Perugia, tribunale condanna per omobitransfobia social: “Chi semina odio raccoglierà denunce”

"Se c’è ancora qualcuno che pensa di poter seminare odio e violenza contro le persone omosessuali e transessuali senza nessuna conseguenza, farà bene a ricredersi".

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Si è ufficialmente chiuso l’ultimo dei nove procedimenti penali per dei commenti omobitransfobici ricevuti via social nel 2019 da Omphalos, associazione LGBTQIA+ umbra. La sentenza pronunciata dal Tribunale di Perugia ha riconosciuto la responsabilità dell’imputato per il reato di diffamazione aggravata ai danni delle associazioni impegnate nella tutela dei diritti LGBTQIA+.

Nel procedimento si sono costituite parte civile Omphalos APS, rappresentata e difesa dall’Avv. Elena Bistocchi e Rete Lenford – Avvocatura per i Diritti LGBTI, con l’Avv. Saschia Soli.

Gli insulti e la sentenza

Al rogo”, “ve ce vorrebbe il fascismo almeno lo provate”, “giù di manganello”, “figli di cani fr*ci di merda”, “merce da termovalorizzare”, “radere al suolo per il bene dei normali”, “se comandavo io eravate tutte saponette“.

Questi sono solo alcuni degli insulti e delle minacce ricevute 7 anni or sono da Omphalos a seguito di un post su Facebook che ricordava il Perugia Pride. Dopo la denuncia dell’associazione e le indagini della Polizia Postale, il Pubblico Ministero aveva chiesto il rinvio a giudizio per nove persone, quasi tutte residenti tra Perugia e Terni, contestando reati di minacce, istigazione alla violenza, diffamazione e apologia di fascismo. Tra i riti alternativi e trasferimenti in altro territorio di alcuni procedimenti, cinque delle nove persone rinviate a giudizio avevano ottenuto la messa alla prova, con preventivo accordo all’invio una lettera di scuse e al versamento un risarcimento ad Omphalos.

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L’ultimo procedimento si è chiuso invece lo scorso 26 febbraio con la pronuncia del Tribunale di Perugia e la condanna dell’imputato alla pena pecuniaria prevista e il riconoscimento del risarcimento del danno in favore delle parti civili, liquidando 4.000 euro per ciascuna associazione, oltre alle spese di costituzione. Una decisione che conferma la gravità delle condotte diffamatorie e l’impatto lesivo arrecato all’immagine e all’attività istituzionale delle associazioni coinvolte. La sentenza rappresenta un importante riconoscimento del ruolo svolto da Omphalos APS e da Rete Lenford nella difesa dei diritti e della dignità delle persone, ribadend inoltre come gli attacchi diffamatori e discriminatori rivolti a chi opera per l’uguaglianza non possano essere tollerati nè minimizzati.

L’associazione, con il proprio gruppo legale, ha già presentato nuove denunce per altri commenti di odio, sempre ricevuti via social, in occasione di iniziative e campagne pubblicate tra il 2024 e il 2025. Omphalos è intenzionata a proseguire, continuando a denunciare chiunque si permetta di utilizzare odio e diffamazione tramite social: “Se c’è ancora qualcuno che pensa di poter seminare odio e violenza contro le persone omosessuali e transessuali senza nessuna conseguenza, farà bene a ricredersi. Chi semina odio raccoglierà denunce”.

 

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