Perugia ha celebrato il 25 Aprile 2026 anche con un gesto dedicato alla memoria delle vittime di deportazione e confino da parte del regime fascista. Ai Giardini del Frontone è stata apposta una targa commemorativa dedicata a Fernanda Bellachioma e a tutte le vittime LGBTQIA+ del fascismo. La cerimonia, voluta dal Comune di Perugia, era stata proposta dall’associazione Omphalos, e inserita nel programma ufficiale delle celebrazioni della Festa della Liberazione. “La persecuzione delle vittime LGBTQIA+ del fascismo è stata a lungo ignorata e spesso ancora oggi marginalizzata” ha dichiarati Roberto Mauri, Segretario di Omphalos LGBTQIA+ “con questa targa Perugia restituisce alla storia collettiva un capitolo che merita lo stesso riconoscimento di tutte le altre persecuzioni del regime. È un atto di giustizia storica e civile, che guarda insieme al passato e al presente“.
Chi era Fernanda Bellachioma
La targa ricorda Bellachioma, intellettuale e attivista proto-femminista perugina condannata nel 1928 al confino politico per omosessualità: prima persona in Italia a subire questa misura per orientamento sessuale. In un’epoca in cui il regime aveva escluso le donne dall’università e dall’insegnamento di molte materie, e imposto tasse scolastiche superiori del 40% per scoraggiarne l’istruzione, l’indipendenza di Bellachioma rappresentava una minaccia: era una donna autonoma e intellettuale, ed era apertamente lesbica. La sua stessa esistenza, autonoma, intellettuale, lesbica, era una sfida strutturale al patriarcato fascista.
Bellachioma fu arrestata dai Carabinieri il 24 agosto 1928 mentre era in vacanza con la compagna a Villa Bavassano, a Viserba (Rimini). Vivere apertamente il suo amore per la compagna Violet Righetti-Collins le costò l’incarcerazione a Castel Sismondo e la condanna a tre anni di confino a Castrovillari.
Il 22 agosto di quell’anno, il capo della polizia fascista Arturo Bocchini ne ordinò l’arresto e la deportazione in Calabria, con l’accusa di aver indotto la “deviazione morale” di una donna sposata con cui conviveva. La polizia politica aprì un fascicolo intitolato “amori lesbici“, come spiega Omphalos: vivere con la compagna era considerato dal regime un atto sovversivo, al pari dell’opposizione politica. Mentre il nazismo tedesco deportava persone LGBTIQ+ nei campi di sterminio (i famosi Triangoli Rosa), il confino al quale fu sottoposta Bellachioma rientra in una nota pratica sistematica: il fascismo usò la misura anche contro uomini gay e persone ritenute “sessualmente devianti“, spedite in località remote d’Italia per isolarle e “rieducarle” (si ricordi il confino alle Isole Tremiti). Bellachioma fu costretta a lasciare Perugia per sempre. Una storia rimasta sepolta negli archivi fino ad oggi e tornata alla luce grazie all’attività di memoria dell’associazione Omphalos che ha lavorato presso l’Archivio di Stato. Il totale di omosessuali confinati in Italia durante il fascismo fu di circa 300 persone.
Perché la prefettura (cioè il governo) era assente?
Alla cerimonia erano presenti la Sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi (già Cavaliera della Reppubblica, di centro-sinistra), rappresentanti della Regione Umbria e della Provincia. Assente, invece, il Prefetto di Perugia. Un vuoto che ha suscitato sopresa: la Prefettura ha partecipato al resto delle celebrazioni del 25 Aprile, scegliendo di disertare soltanto questo specifico evento. Quest’anno manca anche il patrocinio e il logo della Prefettura nel programma ufficiale delle celebrazioni cittadine, patrocinio che negli anni scorsi era sempre stato concesso. “Siamo certi che nella distanza che ha assunto il Prefetto ci siano mille ragioni“, ha sottolineato Mauri di Omphalos, “ma è un’assenza grave e rimane il sospetto che commemorare le vittime LGBTQIA+ non sia gradito da parte del Governo nazionale. Due indizi fanno una prova”.
Il Prefetto di Perugia è Francesco Zito. Nominato dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro dell’Interno Piantedosi nell’aprile 2025, proviene dal Viminale dove dirigeva i servizi civili per l’immigrazione e l’asilo.
Le altre città che hanno ricordato le vittime LGBTIAQ+ del regime fascista italiano
– Bologna. La lapide, di forma triangolare e colore rosato, fu installata nel Giardino Pubblico di Villa Cassarini il 25 aprile 1990, per iniziativa di Arcigay tramite Franco Grillini e con il sindaco Renzo Imbeni. Bologna fu la prima città in Italia a creare un simbolo pubblico per questa persecuzione.
– Trieste. Una targa fu collocata alla Risiera di San Sabba, l’unico campo di sterminio nazista in Italia, inaugurata il 26 gennaio 2005 durante la Giornata della Memoria.
– Pistoia. Una lapide in marmo nero con il triangolo rosa rovesciato fu posta il 27 gennaio 2015 nel giardino del Parterre in piazza San Francesco.
– Caserta. La targa si trovava sotto il porticato di Palazzo Castropignano, sede del Comune. Nel novembre 2021 fu oggetto di un atto vandalico. Fu l’associazione Rain Arcigay a volere la targa il 27 gennaio, Giornata della Memoria.
– Isole Tremiti. Sull’isola di San Domino, dove il regime fascista deportò quasi un centinaio di omosessuali dal 1939, è stata posta una targa in memoria di quel periodo.
– Bari. La Regione Puglia nel 2023 ha organizzato presso il Consiglio Regionale l’evento Fascismo e discriminazioni di genere, dedicato alle vittime LGBTQIA+ del nazifascismo, in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese e la Teca del Mediterraneo. Non risulta l’installazione di una targa permanente.
– Catania. Nella città siciliana furono ben 45 gli uomini gay prelevati a forza e confinati alle Tremiti. Da alcuni anni Arcigay Catania organizza approndimenti di memoria storica e tour presso i luoghi significati della città per mantenere vivo il ricordo di quell’aberrante deportazione.
