L’ortaggio finocchio continua a sollecitare le fantasie tossico-omofobiche del maschio che utilizza lo scherno per soggiogare e conservare lo strumento del sopruso permanente, ancor meglio se agito in modo scherzoso.
A Milano un adesivo recante la scritta “Finocchi freschi” accanto a un’icona dell’ortaggio e sotto il ritratto di due uomini che si scambiano gesti d’affetto è apparso nel bar della Motorizzazione Civile di via Cilea.
Visualizza questo post su Instagram
La denuncia arriva da Luca Paladini, consigliere regionale d’opposizione per i Sentinelli nella giunta di destra Fontana che governa la Regione Lombardia. Scrive Paladini sui social:
Ho ricevuto questa segnalazione pochi minuti fa. Via Cilea, Milano. Bar interno alla motorizzazione civile. Spicca questo “simpatico” adesivo.
Fatta presente la pochezza del tutto i titolari hanno ribattuto che trattasi di cosa simpatica. Ora ignoro da chi sia gestito questo bar, ma è comunque all’interno di un luogo di servizio pubblico. Durante l’inquisizione le persone omosessuali venivano bruciate al rogo e, per coprire l’odore di carne bruciata, si gettava fascine di finocchio selvatico nel fuoco. No, non è simpatico. No, non fa ridere.
Qualche giorno fa l’ortaggio finocchio (da tempo insulto omofobico, qui la storia dell’etimologia tossica) era stato già al centro dell’incresciosa campagna omofobica di Voghera, dove candidati della destra moderata (?) avevano ironizzato sull’aperta omosessualità del candidato sindaco del centrosinistra Marcello Bergonzi Perrone rivolgendosi agli elettori con lo slogan “Non farti infinocchiare”. Sulla vicenda di Voghera era inervenuto persino Tommaso Cerno su Rai 2 nella sua rubrica Due di picche: l’intellettuale, oggi simpatizzante delle destre neofasciste orbaniane, aveva avvallato l’uso di “finocchio” come epiteto verso una persona omosessuale dicendo “Finocchio, si può dire?“.
Sull’adesivo apparso nel bar della Motorizzazione civile Luca Paladini, contattato da Gay.it, argomenta la portata doppiamente problematica dell’adesivo che i gestori del bar hanno definito una cosa simpatica. “Il punto è che già di per sè un bar, seppure azienda privata, è un luogo pubblico che riceve una licenza per operare: trovo discutibile che un esercizio pubblico esponga adesivi di stampo omofobico” spiega Paladini “Inoltre questo bar è aperto solo quando è aperta la Motorizzazione Civile che è un luogo pubblico, a carico del Ministero dei Trasporti e di Regione Lombardia, quindi anche se il bar è gestito da privati, ci sarà stato un appalto a cui hanno dato il bar in concessione a questo genere di personaggi“.

Credo ci si debba preoccupare per ben altro...