Il Q+ Pride di Cuneo torna sabato 13 giugno 2026 con una nuova edizione che promette di portare nelle strade della città non solo visibilità LGBTQIA+, ma anche una riflessione profonda sul linguaggio, sull’identità e sul significato stesso di Pride oggi. Organizzato dal Collettivo Q+ Cuneo, l’evento nasce da un lavoro dal basso, autofinanziato e collettivo, in un territorio di provincia dove la visibilità queer continua ad avere un valore politico molto forte.
A raccontarlo a Gay.it sono due persone del collettivo, che descrivono il Pride come una giornata “variegata e ricca”, capace di tenere insieme festa, musica, interventi politici e rivendicazioni intersezionali. “Non sarà solo il classico Pride un po’ commerciale, dove la gente balla, beve, si diverte”, spiegano. “Oltre a quello c’è tutta una parte politica, con interventi per sensibilizzare e spiegare anche a che punto siamo”.
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In questo articolo
- 1 Q+ Pride Cuneo 2026: un Pride politico, intersezionale e dal basso
- 2 Il significato del nome Q+: riappropriarsi dell’insulto
- 3 Un Pride nato per mantenere viva una presenza LGBTQIA+ a Cuneo
- 4 Cuneo, comunità queer e provincia: le sfide ancora aperte
- 5 Rete, alleanze e rapporto con il Comune
- 6 “Il personale è politico”: condividere per rompere l’isolamento
- 7 La precedente edizione
- 8 Le attività durante l’anno
- 9 Il Pride a Cuneo come atto politico
- 10 Perché partecipare al Q+ Pride Cuneo 2026
- 11 Come restare aggiornatə
Q+ Pride Cuneo 2026: un Pride politico, intersezionale e dal basso
Per il collettivo, il Q+ Pride 2026 sarà prima di tutto uno spazio di lotta e consapevolezza. Accanto alla parata ci sarà infatti anche una festa post Pride, con una parte musicale che manterrà una forte dimensione politica: “Ci sarà una parte di lotta, con un rap che tocca tematiche politiche e di sfogo, ma anche una parte da ballare”.
Tra i temi al centro della giornata ci saranno i diritti LGBTQIA+, la Palestina e una riflessione più ampia sulle ingiustizie sociali. Una scelta che conferma la natura intersezionale del Pride cuneese, nato non come semplice evento celebrativo, ma come spazio di presa di parola collettiva.
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Il significato del nome Q+: riappropriarsi dell’insulto
Il primo elemento che colpisce del Q+ Pride è proprio il suo nome. Non una sigla neutra, ma una scelta precisa, radicata in una storia di riappropriazione linguistica e politica. A raccontarlo in un’intervista al programma “Interviews”, sono state due attivistə del Collettivo:
“Per noi Q+ in realtà è proprio la parolaccia che indica fr*cio, l’insulto, no? E casualmente ci siamo rese conto che si poteva scrivere con la Q, che è la lettera che di solito rappresenta le persone queer nella sigla LGBTQIA+ e il ‘+’ che è l’altro simbolo che viene utilizzato per identificare tutte le persone non binarie”.
Un passaggio che racchiude l’essenza stessa del Pride: trasformare ciò che nasce come stigma in uno strumento di autodeterminazione. La “Q” diventa così un ponte tra offesa e identità, mentre il “+” amplia lo spazio includendo tutte le soggettività non binarie e non conformi.
Quel nome, spiegano oggi dal collettivo, ha colpito molte persone proprio perché parte da una ferita condivisa e la trasforma in orgoglio. “È stato bello vedere come tante persone coetanee, più giovani, ci dicevano: ‘Ah, ma in effetti io questo me lo sentivo dire a scuola e adesso invece vederlo scritto qua mi fa veramente piacere, sono orgogliosa’”.
In una città come Cuneo, aggiungono, la questione linguistica ha un valore ancora più forte perché passa anche dal dialetto e dalla memoria del territorio: “Cuneo è una cittadina, però in realtà è soprattutto un insieme di paesi di provincia. Il gancio con il dialetto ha un vantaggio significativo”.
Il linguaggio diventa così uno strumento per parlare anche a chi conosce poco la comunità LGBTQIA+ o ne ha una visione stereotipata: “Parlare la stessa lingua ti fa dire: ‘Guarda che io non sono una creatura aliena, sono la persona che ha fatto l’oratorio con te, ha giocato nel circhetto con te e parla piemontese come te’”.
Un Pride nato per mantenere viva una presenza LGBTQIA+ a Cuneo
Il Q+ Pride nasce anche dalla necessità di non lasciare un vuoto nella città. Prima del collettivo, a Cuneo era presente Arcigay, poi venuta meno per stanchezza e difficoltà di ricambio interno. Da lì, raccontano, è nata “una forte esigenza di mantenere questa tradizione molto bella”, già sperimentata con successo negli anni precedenti.
“Abbiamo deciso di radunare un po’ le forze, di metterci insieme e di farlo”, spiegano. Una scelta ancora più significativa perché Cuneo è capoluogo di provincia e perché, secondo il collettivo, era importante continuare a marciare per i diritti delle persone LGBTQIA+ anche lì.
Il Q+ Pride si definisce infatti come un percorso dal basso: “Non siamo di fatto un’associazione, ci siamo messe insieme, abbiamo unito le forze e con degli eventi di autofinanziamento abbiamo cercato di finanziarci”.
Cuneo, comunità queer e provincia: le sfide ancora aperte
Una delle sfide principali, raccontano dal collettivo, riguarda la capacità di intercettare tutta la comunità queer del territorio. Il Q+ Pride riesce oggi a coinvolgere soprattutto persone giovani, mentre resta più difficile raggiungere le fasce più adulte.
“La fascia delle persone un po’ più adulte, anche solo dai 35 anni in su, rimane sicuramente molto più ai margini, ha più difficoltà anche a mostrarsi in pubblico, si sente meno serena”, spiegano.
A Cuneo, aggiungono, non esiste ancora una comunità queer strutturata come in altre città: “Da noi non esiste un bar queer di qualunque tipo. C’è un bar che sostiene le lotte, però non esiste un luogo in cui una persona queer entra sapendo di trovare prevalentemente altre persone queer”.
Una mancanza che racconta molto della provincia: sostegno e solidarietà esistono, ma la visibilità quotidiana resta complessa. “Paese piccolo, la gente mormora”, sintetizzano dal collettivo.
Rete, alleanze e rapporto con il Comune
Il Q+ Pride si regge su una rete ampia di persone, realtà queer, associazioni e alleatə. Dal palco, spiegano, la scelta sarà quella di dare spazio soprattutto alle realtà queer del territorio, oggi numerose e attive in diversi centri della provincia.
Accanto a loro ci sono però anche associazioni, sindacati e persone alleate. “Quello delle persone alleate è una cosa che ho visto molto sia adesso nel collettivo Q+ sia prima con Arcigay”, raccontano. “Ci sono tante persone, anche etero, che supportavano e aiutavano”.
Positivo anche il rapporto con il Comune di Cuneo, soprattutto sul piano operativo e burocratico. “Il Comune è sempre stato estremamente disponibile, sia a livello politico, ma soprattutto le persone che seguono le parti più burocratiche ci hanno dato un aiuto e un sostegno preziosissimo”.
Dopo una discussione interna durata mesi, il collettivo ha scelto quest’anno di chiedere il patrocinio comunale, a differenza della precedente edizione. “Il clima generale a Cuneo è positivo”, spiegano. “Non siamo in una di quelle amministrazioni che ti ostacolano, anzi, dove hanno potuto ci hanno dato una mano”.
“Il personale è politico”: condividere per rompere l’isolamento
Tra le citazioni più significative emerse dall’intervista a Interviews c’è una frase che sintetizza perfettamente la dimensione politica del Pride:
“La frase che a me piace molto che mi ha aiutata molto è che il personale è politico. Spesso problemi che noi pensiamo essere solamente nostri, in realtà non lo sono”.
Un principio storico dei movimenti femministi e queer che trova qui una nuova declinazione. Il Q+ Pride di Cuneo si propone infatti come spazio in cui esperienze individuali, spesso vissute in solitudine, diventano parte di un discorso collettivo.
Per il collettivo, trasformare esperienze personali in discorso pubblico resta uno degli aspetti più importanti del Pride. “La parte di condivisione è fondamentale”, spiegano. “Anche soltanto il fatto di condividere la propria storia e vedere che ci sono tante altre storie, magari non identiche ma assimilabili, arricchisce di bellezza tutta la comunità”.
Non è un caso che alcune persone nuove entrate nel collettivo abbiano chiesto di creare momenti di confronto su tematiche trans e identità di genere. Un segnale, secondo Q+ Cuneo, del bisogno ancora forte di spazi sicuri, ascolto e riconoscimento.
La precedente edizione

La precedente edizione del Q+ Pride di Cuneo, andata in scena domenica 13 luglio 2025, ha segnato un punto di partenza fondamentale per la comunità LGBTQIA+ locale. Non una semplice prima volta, ma un debutto già fortemente connotato sul piano politico, capace di portare in piazza temi nazionali e internazionali, dalla difesa dei diritti delle persone trans alla critica delle politiche securitarie, fino alla denuncia del rainbow-washing e delle crisi umanitarie globali.
Organizzato dal collettivo Q+ Cuneo, il Pride ha attraversato il centro cittadino da Piazza Torino al Parco della Resistenza, trasformando lo spazio urbano in un luogo di visibilità e presa di parola. Fin dalla sua prima edizione, il Q+ Pride si è distinto per una chiara dichiarazione di intenti: non una parata, ma “un vero e proprio atto di resistenza collettiva”, capace di tenere insieme festa, lotta e costruzione di comunità.
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Le attività durante l’anno
Il Q+ Pride non vive solo nel giorno della parata. Durante l’anno il collettivo ha sperimentato diverse attività, alcune più pubbliche e altre più intime e comunitarie. Tra gli appuntamenti più riusciti, raccontano, c’è stato uno spettacolo di Drag King, definito “uno dei momenti più divertenti vissuti a Cuneo negli ultimi cinque anni”.
Accanto agli eventi culturali ci sono stati anche momenti di gruppo, laboratori, incontri e attività manuali in vista del Pride. “Stiamo cercando di capire, dopo questo primo anno di test, cosa può funzionare, cosa no, su cosa indirizzare le nostre energie”, spiegano.
L’arrivo di persone nuove, molte anche molto giovani, potrebbe portare il collettivo a evolvere ancora: “Secondo me questo ci porterà anche a evolvere un po’ le nostre proposte”.
Il Pride a Cuneo come atto politico
Organizzare un Pride in una città come Cuneo non è un gesto neutro, ma rappresenta una scelta politica, che implica esposizione, presa di parola e rivendicazione. Il Q+ Pride si inserisce in questo solco, portando temi che spesso restano marginalizzati: identità di genere, orientamento sessuale, linguaggio inclusivo, diritti civili. Ma soprattutto, porta visibilità in un contesto dove questa visibilità non è scontata.
Da Cuneo, il messaggio del Q+ Pride guarda però anche oltre il territorio. Alla domanda su quale messaggio vogliano rivolgere alla comunità LGBTQIA+ nazionale, dal collettivo arriva una risposta netta: “Stop al genocidio in Palestina”.
Poi il richiamo torna al senso stesso del Pride: “Siamo orgogliosi di quello che siamo, il Pride è un giorno in cui lo diciamo ad alta voce, poi però ci rimbocchiamo le maniche gli altri 364 giorni e ci siamo”.
Per il collettivo, partecipare al Q+ Pride significa anche contribuire a normalizzare ciò che ancora oggi viene trattato come eccezione, fase o provocazione. “L’importanza dei Pride è ancora quella di normalizzare cose che non sono ancora normali, purtroppo”, spiegano.
Perché partecipare al Q+ Pride Cuneo 2026

Partecipare al Q+ Pride di Cuneo significa prendere parte a qualcosa che va oltre la dimensione dell’evento. È un’occasione per sostenere una comunità, per ascoltare storie, per condividere esperienze.
Significa anche contribuire a rendere visibile ciò che spesso resta invisibile, soprattutto nei territori più piccoli.
In questo senso, il Pride diventa uno spazio di possibilità: un luogo in cui immaginare e costruire una società più inclusiva.
Come restare aggiornatə
L’appuntamento è per sabato 13 giugno 2026, quando il Q+ Pride tornerà ad attraversare le strade di Cuneo portando al centro corpi, identità e rivendicazioni spesso invisibilizzate. Per seguire tutti gli aggiornamenti sul Q+ Pride Cuneo 2026, è possibile consultare i canali ufficiali del collettivo Q+ Cuneo (IG).
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