L’ambito 40esimo Teddy Award del Festival di Berlino, premio che dal 1987 viene assegnato al miglior film a tematica LGBTQIA+ della manifestazione, è stato vinto da Ivan & Hadoum, diretto da Ian de la Rosa e interpretato da Silver Chicón e Herminia Loh. Una storia d’amore che la giuria ha descritto come un film “i cui confini possono essere definiti solo da coloro che hanno il coraggio di abbatterli”, un’opera che “supera le barriere sociali e morali, catturando l’essenza dei sentimenti umani in una storia commovente, provocatoria e indimenticabile”. La giuria ha celebrato Ian de la Rosa, regista dichiaratamente trans, per le sue opere che “esplorano l’intimità, l’identità e l’esperienza umana con tenerezza, coraggio e finezza cinematografica. Iván & Hadoum è un film audace, commovente e indimenticabile che rimane impresso a lungo dopo i titoli di coda, a testimonianza della visione e della maestria di Ian”.

“Amarsi profondamente, e amare noi stessi, è un atto politico. Amare è resistere“, il commento dell’esordiente Ian de la Rosa, per un film ambientato nel sud della Spagna.
Iván, uomo trans interpretato da Silver Chicón, performer noto nella scena drag londinese, si innamora della collega Hadoum, interpretata da Herminia Loh, musicista marocchina attiva in Andalusia. Ma la tanto attesa promozione interferisce con la loro relazione, costringendo Iván a decidere che tipo di persona voglia essere. Questa la stringata sinossi di una pellicola presentata alla Berlinale 76 nella sezione Panorama.
Ivan & Hadoum ha superato in volata Rose di Markus Schleinzer, film che era in corsa per l’Orso d’Oro e che ha visto la straordinaria Sandra Hüller vincere il suo secondo premio recitativo da protagonista alla Berlinale 20 anni dopo la prima volta come miglior attrice per Requiem. Seconda attrice di sempre a riuscirci dopo la leggendaria Shirley MacLaine, nel 1959 e nel 1971.
Anche Rose è un’opera che affronta tematiche legate all’identità di genere, ambientata all’inizio del XVII secolo, con un misterioso soldato che arriva in un isolato villaggio protestante. Minuto e modesto di natura, con il volto sfigurato da una cicatrice, questo straniero si dichiara erede di una fattoria abbandonata da tempo e produce un documento a sostegno della sua pretesa di eredità presso i sospettosi abitanti del villaggio. Con il passare del tempo, superando i loro dubbi e dimostrandosi un uomo laborioso e timorato di Dio, entra a far parte della comunità. Tuttavia, la sua ricerca di accettazione si basa su una sfacciata menzogna. La storia vera e contorta di una truffatrice che, sfidando il suo essere nata nel corpo di una donna, si è comportata come un uomo e ha ingannato un intero villaggio.
Chi è Ian de la Rosa?

Ian de la Rosa, classe 1988, è un regista e sceneggiatore spagnolo trans, noto per il suo impegno nella rappresentazione delle identità non binarie e transgender. La sua produzione artistica ha spesso esplorato l’intersezione tra desiderio, identità e marginalità. In più interviste Ian ha ribadito l’importanza di normalizzare l’esperienza trans sullo schermo, affermando che “essere trans è meraviglioso” e cercando di superare la narrazione del “conflitto” per concentrarsi su storie di amore e desiderio universali. Formatosi in regia cinematografica presso l’ESCAC (Escola Superior de Cinema i Audiovisuals de Catalunya), Ian ha diretto più episodi di diretto episodi di Vestidas de azul, serie sequel di Veneno che ha approfondito la memoria storica della comunità trans in Spagna. Ivan & Hadoum è il suo primo film da regista.
Ivan & Hadoum, le recensioni della critica
“Iván & Hadoum appare anche sovversivamente anarchico nella sua rappresentazione della caratterizzazione dimensionale, riflettendo come essere trans sia solo un elemento di un’identità invece del fattore eclissante che definisce ogni interazione umana“, il commento di Nicholas Bell per IoNonCinema.
“Spostare il peso dalle persone ai luoghi in cui vivono, per esprimere le proprie esperienze in modi che potrebbero non essere in grado di esprimere da soli, si rivela profondamente perspicace in questo delicato dramma su due amanti sfortunati“, ha aggiunto Stephen Saito per Moveable Fest.
“Iván & Hadoum è un film che rinnova l’attenzione del cinema spagnolo contemporaneo per l’articolazione sentimentale e psicologica delle questioni sociali legate al lavoro e alle relazioni familiari“, ha scritto Massimo Causo per Duel.
“Iván & Hadoum è un approdo, un’opera prima fortemente legata al percorso del regista che tiene dentro la riflessione melodrammatica sull’identità trans, il racconto di formazione nel crinale tra tarda adolescenza ed età adulta, l’attenzione a un paesaggio culturale ai margini delle metropoli“, ha aggiunto Lorenzo Ciofani per Cinematografo.
“Iván & Hadoum combina elementi del genere romantico e del dramma sociale in un registro misurato che evita di scivolare nel melodramma esplicito”, scrive Martin Kudláč per Cineuropa. “Pur adottando il topos dell’amore proibito, il film sposta gradualmente l’accento verso questioni di identità personale e di accettazione (di sé), lasciando che il conflitto del lavoro funzioni da contesto piuttosto che da principale veicolo di critica politica“.
“Iván & Hadoum è un’opera sull’amore alla periferia dell’Europa, dove identità, lavoro e appartenenza si intrecciano in modo inestricabile“, ha scritto Gherardo Ugolini per CloseUp. “Ma è anche un racconto universale sulla scelta tra ciò che conviene e ciò che rende vivi. Nel porre Iván davanti alla domanda su “che tipo di uomo” voglia essere, De la Rosa – che ha vissuto lui stesso un’esperienza di transizione sessuale – firma un esordio di eccellente qualità mettendo in scena la responsabilità individuale dentro le strutture del potere. E lascia allo spettatore il compito – non semplice – di riconoscersi in quella scelta“.
Teddy Award 2026, gli altri premi assegnati
Il Teddy Award per il Miglior Documentario è stato assegnato a Barbara Forever, ritratto di Brydie O’Connor dedicato alla pioniera del cinema lesbico Barbara Hammer. La giuria ha elogiato il doc per aver tracciato “l’evoluzione di una regista visionaria per la quale vivere una vita lesbica e trovare un’adeguata rappresentazione di essa erano inseparabili dalla sua pratica sperimentale”, e per aver portato avanti l’impegno di Hammer nell’aprire la sua arte alle nuove generazioni.

Il premio per il miglior cortometraggio è andato a Taxi Moto di Gaël Kamilindi, mentre il premio della Giuria è stato assegnato a Der Heimatlose / Processo a Hein di Kai Stänicke, descritto come una meditazione sulla “fragilità dell’identità e sull’inafferrabile territorio della memoria“, un film che si muove “tra certezze e dubbi, tra chi siamo e chi gli altri credono che siamo“. Il Premio del Pubblico Gen Z è è stato vinto dallo spagnolo Cura Sana di Lucía G. Romero. Il Teddy Award alla carriera, infine, è stato consegnato a Céline Sciamma, sceneggiatrice e regista francese autrice di cult come “Tomboy”, “Petite Maman” e “Ritratto della giovane in fiamme”.
Berlino 2026, il palmares ufficiale
Golden Bear for Best Film: “Yellow Letters,” İlker Çatak
Silver Bear Grand Jury Prize: “Salvation,” Emin Alper
Silver Bear Jury Prize: “Queen at Sea,” Lance Hammer
Silver Bear for Best Director: “Everybody Digs Bill Evans,” Grant Gee
Silver Bear for Best Lead Performance: “Rose,” Sandra Hüller
Silver Bear for Best Supporting Performance: “Queen at Sea,” Anna Calder-Marshall e Tom Courtenay
Silver Bear for Best Screenplay: “Nina Roza,” Geneviève Dulude-De Celles
Silver Bear for Outstanding Artistic Contribution: “Yo (Love is a Rebellious Bird),” Anna Fitch and Banker White
PERSPECTIVES COMPETITION
GWFF Best First Feature Award: “Chronicles From the Siege,” Abdallah Alkhatib
Special Mention (Coup de Coeur): “Forest High,” Manon Coubia
BERLINALE DOCUMENTARY AWARD
Best Documentary: “If Pigeons Turned to Gold,” Pepa Lubojacki
Special Mentions: “Tutu,” Sam Pollard; “Sometimes I Imagine Them All at a Party,” Daniela Magnani Hüller
SHORT FILM COMPETITION
Golden Bear for Best Short Film: “Someday a Child,” Marie-Rose Osta
Silver Bear for Best Short Film: “A Woman’s Place is Everywhere,” Fanny Texier
Berlinale Shorts Filmmaker Award: “Kleptomania,” Jingkai Qu
PANORAMA AUDIENCE AWARDS
Audience Award (Fiction): “Prosecution,” Faraz Sharia
First Runner-up: “Four Minus Three,” Adrian Goiginger
Second Runner-up: “Mouse,” Kelly O’Sullivan and Alex Thompson
Audience Award (Documentary): “Traces,” Alisa Kovalenko and Marysia Nikitiuk
First Runner-up: “The Other Side of the Sun,” Tawfik Sabouni
Second Runner-up: “Bucks Harbor,” Pete Muller
FIPRESCI AWARDS
Competition: “Soumsoum, the Night of the Stars,” Mahamat-Saleh Haroun
Perspectives: “Animol,” Ashley Walters
Panorama: “Narciso,” Marcelo Martinessi
Forum: “AnyMart,” Yusuke Iwasaki





