Senegal, nuova stretta contro le persone LGBTIAQ+: fino a 10 anni di carcere e reato di “apologia”

Il governo guidato da Ousmane Sonko adotta una riforma del Codice penale che inasprisce le pene per gli “atti contro natura” e colpisce anche sostegno, attivismo e informazione.

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In Senegal la repressione contro le persone LGBTQIA+ rischia di entrare in una fase ancora più dura. Nelle ultime ore il primo ministro Ousmane Sonko ha rilanciato pubblicamente una riforma dell’articolo 319 del Codice penale (quello sugli “atti contro natura”) che raddoppia la pena massima e, soprattutto, estende la punibilità oltre l’atto sessuale: nel mirino finiscono anche “apologia” e “finanziamento” di attività considerate come “promozione” dell’omosessualità.

Queste novità si innestano nel clima già descritto da Gay.it due settimane fa: arresti, gogna mediatica, confusione strumentale tra reati gravissimi e orientamento sessuale/identità di genere, e uso dell’HIV come leva di stigma. Oggi, però, il salto è istituzionale: si parla di testo di legge adottato in Consiglio dei ministri e già portato all’attenzione del Parlamento.

 

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Cosa cambia: da 5 a 10 anni, multe più alte e più reati “di contorno”

Secondo quanto riportato da più fonti, il progetto di legge prevede:

  • carcere da 5 a 10 anni e multe da 2 a 10 milioni di franchi CFA (da 3mila a 15mila euro circa) per gli atti definiti “contro natura” (mentre l’attuale quadro prevedeva fino a 5 anni)
  • una definizione esplicita: “ogni atto sessuale o a carattere sessuale tra due persone dello stesso sesso” (formulazione rilanciata anche da un post virale attribuito alle parole di Sonko che trovate impaginato nell’articolo)
  • un aggravamento legato all’età: Reuters segnala che la pena massima verrebbe applicata se l’atto è commesso con una persona sotto i 21 anni (elemento che amplifica la zona grigia e il rischio di abusi)
  • l’introduzione di un reato di “apologia” con pene indicate tra 3 e 7 anni e multe dedicate
  • la punibilità di chi “finanzia o appoggia” attività considerate come promozione di omosessualità/bisessualità e, nel testo rilanciato sui social, un elenco che include anche transizione di genere (definita transessualità)
  • la previsione, riportata da Agence de presse sénégalaise e ripresa da TV5Monde, per cui il giudice non potrebbe concedere la sospensione condizionale, né scendere sotto il minimo indicato dalla nuova legge.
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Perché questa riforma arriva adesso: arresti, pressione sociale, “panico morale”

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Diverse ricostruzioni collegano l’accelerazione politica alle recenti operazioni di polizia e alla campagna mediatica interna: Reuters ricorda che la gendarmeria ha annunciato l’incriminazione di un gruppo di uomini con capi d’accusa che includono “atti contro natura” e “trasmissione deliberata dell’HIV”, in un contesto di enorme esposizione pubblica.

Human Rights Watch, in un’analisi separata su quegli arresti, avverte che la combinazione fra criminalizzazione e copertura mediatica ostile aumenta paura e vulnerabilità della comunità LGBT e perfino dei lavoratori sanitari di prossimità, preoccupati che contatti e chat possano diventare materiale per ulteriori persecuzioni.

È esattamente il “meccanismo” già spiegato nel precedente articolo di Gay.it: quando lo Stato e i media popolari confondono deliberatamente orientamento sessuale con reati gravissimi, il risultato non è “tutela”, ma una scorciatoia repressiva che legittima la caccia all’uomo.

Il rischio più grande: colpire anche chi racconta, difende, organizza

La parte più esplosiva, sul piano dei diritti, è la criminalizzazione di “apologia” e “finanziamento”. Perché sposta l’asse: non si punisce solo un comportamento, si crea un perimetro punitivo attorno a opinione, advocacy, solidarietà, lavoro associativo, con effetti intimidatori su attivisti, giornalisti, avvocati e ONG.

Non è un timore teorico: Human Rights Watch parla apertamente del rischio che una legge più dura esponga ulteriormente persone già stigmatizzate a violenza e paura.

Il testo è stato adottato in Consiglio dei ministri e deve essere ratificato dall’Assemblea nazionale (senza una data certa di voto al momento delle ultime pubblicazioni).

 

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Fonti: Reuters, Africarivista.it, Associated Press, APS, TV5Monde, APA News

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