Una sparatoria nel Rhode Island, negli Usa, durante una partita di hockey ha trasformato una serata di festa in una tragedia familiare. Alla Lynch Arena di Pawtucket, Roberta Esposito, donna trans, ha aperto il fuoco contro l’ex moglie e il figlio, uccidendoli e ferendo gravemente altre tre persone prima di togliersi la vita.
Le autorità hanno definito l’episodio un “attacco altamente mirato” e un caso di “violenza domestica” esploso in uno dei luoghi più affollati della città.
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Sparatoria nel Rhode Island durante la “senior night”
Erano circa le 14:30 di lunedì quando i colpi di arma da fuoco hanno interrotto la “senior night”, la serata dedicata agli studenti che si diplomeranno nel 2026. L’arena ospitava partite tra diverse scuole locali: Coventry, Johnston, North Providence, North Smithfield contro la St. Raphael Academy e la Providence Country Day School.
Secondo la polizia, come riportato dal New York Post, la donna, che si faceva chiamare Roberta Esposito, ha sparato contro l’ex moglie Rhonda, 52 anni, contro il figlio 23enne Aidan Dorgan e contro i genitori di lei, Linda e Gerald Dorgan, oltre a un amico di famiglia, Thomas Geruso.
Rhonda è morta sul posto. Aidan è deceduto in ospedale. I tre feriti restano in condizioni critiche.
Il capo della polizia di Pawtucket, Tina Goncalves, ha definito la sparatoria un “attacco altamente mirato” e un “episodio di violenza domestica”. “Non c’era alcun segnale che potesse far pensare a un episodio di violenza. Questa persona aveva partecipato a molte partite di hockey in passato”, ha dichiarato Goncalves ai giornalisti, aggiungendo: “L’abbiamo identificata tramite il nome di nascita. Ma abbiamo anche appreso che si fa chiamare Roberta e usa anche il cognome Esposito”.
Le immagini di sorveglianza mostrerebbero Roberta entrare e uscire dall’arena prima di rientrare e aprire il fuoco. Era armata con una Glock calibro 10 mm e una SIG Sauer P226.
Il panico tra studenti e famiglie
Una diretta streaming della partita ha catturato il momento in cui si sentono circa 11 colpi di arma da fuoco. Sugli spalti e in pista è scoppiato il caos. Molti testimoni hanno raccontato di aver inizialmente scambiato i rumori per “palloncini che scoppiano” o “ragazzi che sbattevano i pattini contro le balaustre”.
Olin Lawrence, portiere del secondo anno della Coventry High School, ha raccontato a CBS News:
“Cercavamo solo di metterci in salvo. Volevamo capire se tutti stavano bene e se erano al sicuro. Ci siamo appoggiati contro la porta e abbiamo cercato di restare al riparo. È stato molto spaventoso. Eravamo molto nervosi. Ci sono stati tanti colpi”.
I giocatori hanno abbandonato perfino i pattini pur di fuggire. Alcuni hanno scavalcato le balaustre dirigendosi verso gli spogliatoi. Altri spettatori sono corsi verso le uscite mentre qualcuno tentava di praticare la rianimazione cardiopolmonare alle vittime sugli spalti.
L’uomo intervenuto durante la sparatoria
Determinante è stato l’intervento di alcuni presenti. Michael Black, che si trovava sugli spalti per sostenere il figlio di un amico, ha raccontato a WCVB di aver affrontato direttamente Esposito:
“Ho sentito due colpi e ho pensato: ‘Palloncini che scoppiano’. Poi ho sentito un altro scoppio e ho capito che non era un palloncino”.
Dopo aver individuato Esposito, ha detto alla moglie e all’amico di scappare e si è lanciato contro la persona armata: “Ho esitato per circa un secondo, lo si vede anche nel video… perché la stavo guardando e, non appena le persone si sono spostate, sono salito sul gradino successivo e ho saltato”. Poi ha aggiunto: “Ho semplicemente afferrato, sono andato verso la pistola e la mia mano è rimasta incastrata”.
La mano sinistra di Black è rimasta bloccata nel meccanismo dell’arma, impedendo ulteriori colpi. Altri spettatori sono intervenuti per immobilizzare la persona armata mentre cercava di premere il grilletto. Durante la colluttazione sono caduti a terra caricatori pieni di munizioni.
Secondo la polizia, la donna avrebbe poi estratto una seconda arma e si sarebbe tolta la vita con un colpo di pistola.
Black ha ricevuto nove punti di sutura alla mano e ha riportato una bruciatura sul volto causata dall’espulsione di un bossolo. Nonostante l’elogio pubblico delle autorità, ha respinto l’etichetta di eroe: “Non è la definizione giusta per me. Ci sono eroi nella mia vita e non metterei certo me stesso in quella categoria”.
Le indagini: armi legali e movente ignoto
Le armi utilizzate erano state acquistate legalmente. Esposito possedeva una licenza per il porto d’armi in Florida; non è ancora chiaro se fosse autorizzata a portarle anche fuori dallo Stato.
Il movente esatto resta sconosciuto. Le autorità hanno parlato di un “risentimento profondo e letale” nei confronti dei familiari, i cui rapporti sarebbero stati segnati da tensioni profonde e mai risolte.
Il sindaco di Pawtucket, Donald Grebien, ha dichiarato: “Pawtucket è una comunità forte e resiliente, ma stasera siamo una città in lutto. Resteremo uniti per sostenere tutte le persone colpite nei giorni difficili che ci attendono”.
Anche l’ufficio di Boston dell’FBI sta collaborando alle indagini insieme all’Ufficio del Procuratore Generale del Rhode Island. Il governatore Daniel McKee ha commentato: “Avere praticamente un’intera famiglia colpita a colpi d’arma da fuoco e diverse persone uccise è qualcosa che non riesco nemmeno a immaginare per quelle famiglie”.
Il profilo di Roberta Esposito
Nei giorni successivi alla sparatoria alla Lynch Arena di Pawtucket nel Rhode Island, nuovi elementi sono emersi sul profilo di Roberta Esposito, riportati sempre dal New York Post.
Secondo quanto riportato dall’emittente locale WPRI, si sarebbe sottoposta a un intervento di affermazione di genere nel 2020. La sua identità trans, stando ai documenti giudiziari citati dai media americani, sarebbe stata al centro di una lunga e conflittuale battaglia legale con l’ex moglie.
Nei documenti relativi al divorzio, presentato nel 2020, l’ex moglie avrebbe inizialmente indicato tra le motivazioni “intervento di riassegnazione di genere, tratti narcisistici e disturbo della personalità”, di cui almeno in uno trapela l’ombra della transfobia. Successivamente, la motivazione sarebbe stata modificata in “differenze inconciliabili che hanno causato l’immediato deterioramento del matrimonio”.
In uno dei documenti citati dal New York Post, Esposito nel 2020 si presentò al Dipartimento di Polizia di North Providence denunciando un presunto tentativo di allontanamento dall’abitazione familiare da parte del suocero, avvenuto – secondo il suo racconto – dopo il recente intervento di affermazione di genere. Nei documenti giudiziari si legge che avrebbe riferito agli agenti di essere stata minacciata: il padre della moglie avrebbe detto di poterla “far uccidere da una gang asiatica di strada” se non avesse lasciato la casa in cui viveva. Sempre stando alla versione fornita, il suocero avrebbe inoltre pronunciato un insulto transfobico, affermando che una persona come lei “non sarebbe rimasta a casa mia”.
Parallelamente, è emerso il contenuto di un account X apparentemente riconducibile a lei. La notte precedente alla strage, avrebbe scritto in risposta a un post anti-trans: “Continuate a colpirci. Ma poi non chiedetevi perché andiamo fuori di testa”.

L’account – la cui autenticità è oggetto di verifiche – conterrebbe migliaia di post definiti “sconnessi” da diversi media statunitensi. Tra questi, interventi contro l’odio anti-trans ma anche contenuti antisemiti, pro-nazisti e razzisti. In altri messaggi, avrebbe espresso sostegno al Secondo Emendamento della Costituzione americana, all’ICE e posizioni contrarie all’aborto.
Il quadro che emerge è quello di un profilo ideologicamente frammentato e contraddittorio, in cui rivendicazioni contro la transfobia convivevano con dichiarazioni estremiste e contenuti d’odio.
A parlare pubblicamente è stata anche una donna vista uscire dalla stazione di polizia di Pawtucket dopo la sparatoria, che ha dichiarato ai giornalisti che l’autore era “suo padre”: “Ha sparato alla mia famiglia, e ora è morto”, ha detto, aggiungendo che aveva “problemi di salute mentale” ed era “molto malato”.
Al momento le autorità non hanno diffuso dettagli clinici né confermato eventuali diagnosi psichiatriche. Tuttavia, nella ricostruzione della vicenda resta centrale il tema della salute mentale e dell’escalation di conflitti familiari che, nel tempo, avrebbero contribuito a un deterioramento culminato nella strage.
Identità trans e narrazione mediatica
Roberta Esposito era una persona trans. Questo dato è stato riportato dalle autorità e dai media statunitensi, ma gli investigatori non hanno indicato alcun collegamento tra l’identità di genere e il movente dell’attacco.
Si tratta, secondo le forze dell’ordine, di un caso di violenza domestica culminato in una strage familiare. Come in ogni altro fatto di cronaca nera, l’attenzione resta sui fatti: le vittime, la dinamica, le responsabilità, le eventuali falle nei sistemi di prevenzione.
Le scuole coinvolte hanno confermato che nessun altro studente è rimasto ferito. La St. Raphael Academy ha riferito: “nessun membro della nostra comunità scolastica è rimasto ferito”. Il sovrintendente di Coventry ha assicurato che tutti gli studenti sono stati rintracciati.
Una comunità sotto shock
La Dennis M. Lynch Arena è la pista locale dei Johnson and Wales Wildcats. Quel pomeriggio ospitava un evento sportivo giovanile che avrebbe dovuto celebrare il percorso degli studenti verso il diploma.
La violenza esplosa sugli spalti ha invece segnato profondamente la comunità. Le immagini dei ragazzi barricati negli spogliatoi, dei genitori in fuga, dei soccorritori intenti a praticare la rianimazione restano il simbolo di una tragedia che, secondo la polizia, si è consumata in pochi minuti ma che lascerà conseguenze durature.
Le indagini proseguono per chiarire ogni dettaglio della sparatoria nel Rhode Island. Il bilancio resta drammatico: tre morti, tre feriti in condizioni critiche e una comunità sotto shock per una sparatoria che ha trasformato un evento scolastico in una tragedia familiare.


