Per anni le critiche a Grindr si sono concentrate sugli utenti: profili con diciture discriminatorie, messaggi aggressivi, razzismo esplicito, transfobia, stigma verso le persone sieropositive. Dal 2020 la celebre app di incontri gay ha rimosso il filtro per l’etnia e vietato riferimenti razziali nelle bio, ma le lamentele non si sono fermate.
Oggi, però, il malcontento riguarda soprattutto il funzionamento stesso della piattaforma. Pubblicità invasive, limitazioni alla geolocalizzazione, problemi tecnici e presenza massiccia di bot stanno rendendo l’esperienza gratuita sempre più frustrante. Molti utenti parlano apertamente di un’app diventata “inutilizzabile”.
In questo articolo
- 1 Grindr, tra bot, spam e profili falsi: i problemi dell’app
- 2 La griglia ridotta e il “condominio virtuale”
- 3 Pubblicità invasive e non skippabili
- 4 Quanto costa eliminare i limiti
- 5 Il punto di svolta nel 2022
- 6 Il deserto virtuale delle province
- 7 App alternative, Telegram e ritorno agli incontri offline
- 8 Una dating app ancora centrale, ma sempre più contestata
Grindr, tra bot, spam e profili falsi: i problemi dell’app
Il primo nodo di Grindr riguarda i bot. Profili falsi che inviano messaggi automatici con link a siti esterni o richieste di dati personali compaiono regolarmente nella griglia dei profili vicini. Anche chi riconosce subito lo spam deve comunque convivere con notifiche inutili e conversazioni che occupano spazio.
Il problema non colpisce solo chi usa la versione gratuita. Come sottolinea un’analisi de Il Post, anche utenti abbonati ai piani a pagamento segnalano messaggi provenienti da account che appaiono evidentemente falsi. Questo incide sulla percezione di sicurezza e sull’affidabilità complessiva della piattaforma.
La griglia ridotta e il “condominio virtuale”
A differenza di app come Tinder o Hinge, che funzionano con il sistema del match reciproco e mostrano un profilo alla volta, Grindr ha sempre puntato su una griglia immediata: tutti gli utenti attivi nelle vicinanze visibili insieme, con possibilità di scrivere direttamente senza approvazione preventiva.
Questa immediatezza è stata per anni la sua forza. La sensazione di poter contattare chiunque fosse nelle vicinanze in quel momento ha rappresentato un elemento distintivo dell’app, soprattutto per chi cercava incontri occasionali più che relazioni solide.
Oggi, nella versione gratuita, il raggio di visualizzazione è stato drasticamente ridotto. I profili visibili sono pochi e concentrati in un’area limitata. Giorgio J. Amado, giornalista che ha scritto a lungo di cultura gay in Italia sotto pseudonimo, al quotidiano descrive così la situazione: “Molti usano Grindr da casa o dall’ufficio, nei tempi morti, non durante la socialità attiva. Perciò, vedere soltanto i profili entro pochi chilometri è un po’ come finire intrappolati in un condominio in cui sei già andato a letto con metà degli altri inquilini, hai litigato con un terzo e hai sbattuto la porta in faccia più volte ai restanti. L’arrapante gusto del non sapere chi troverai online, la piccante esplorazione di nuovi profili viene meno”.
Amado racconta di utilizzare oggi l’app più per socializzare che per incontri: “Magari li ho riconosciuti per strada e ho detto loro ‘Ehi, non ci parliamo mai ma abitiamo vicino, vuoi che ci beviamo un caffè?’”.
Pubblicità invasive e non skippabili
Il tema più caldo resta però quello delle pubblicità. Nella versione gratuita compaiono praticamente a ogni azione: apertura di una chat, caricamento di nuovi profili, ricezione di una foto. Gli spot durano oltre trenta secondi e non possono essere saltati.
L’interruzione spesso obbliga a ricaricare la schermata, con il rischio che la geolocalizzazione si aggiorni e faccia sparire dalla griglia la persona che si stava cercando. Un’esperienza che molti utenti definiscono esasperante.
Alcune pubblicità, inoltre, appaiono poco pertinenti rispetto al pubblico dell’app. Amado segnala di ricevere annunci “tarati chiaramente su utenti eterosessuali”, come servizi che promettono di “creare la tua fidanzata virtuale”. E questa scelta alimenta la percezione di scarsa attenzione verso la base utenti.
Quanto costa eliminare i limiti

Per rimuovere le pubblicità e ampliare il raggio di ricerca, Grindr propone due abbonamenti: Xtra e Unlimited. Il piano Xtra costa circa 11 euro a settimana, 16 euro al mese o 67 euro all’anno. Unlimited arriva a 28 euro a settimana o 45 euro al mese.
Secondo i dati aziendali, su circa 15 milioni di utenti attivi mensili, solo 1,2 milioni pagano un abbonamento. La maggioranza utilizza quindi la versione gratuita, che diversi esperti di design ritengono costruita in modo da spingere verso la sottoscrizione. La differenza tra la versione gratuita e gli abbonamenti a pagamento è oggi uno dei temi più discussi tra gli utenti dell’app di incontri gay.
Chi utilizza da anni l’app di incontri ha raccontato a Il Post di aver provato Xtra per alcuni mesi: “L’esperienza è stata totalmente diversa, in positivo. Vedevo molti più profili e in generale la sola possibilità di aumentare il raggio di azione ha stravolto completamente l’esperienza che avevo in precedenza dell’app”, dice Alessio Febbroni.
Anche con l’abbonamento, però, persistono problemi tecnici: “Se parli con chiunque usi l’app ti dirà che si interrompe o si chiude da sola, regolarmente. A me è successo con qualsiasi telefono abbia mai avuto. Capita spessissimo anche che i messaggi non vengano recapitati, o rimangano bloccati per qualche strana ragione”.
Il punto di svolta nel 2022
Molti esperti indicano nel 2022 un punto di svolta, quando Grindr è stata quotata in borsa. Da quel momento, sostengono diversi utenti, la priorità sembra essere diventata la crescita dei ricavi e la redditività per gli investitori.
Il fenomeno ha un nome, coniato dal giornalista Cory Doctorow: enshittification. Descrive un processo ricorrente nelle grandi piattaforme digitali. In una prima fase il servizio è gratuito e funziona bene per attirare utenti; una volta diventato punto di riferimento, l’esperienza gratuita peggiora progressivamente per spingere verso i piani a pagamento.
Il deserto virtuale delle province
La questione si fa ancora più delicata fuori dalle grandi città. In molte zone d’Italia Grindr resta l’unica piattaforma realmente utilizzata da uomini gay e bisessuali, e questo la rende di fatto indispensabile per chi vive lontano dai grandi centri.
In provincia, dove la privacy può essere fondamentale, altre app non hanno un’utenza sufficiente per funzionare in modo efficace.
La riduzione del raggio di ricerca penalizza soprattutto chi vive lontano dalle città. Chi abita in periferia rischia di trovarsi isolato in un vero e proprio deserto virtuale, senza possibilità di intercettare profili che si trovano a pochi chilometri in più ma restano invisibili a causa delle limitazioni dell’app. In queste condizioni, le persone non riescono a trovarsi reciprocamente e la rete di contatti si restringe ulteriormente.
Per aggirare il problema, alcuni utenti ricorrono a strumenti che modificano la posizione GPS; altri scelgono di aprire l’app solo quando viaggiano o si spostano verso centri più grandi.
App alternative, Telegram e ritorno agli incontri offline
Nelle grandi città la situazione è diversa. Qui molti uomini utilizzano più applicazioni contemporaneamente, spostandosi da una piattaforma all’altra in base a ciò che cercano. Oltre a Grindr, Tinder e Hinge, si stanno diffondendo anche realtà come Feeld, Sniffies e The Blowers, ognuna con un pubblico e funzionalità specifiche.
C’è poi chi preferisce organizzarsi tramite gruppi Telegram o utilizzare Instagram per approcci diretti in chat, senza passare dalle app di dating tradizionali. Parallelamente, sta crescendo l’interesse per gli incontri offline. Molti spazi storici di cruising, come saune e bar dedicati, hanno chiuso negli ultimi anni, ma nelle grandi città si registra un aumento di eventi a sfondo sessuale e feste private organizzate su invito.
Una dating app ancora centrale, ma sempre più contestata
Nonostante tutto, Grindr rimane la piattaforma più conosciuta e utilizzata tra uomini gay e bisessuali. La sua centralità, però, non basta più a compensare un’esperienza che molti descrivono come peggiorata in modo evidente.
Pubblicità invasive, limiti alla geolocalizzazione, problemi tecnici e pressione verso l’abbonamento stanno modificando il rapporto tra utenti e piattaforma. Per chi vive in provincia rappresenta ancora una necessità. Per chi abita nelle grandi città, invece, è sempre più una tra le tante opzioni.
Resta da capire se la strategia commerciale dell’azienda riuscirà a convertire più utenti agli abbonamenti, o se una parte significativa sceglierà di spostarsi verso alternative digitali e offline.


