La più piccola, il film di Hafsia Herzi premiato a Festival di Cannes e interpretato dalla giovane attrice rivelazione Nadia Melliti, continua a far discutere dopo la decisione italiana di vietarne la visione ai minori di 14 anni. Una classificazione che non ha precedenti internazionali per la pellicola e che ha già provocato la dura reazione di distribuzione e regista.
Ora a intervenire è proprio Nadia Melliti (qui un suo profilo) protagonista del film, che durante una tavola rotonda con la stampa, a cui anche Gay.it era presente, ha commentato per la prima volta la vicenda. Le sue parole raccontano sorpresa, amarezza, ma anche la convinzione profonda che La più piccola sia un’opera capace di parlare di amore, emancipazione e libertà.

In questo articolo
- 1 Nadia Melliti sul divieto in Italia: “Sono sorpresa e dispiaciuta”
- 2 “Parla di amore, tolleranza e accettazione”: la replica all’accusa di incitamento all’odio
- 3 La storia di Fatima e il conflitto tra identità, fede e desiderio
- 4 “Io sono qui grazie all’immigrazione della mia famiglia”
- 5 Le testimonianze dal pubblico: “Il film ha smosso qualcosa”
- 6 Il calcio, l’emancipazione e i ruoli imposti alle donne
- 7 La Generazione Z secondo Nadia Melliti: “Siamo sognatori”
- 8 Il caso italiano resta aperto
Nadia Melliti sul divieto in Italia: “Sono sorpresa e dispiaciuta”
Alla domanda sulla decisione della Commissione per la Classificazione delle Opere Cinematografiche del Ministero della Cultura, Nadia Melliti non nasconde il proprio stupore:
“Ho saputo di questa decisione che è stata presa da parte della Commissione e mi sono davvero stupita del fatto perché il film è stato in tantissime sale, in tutto il mondo, ha girato tantissimo, e non è mai stato censurato come appunto succederà in Italia per i minori di 14 anni”.
L’attrice sceglie toni misurati, riconoscendo l’autonomia dei singoli Paesi, ma lascia emergere il dispiacere per una scelta che considera anomala rispetto al percorso internazionale del film:
“Ogni Paese segue le proprie linee e le proprie decisioni per quanto riguarda la proiezione di certi film. Ne sono sorpresa, ne sono dispiaciuta, però ne prendo atto”.
Allo stesso tempo, la giovane interprete ha voluto sottolineare l’accoglienza ricevuta dal pubblico italiano durante le anteprime:
“Sono comunque contenta che l’Italia abbia scelto il film nelle proprie sale. Ha già girato in diverse città come Bologna, Bari e Milano e ne sono tanto contenta”.
“Parla di amore, tolleranza e accettazione”: la replica all’accusa di incitamento all’odio
Tra le motivazioni riportate nella classificazione italiana compare anche il riferimento all’“incitamento all’odio”, punto che ha suscitato forti critiche da parte della stampa e degli addetti ai lavori. Su questo l’attrice è netta:
“È la prima volta che mi accade, anche perché è la prima volta che interpreto un ruolo al cinema ed è la prima volta che sono messa davanti a questo genere di situazioni. Ed è un grande peccato”.
Poi entra nel merito:
“Questo discorso, il fatto dell’incitamento all’odio, è tutt’altro che presente all’interno del film. È un film che parla di amore, di tolleranza, di accettazione di se stessi e di emancipazione”.
Secondo l’attrice, La più piccola arriva in un momento storico segnato da conflitti, discriminazioni e chiusure identitarie. Per questo il cinema, spiega, può avere una funzione opposta rispetto all’odio: aprire prospettive e cambiare mentalità. “Il film ha il potere di cambiare la mentalità delle persone e di dare speranza”.
La protagonista del film ricorda anche che l’unica scena di violenza individuabile è una breve rissa scolastica, vissuta però dal personaggio con immediato senso di colpa e sofferenza. Un passaggio che, secondo lei, rende ancora meno comprensibile l’accusa.
La censura fa discutere anche per il forte contrasto tra il riconoscimento internazionale ottenuto dal film e la decisione presa nel nostro Paese, come hanno sottolineato sia la regista sia Fandango. La più piccola, presentato al Festival di Cannes, ha conquistato la Queer Palm, uno dei premi più prestigiosi dedicati alle opere con tematiche LGBTQIA+. Il film ha inoltre consacrato Nadia Melliti tra le nuove interpreti più interessanti del panorama europeo, portandola a vincere il premio come miglior attrice emergente ai César.
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Accolto con favore da critica e pubblico in diversi Paesi, il lungometraggio non aveva mai ricevuto restrizioni simili prima del caso italiano, un elemento che rende ancora più evidente la distanza tra il percorso internazionale dell’opera e la scelta della Commissione.
La storia di Fatima e il conflitto tra identità, fede e desiderio

La più piccola racconta la vicenda di Fatima, diciassettenne cresciuta in una famiglia musulmana di origine algerina. Studentessa brillante, la ragazza affronta il conflitto tra aspettative familiari, fede religiosa e scoperta del proprio orientamento affettivo.
Un racconto di formazione che intreccia identità culturale, appartenenza religiosa e desiderio queer, senza semplificazioni. Proprio questa complessità ha reso il film uno dei titoli più apprezzati del panorama europeo recente.
Melliti ha spiegato di essersi riconosciuta profondamente nel personaggio: “Trovo tanti punti in comune con il personaggio di Fatima”.
L’attrice cita la struttura familiare, le origini migratorie e perfino il rapporto con lo sport come elementi condivisi con la protagonista.
“Io sono qui grazie all’immigrazione della mia famiglia”
Uno dei passaggi più intensi dell’incontro con la stampa riguarda il rapporto tra seconde generazioni, tradizione familiare e libertà personale. Melliti affronta il tema con lucidità: “Io penso che ciò che sia davvero importante sia la felicità e il benessere di un essere umano, quindi non c’è niente di male, di sbagliato o di brutto nell’amare qualcuno”.
Poi ricorda il proprio vissuto: “Anche io ho delle origini di un altro Paese. Io sono qui grazie all’immigrazione della mia famiglia”.
Per l’attrice, La più piccola riesce a raccontare una realtà spesso invisibile sul grande schermo: quella di giovani persone cresciute tra più culture, chiamate a trovare un equilibrio tra radici, desideri e autodeterminazione.
Le testimonianze dal pubblico: “Il film ha smosso qualcosa”
Durante il tour internazionale del film, Nadia Melliti ha raccolto molte testimonianze che confermano l’impatto emotivo dell’opera. Ricorda una giovane spettatrice che, dopo la morte del padre, ha confessato il rimorso di non aver mai trovato il coraggio di parlargli del proprio orientamento. “È sicuramente molto triste quando succede questo, come se avessimo un doppio lutto, quindi un lutto nel lutto”.
Al Festival di Montreal, racconta invece l’intervento di una psicologa musulmana praticante che, dopo aver visto il trailer, ha trovato la forza di parlare con la famiglia della propria identità, nonostante il rifiuto di parenti e amici dopo il suo coming out:
“Sono contenta che grazie al film siamo riusciti a smuovere qualcosa e a cambiare qualcosa nel mondo. Per me tutto parte dal fatto che siamo tutti esseri umani e che, a prescindere dall’essere cresciuti in famiglie tradizionaliste che a volte ci impongono dei limiti, ciò che dobbiamo davvero ascoltare sono le nostre esigenze e i nostri sentimenti. Ed è proprio questo che la regista ha voluto fare portando questa storia sullo schermo: dare rappresentazione a una comunità ancora poco visibile e troppo poco ascoltata nel mondo del cinema”.
Il calcio, l’emancipazione e i ruoli imposti alle donne
Nell’intervista Melliti parla anche della propria passione per il calcio, elemento centrale nella sua biografia e in parte anche nella costruzione del personaggio.
“Da amante del calcio mi è sempre stato detto che le donne, le ragazze non potevano giocare a calcio essendo uno sport prettamente maschile”.
Un pregiudizio che l’attrice dice di aver combattuto sin da giovanissima:
“Mi sono battuta fortemente per far sì che questo sport lo potessi praticare apertamente senza pregiudizi”.
Melliti collega questa esperienza personale a una riflessione più ampia sui cambiamenti sociali, ricordando come molte conquiste siano nate proprio mettendo in discussione regole considerate immutabili. In questo senso, rivendica anche il potere disturbante dell’arte: se un film rompe tabù, mette in discussione l’ordine delle cose e costringe a interrogarsi, allora ha già centrato una parte del suo obiettivo. Non a caso, l’attrice afferma di essere “ben contenta se il film dà fastidio”.
Per lei il calcio è stato una scuola di determinazione, resilienza ed emancipazione. E cita come riferimenti Andrea Pirlo, Gianluigi Buffon e Marco Verratti, come suoi riferimenti calcistici italiani.
La Generazione Z secondo Nadia Melliti: “Siamo sognatori”
Classe 2002, Nadia Melliti ha poi allargato lo sguardo alla propria generazione, descrivendola come energica, consapevole e sempre più protagonista del cambiamento sociale. Secondo l’attrice, i giovani di oggi dispongono di strumenti nuovi, a partire dalla tecnologia, che può diventare un mezzo potente di espressione e mobilitazione.
“Faccio parte di una generazione davvero molto dinamica, che ha tutto da dare e in più siamo sostenuti dall’evoluzione tecnologica, questo strumento incredibile della tecnologia”, ha spiegato.
Per Melliti, le nuove generazioni hanno grandi possibilità e una forte voglia di reagire alle ingiustizie. Citando la sorella minore, racconta di vedere nei più giovani energia, partecipazione e desiderio di non arrendersi: “La vedo molto attiva. C’è tanta voglia di fare, di non soccombere”.
Nel suo ragionamento emerge anche il confronto con il passato: oggi denunciare discriminazioni, esporsi pubblicamente e rivendicare diritti è più comune rispetto a un tempo, quando opporsi era spesso più difficile e isolante. L’attrice lega questa trasformazione a un maggiore impegno civile e politico delle nuove generazioni, sensibili ai temi dell’uguaglianza e della giustizia sociale. Sottolinea inoltre il ruolo sempre più centrale delle donne nei movimenti di emancipazione: “Anche le donne con i movimenti di emancipazione femminile sono molto più attive rispetto a prima”.
Per Melliti si tratta di un’evoluzione già in corso nella società e nelle mentalità, destinata a proseguire. Accanto all’entusiasmo, invita però anche alla responsabilità degli adulti: “Quello che dobbiamo fare è sostenere queste nuove generazioni, aiutarli anche a gestire questo elemento tecnologico”.
Infine, rivendica il rapporto tra giovani e cultura, sfatando molti stereotipi: “Noto anche che la mia generazione va tanto al cinema, lo apprezza tantissimo ed è una cosa bellissima perché questa arte va protetta e va preservata”.
Il caso italiano resta aperto
Intanto La più piccola arriverà regolarmente nelle sale italiane distribuito da Fandango, che ha già annunciato ricorso contro il divieto ai minori di 14 anni.
Resta così una contraddizione evidente: un film premiato all’estero, accolto da pubblico e critica, viene limitato proprio in Italia. E mentre il dibattito prosegue, la voce di Nadia Melliti riporta il focus al centro della questione: non scandalo ma racconto del reale, non odio ma libertà, non provocazione ma bisogno di esistere.

