaforiche del campo di addestramento, stringendo legami inaspettati e scoprendo la loro vera identità in un ambiente progettato per spingerli al limite.
A fine dicembre Brent Miller, che è stato socio di produzione del compianto Norman Lear, ha ipotizzato una 2a stagione di Boots su un’altra piattaforma: “Norman stato orgoglioso di sapere che l’ultima serie a portare il suo nome sia stata così significativa per così tante persone nei 196 paesi in cui Netflix opera”. “E sebbene fosse consapevole che le cancellazioni accadono continuamente per varie decisioni aziendali, avrebbe incoraggiato me, i nostri colleghi produttori e Sony a fare tutto ciò che è umanamente possibile affinché i nostri attori, autori e produttori cercassero di trovarci una nuova casa“. “E naturalmente, avrebbe incoraggiato i fan a far sentire la loro voce il più forte possibile per garantire una seconda stagione, ovunque e in qualsiasi momento.”

