Thibaut Courtois del Real Madrid: “Gli insulti omofobi sono gravi quanto quelli razzisti”

Se esiste un "protocollo contro il razzismo", che obbliga gli arbitri ad interrompere le partite di fronte ad insulti razzisti, perché non fare altrettanto con gli insulti omofobi?

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33enne portiere del Real Madrid e della nazionale belga, Thibaut Courtois è uno dei migliori numero uno ancora oggi in circolazione, ieri sera puntualmente titolare e decisivo nel match di Champions League tra il Benfica e il suo Real, con cui ha vinto 4 scudetti, due coppe di Spagna, due supercoppe di Spagna, due Champions League, 2 Supercoppe europee, una Coppa Intercontinentale e un mondiale per club.

Padre di tre figli e marito di Mishel Gerzig, Courtois ha affrontato di petto il tema dell’omofobia nel calcio tornando proprio al match di andatra tra Real e Benfica, segnato dal caso Vinícius Júnior – Gianluca Prestianni.

Se n’è parlato tanto del presunto insulto razzista urlato dal 20enne argentino al talento brasiliano del Real, con match stoppato per quasi 10 minuti e Kylian Mbappé che ha confermato i presunti insulti di Prestianni scatenando la vergognosa reazione omotransfobica dell’ex portiere del Paraguay Chilavert, mentre secondo Aurelien Tchouameni il giocatore del Benfica si sarebbe con lui giustificato precisando di non aver urlato ‘scimmia’ a Vinicius bensì ‘fr*cio’, come se fosse meno grave e più accettabile.

Thibaut Courtois e l’omofobia come il razzismo

In conferenza stampa prima del match di ritorno tra Real e Benfica, finito 2-1 per gli spagnoli che sono così volati agli ottavi di Champions League, Courtois ha criticato l’uso di insulti omofobi in campo e sugli spalti, specificando come ci vorrebbe un trattamento a loro riservato ugualmente punitivo.  Se esiste un “protocollo contro il razzismo”, che obbliga gli arbitri ad interrompere le partite di fronte ad insulti razzisti, perché non fare altrettanto con gli insulti omofobi? Courtois ha di fatto chiesto l’ampliamento del protocollo.

Mi sembrano gravi. Sono insulti omofobi, ed è altrettanto grave”. “Ho anche visto immagini di [gesti razzisti] sugli spalti del Benfica durante la partita, e penso che sia deplorevole”. “Un giocatore può piacere o meno, ma quei gesti sono deplorevoli. Non so se il Benfica perseguiterà quei tifosi che hanno fatto gesti da scimmia. Molte cose non sono state gestite bene. Razzismo, omofobia… non possiamo accettare queste cose“.

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Parole nette che chiedono tolleranza zero nei confronti dell’omofobia nel calcio, con la Liga spagnola che ha recentemente preso posizione dopo gli insulti ricevuti da Borja Iglesias, attaccante del Celta Vigo da anni vittima dell’odio solo e soltanto perché si dipinge le unghie. Il mese scorso il Celta Vigo ha dedicato la partita contro il Rayo Vallecano (vinta per 3-0) alla lotta contro l’omofobia. La presidente del club, Marián Mouriño Terrazo, si è pittata le unghie facendoci disegnare sopra il musetto di un panda, in omaggio al soprannome calcistico di Iglesias, chiedendo a tutti i tifosi di presentarsi allo stadio con le unghie dipinte. E così è stato, con migliaia di spettatori che hanno pubblicamente sostenuto Iglesias dicendo basta all’odio.

Dopo il caso Vinicious – Prestianni, l’UEFA è così intervenuta: “Qualunque sia la sua forma – discriminazione per età, odio per i disabili, omofobia, razzismo, sessismo o xenofobia – dobbiamo tutti svolgere il nostro ruolo nel prevenire, identificare e gestire qualsiasi forma di discriminazione. Non ha posto nel calcio, dentro o fuori dal campo”.

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