Sabato 6 giugno il Tuscia Pride tornerà ad attraversare le strade di Viterbo per la sua terza edizione. Un appuntamento che, in pochi anni, si è trasformato in un punto di riferimento per la comunità LGBTQIA+ locale e per tutte le persone che, in un territorio spesso percepito come conservatore, cercano spazi di libertà, visibilità e autodeterminazione.
Il claim scelto per il 2026 è chiaro e fortemente politico: “Pride è Cura. Resistenza senza paura”. Un messaggio che lega la dimensione del Pride alla costruzione di una società capace di accogliere, sostenere e proteggere tutte le soggettività.
Nell’ambito della rubrica Pride to Italy, con cui Gay.it racconta i Pride del 2026 attraverso le voci dei comitati organizzatori e delle realtà locali, abbiamo raccolto la testimonianza del Tuscia Pride per approfondire la nascita della manifestazione, il contesto viterbese e il significato politico della terza edizione.
Qui tutte le altre date dei Pride 2026 in Italia

Tuscia Pride 2026: il Pride che nasce dal basso in una città complessa
Il Tuscia Pride nasce tre anni fa da un’esigenza precisa: creare uno spazio sicuro e visibile per la comunità queer in una città che, secondo glə organizzatorə, continua a presentare molte criticità.
“Questo è il terzo Pride che organizziamo. Siamo una realtà che fa tutto dal basso e nasciamo proprio per portare il Pride in una città che è molto difficile da vivere per la comunità queer, perché è profondamente di destra, molto bigotta ed ex città dei papi”.
Una definizione forte, che restituisce il senso di una mobilitazione nata non per seguire una tendenza, ma per rispondere a un bisogno concreto di rappresentazione e di appartenenza.
“Da qui nasceva l’esigenza di avere un luogo, uno spazio che potesse farci sentire a casa e bene con noi stessə”, raccontano.
Il Tuscia Pride è interamente autofinanziato e costruito dal basso, con il sostegno di associazioni, collettivi e realtà studentesche del territorio.
Visualizza questo post su Instagram
La precedente edizione
L’edizione 2025 del Tuscia Pride, svoltasi sabato 7 giugno, ha confermato la crescita della manifestazione e il suo radicamento nel territorio. Il corteo ha preso il via da via delle Fortezze e si è concluso in piazza Dante Alighieri, accompagnato da musica, interventi e da una serie di servizi pensati per rendere l’evento il più accessibile possibile, tra cui interpretariato LIS, équipe di cura, acqua e tappi per le orecchie.
“Scendere in piazza a gridare di esistere è il miglior strumento di resistenza che abbiamo a disposizione”, avevano dichiarato glə organizzatorə alla vigilia dell’evento, sottolineando la natura profondamente politica del Pride in un territorio che, secondo il comitato, continua a presentare criticità per le persone LGBTQIA+.
Oltre al corteo, la manifestazione si è conclusa con la Tuscia Pride Queer Night, una serata di musica e performance che ha riportato nel centro storico un’idea diversa di socialità: uno spazio pensato per far sentire tutte le persone accolte e al sicuro. Un’esperienza che, per il collettivo, ha confermato quanto il Pride non sia soltanto una giornata di festa, ma un vero e proprio momento di cura collettiva.
Visualizza questo post su Instagram
Il corteo del 6 giugno nel cuore del centro storico di Viterbo
Fin dalla prima edizione, il comitato ha scelto di far attraversare il corteo nel centro storico di Viterbo, una decisione che ha un forte valore simbolico: “Da tre anni facciamo la scelta di far passare il corteo all’interno del centro storico di Viterbo”.
Un luogo che, da un lato, richiama il passato del territorio come “città dei papi”, e dall’altro rappresenta oggi uno spazio che il comitato descrive come sempre più svuotato e poco vissuto.
“Il centro storico è molto bello, ma anche molto abbandonato, con sempre meno attività e pochi spazi di aggregazione”, spiegano.
Attraversarlo con i colori del Pride significa dunque riappropriarsi simbolicamente della città e immaginare nuove forme di socialità e di presenza queer nello spazio pubblico.
Viterbo e la Tuscia: una realtà dove molte persone LGBTQIA+ restano invisibili
Secondo la realtà organizzatrice del Tuscia Pride, la comunità queer viterbese tende ancora a vivere in una condizione di forte invisibilità. A questo si aggiungono episodi concreti di violenza: “Anche l’anno scorso ci sono state aggressioni transfobiche a persone che vivevano a Viterbo o in provincia, dove la situazione è spesso ancora più grave rispetto al capoluogo”.
In questo contesto, il Tuscia Pride non rappresenta soltanto una giornata di festa, ma un momento di riconoscimento collettivo e di costruzione di reti.
“Pride è Cura”: il significato del claim del Tuscia Pride 2026
Il claim scelto per il 2026, “Pride è Cura. Resistenza senza paura”, sintetizza la visione politica del comitato. “Nasce dall’esigenza di rendere sempre di più il Pride un Pride transfemminista e di rimettere al centro una parola molto importante: cura”.
Per il Tuscia Pride, la cura non è solo un concetto relazionale, ma un modello di società: “Una società di cura è una società in cui tutti si possano sentire a proprio agio e abbiano gli strumenti per stare bene e per avere un futuro dignitoso”.
In questa prospettiva, il Pride diventa esso stesso uno spazio di cura. “Dire che Pride è cura significa affermare che quel luogo e quel momento sono e saranno sempre uno spazio di cura per tutte le persone che lo attraversano”.
Visualizza questo post su Instagram
Scuole e università al centro del percorso
Il riferimento alle scuole e all’università nel messaggio che accompagna il claim – “Vogliamo una città che si prenda cura di tutt3, a partire dalle scuole, dall’Università, dalle strade alle piazze che frequentiamo” – non è casuale. Glə organizzatorə considerano i luoghi della formazione fondamentali per contrastare stereotipi e discriminazioni.
“Pensiamo che sia importante ripartire dai luoghi di formazione e di conoscenza che sono le scuole e l’università”, spiegano.
In vista del Pride 2026, il Tuscia Pride sta lavorando per organizzare iniziative nelle scuole e all’interno dell’Università degli Studi della Tuscia, con momenti di confronto, incontri di sensibilizzazione e spazi di discussione dedicati alle nuove generazioni. L’obiettivo è creare occasioni concrete per parlare di identità, affettività, diritti e contrasto agli stereotipi, riportando al centro il ruolo dei luoghi della formazione come strumenti di cambiamento culturale e sociale.
A Viterbo, alcune conquiste sono già state ottenute, come l’attivazione del regolamento alias presso l’Università degli Studi della Tuscia (UNITUS), frutto del lavoro condiviso con altre realtà del territorio.
Il ruolo delle associazioni e dei collettivi studenteschi
Il Tuscia Pride è promosso da un’associazione che collabora con numerose realtà locali: “Collaboriamo con altre associazioni che decidono di aderire al Tuscia Pride e di rilanciarlo”.
Particolarmente importante è il contributo delle associazioni studentesche delle scuole superiori e dell’università: “Fanno vedere quanto sia centrale il ruolo dei luoghi della conoscenza per decostruire stigma e stereotipi”.
Il dialogo con le istituzioni locali, invece, presenta luci e ombre. “Il Comune di Viterbo ha sempre dato il patrocinio al Pride”, raccontano. Diversa, invece, la posizione della Provincia che “non ci concede il patrocinio da un po’ di anni”. Un dato che evidenzia come, anche sul piano istituzionale, il sostegno ai diritti LGBTQIA+ non sia uniforme.
Una partecipazione in crescita
Pur con numeri diversi rispetto ai Pride delle grandi città, il Tuscia Pride continua a crescere. “Sì, sta crescendo e soprattutto sta crescendo l’esigenza di fare il Pride all’interno di Viterbo e di vivere quel momento”.
Uno dei momenti più sentiti è la serata che segue il corteo, con musica, DJ set e performance. “Anche quello è un luogo di cura, un modo diverso di vivere le serate in città, partendo dalla voglia di far stare bene tuttə”.
L’invito a chi non ha mai partecipato a un Pride
Glə organizzatorə del Tuscia Pride 2026 hanno lanciato, inoltre, un messaggio semplice e diretto a chi vive nella Tuscia e non ha mai preso parte a una manifestazione del genere: “Quando c’è il Tuscia Pride, bisogna partecipare. Se non si è mai vissuto un momento del genere, non si può raccontare troppo: bisogna viverlo”. Un invito aperto a tutte le persone, indipendentemente dal proprio percorso personale.
In un momento segnato da preoccupazioni per i diritti civili e sociali, infine, hanno rivolto un messaggio di incoraggiamento alla comunità LGBTQIA+ nazionale: “A tutte le persone che continuano a lottare per i propri diritti diciamo di non smettere, perché abbiamo scoperto da poco che il governo Meloni si può battere”. E concludono: “Se continuiamo a lottare, arriverà un momento in cui potremo sentirci come comunità queer rappresentati da un governo”.
Tuscia Pride 2026: come restare aggiornatə
Il Tuscia Pride 2026 si terrà sabato 6 giugno a Viterbo. Per il comitato organizzatore sarà molto più di una parata: un momento di cura collettiva, di resistenza e di costruzione di comunità. In una città che, secondo glə organizzatorə, può ancora risultare difficile da vivere per molte persone LGBTQIA+, il Pride continua a rappresentare uno spazio concreto in cui sentirsi accolti, visibili e liberi.
Per restare aggiornatə su tutte le novità e il percorso del corteo, è possibile seguire i canali ufficiali social del Pride di Viterbo, dove verranno pubblicati aggiornamenti, iniziative e comunicazioni del comitato organizzatore (FB – IG).
Qui trovi altre date di Pride 2026 in Italia
© Riproduzione riservata.

Cosa ne pensi?