Il 25 febbraio la Commissione europea sarà chiamata a esprimersi su una delle più rilevanti iniziative civiche degli ultimi anni in materia di diritti sessuali e riproduttivi. Al centro del dibattito c’è “My Voice, My Choice”, l’Iniziativa dei cittadini europei che chiede un accesso sicuro e accessibile all’aborto in tutta l’Unione.

A rivolgere un appello diretto alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e alla commissaria responsabile, Hadja Lahbib, sono state anche Arcigay e Arcigay ReteDonneTransfem, che in un post social hanno ricordato la posta in gioco: “Il 25 febbraio, Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, e Hadja Lahbib, commissaria responsabile, insieme ai loro colleghi, decideranno se l’UE attuerà le richieste dell’iniziativa My Voice, My Choice per un accesso sicuro all’aborto”.

20 milioni di donne senza accesso sicuro all’aborto in Europa

Secondo i promotori dell’iniziativa, in Europa “attualmente 20 milioni di donne non hanno accesso sicuro, e la loro salute e la loro vita sono costantemente a rischio”. Un dato che fotografa una realtà frammentata, in cui il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza è garantito in modo disomogeneo tra gli Stati membri.

La campagna punta a intervenire proprio su questo squilibrio strutturale. “My Voice, My Choice vuole cambiare questa situazione”, si legge nel materiale diffuso dagli organizzatori.

Nel dettaglio, il movimento denuncia una serie di criticità concrete: “È inaccettabile che ancora oggi in Polonia le donne muoiano per questo motivo. Che le donne soffrano finanziariamente perché l’aborto non è gratuito. Che le donne in Italia e altri paesi siano costrette a percorrere lunghe distanze o a cercare alternative non sicure a causa della mancanza di fornitori di servizi”.

1,2 milioni di firme raccolte: ora la verifica degli Stati membri

L’Iniziativa dei cittadini europei “La mia voce, la mia scelta” ha superato la soglia richiesta dai Trattati, raccogliendo oltre un milione di sottoscrizioni in almeno sette Stati membri. Gli organizzatori parlano di “1,2 milioni di firme”, un dato confermato anche dal Parlamento europeo.

Le firme sono attualmente in fase di verifica da parte degli Stati membri dell’UE, passaggio necessario prima che la Commissione sia formalmente chiamata a rispondere.

Come previsto dal meccanismo dell’Iniziativa dei cittadini europei – introdotto con il Trattato di Lisbona e pensato per rafforzare la partecipazione diretta dei cittadini alla vita legislativa dell’Unione – una volta superata la soglia minima, la Commissione deve esaminare la proposta e indicare se intende presentare misure legislative o meno, motivando la propria decisione.

La risoluzione del Parlamento europeo: “Grande vittoria per tutte le donne”

Foto: My Voice, My Choice
Foto: My Voice, My Choice

Il 17 dicembre 2025 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione non vincolante a sostegno dell’iniziativa. Il testo è stato approvato con 358 voti favorevoli, 202 contrari e 79 astensioni.

Nel comunicato ufficiale si legge che il Parlamento “afferma che molte donne in Europa non dispongono ancora di un accesso pieno a un aborto sicuro e legale” ed “esprime preoccupazione per i persistenti ostacoli giuridici e pratici presenti in diversi Stati membri”. I deputati “invitano pertanto tali paesi a riformare le proprie leggi e politiche riguardo l’aborto in linea con gli standard internazionali in materia di diritti umani”.

In linea con l’Iniziativa dei cittadini, il Parlamento chiede alla Commissione di istituire “un meccanismo finanziario opzionale, aperto a tutti gli Stati membri su base volontaria e sostenuto da fondi dell’UE”. Questo strumento consentirebbe agli Stati partecipanti di “garantire l’accesso all’interruzione sicura della gravidanza, nel rispetto delle rispettive normative nazionali, alle persone che non hanno accesso a un aborto sicuro e legale”.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

Dopo il voto, la relatrice Abir Al-Sahlani (Renew, Svezia) ha dichiarato: “Questo voto rappresenta una grande vittoria per tutte le donne in Europa. L’UE ha finalmente dimostrato che la salute sessuale e riproduttiva è un diritto umano fondamentale. I cittadini dell’UE hanno fatto sentire la propria voce e hanno dimostrato di avere a cuore la vita, la salute e i diritti delle donne. E il Parlamento europeo ha dato seguito a questa richiesta. Questa iniziativa mostra ciò che è possibile quando cittadini e istituzioni uniscono le forze. Questo è il senso della democrazia”.

Meccanismo di solidarietà e ruolo dell’UE

La proposta centrale emersa dalla risoluzione riguarda dunque un meccanismo di solidarietà volontario finanziato dall’Unione europea. Non si tratta di imporre una normativa uniforme sull’aborto – materia che resta di competenza nazionale – ma di offrire uno strumento di sostegno concreto agli Stati che decidano di aderire.

Il Parlamento sottolinea inoltre “il ruolo dell’UE nel sostenere il miglioramento della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi” e chiede “un’azione europea più incisiva per tutelare l’autonomia corporea e l’accesso universale a tali diritti, inclusi l’informazione sulla pianificazione familiare, la contraccezione accessibile, l’aborto sicuro e legale e l’assistenza materna”.

Nel testo si esprime anche “preoccupazione per il crescente regresso dei diritti delle donne e l’uguaglianza di genere in Europa e nel mondo, anche in materia di diritti sessuali e riproduttivi, e per gli attacchi ai difensori dei diritti delle donne”, con una “ferma condanna dei movimenti anti-genere che mirano a minare l’uguaglianza e i diritti umani”.

Chi è “My Voice, My Choice”

Foto: My Voice, My Choice
Foto: My Voice, My Choice

“My Voice, My Choice” si definisce “un movimento di amiche, attivisti e attiviste e organizzazioni”, individui di ogni estrazione sociale, di ogni sesso e di diverse fasce d’età, uniti dal desiderio comune di rendere l’Europa un posto migliore.

L’obiettivo dichiarato è quello di immaginare un’Europa che protegga l’uguaglianza e chieda giustizia e rispetto per i diritti fondamentali, inclusi quelli legati alla riproduzione.

Dopo la fase di verifica delle firme, “a settembre inizierà il nostro percorso per convincere i politici europei ad agire”, annunciano gli organizzatori.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da My Voice, My Choice (@myvoicemychoiceorg)

Le prossime tappe: la risposta della Commissione entro marzo 2026

La Commissione europea ha tempo fino all’inizio di marzo 2026 per indicare “eventuali misure – legislative o non legislative – che intende adottare, nonché le motivazioni della propria decisione”.

Il passaggio del 25 febbraio rappresenta dunque un momento chiave: la scelta dell’esecutivo europeo determinerà se l’iniziativa si tradurrà in una proposta concreta o resterà un segnale politico.

Per le associazioni LGBTQIA+ e femministe che sostengono la campagna, la questione dell’aborto sicuro e accessibile è parte integrante di una più ampia battaglia per l’autonomia corporea e i diritti fondamentali. Il messaggio rilanciato da Arcigay e Arcigay ReteDonneTransfem è esplicito: “Dite sì a My Voice, My Choice”.

In un’Europa attraversata da spinte conservatrici e da regressioni legislative in alcuni Paesi, la decisione della Commissione sarà letta come un indicatore della volontà politica dell’Unione di difendere o meno la salute sessuale e riproduttiva come diritto umano fondamentale.

Il 25 febbraio sarà un banco di prova politico e simbolico: capire se l’Europa intende trasformare 1,2 milioni di firme in un impegno concreto per garantire a tutte le donne un aborto sicuro e accessibile, oppure limitarsi a registrare una mobilitazione senza precedenti senza tradurla in azione.

© Riproduzione riservata.