È una rivoluzione silenziosa ma dirompente quella che, con l’adesione di 100 nuovi enti nel solo 2024, ha portato 403 scuole pubbliche italiane – il 5% del totale – a implementare il regolamento per la carriera alias. Un dato, se confrontato con le 7.820 istituzioni scolastiche pubbliche presenti sul territorio, potrebbe sembrare modesto. Ma che nel contesto attuale, assume un significato ben più profondo.
Il regolamento che permette agli studenti con identità di genere non conformi di utilizzare il proprio nome e pronome preferito nell’interfacciarsi con l’istituzione scolastica è infatti diventato uno dei bersagli preferiti della battaglia ideologica di Fratelli d’Italia contro la comunità LGBTQIA+.
Ma mentre la politica si divide, i numeri raccontano un’altra storia. È la Lombardia a guidare il cambiamento con 59 scuole aderenti, seguita dal Lazio con 65 e dalla Toscana con 48. Si difende bene anche la Liguria, che con il 9,20% delle scuole coinvolte (pari a 17 istituti),è una delle regioni più attive in proporzione al numero complessivo di istituti. Piemonte e Veneto guadagnano il quinto e il sesto posto con rispettivamente 31 e 30 scuole.
Il fenomeno non può dunque più considerarsi né episodico né circoscritto, bensì un movimento trasversale che coinvolge l’intero Paese. Il che è riscontrabile anche nei dati che provengono dal Sud – canonicamente roccaforte del conservatorismo – e che invece sorprende positivamente. In Campania, 24 scuole hanno adottato il regolamento, mentre in Sicilia sono 22.
Ci sono però ovviamente aree in cui il percorso è ancora agli inizi: il Molise e la Valle d’Aosta contano appena due istituti ciascuno, mentre il Trentino-Alto Adige tre. Un discorso a parte merita invece l’enclave statica delle scuole paritarie: solo 4 istituti su scala nazionale hanno adottato il regolamento per la carriera alias.

L’attacco di Fratelli d’Italia alle carriere alias
Il trend positivo sulle carriere alias non è però passato inosservata agli occhi dei gruppi catto-conservatori alla ProVita e di una certa politica. E proprio qui si inserisce l’attacco frontale di Fratelli d’Italia, che ha trasformato un semplice atto amministrativo inclusivo in uno dei suoi cavalli di battaglia contro la fantomatica “ideologia gender”.
Tutto comincia nell’estate del 2023, quando in Lombardia, Fratelli d’Italia presenta una mozione per vietare l’adozione della misura nelle scuole. Il consigliere Giacomo Zamperini, uno dei più appassionati detrattori delle politiche inclusive, tuona contro quella che definisce “una distorsione della realtà biologica”. Ma le proteste esplodono: opposizioni, associazioni LGBTQIA+, dirigenti scolastici. Il risultato? Mozione ritirata prima ancora di arrivare in aula.
Fratelli d’Italia, però, non si arrende, e lo stesso copione si ripete a settembre 2023. Questa volta, il consigliere Pietro Macconi scrive direttamente al Ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, per chiedere un intervento risolutivo contro la “fluidità di genere” nelle scuole. La nuova mozione, però, non supera nemmeno la fase preparatoria: il partito stava ancora facendo i conti con la spaccatura interna a una maggioranza più pragmatica che ideologica.
L’autunno porta con sé un terzo atto. È il 10 ottobre 2023, e la mozione arriva in aula nel Consiglio Regionale della Lombardia. Ma non basta. La proposta viene bocciata: 33 voti contrari, 35 favorevoli, 4 astenuti. La maggioranza si spacca, Forza Italia lascia intendere che ci sono battaglie più importanti da combattere.
E mentre i riflettori sono puntati sulla Lombardia, Roma segue un iter simile. La senatrice Lavinia Mennuni, insieme ad altri 23 parlamentari di Fratelli d’Italia, presenta un’interrogazione urgente per chiedere il blocco della carriera alias su scala nazionale, denunciandone la presunta illegittimità. Al momento, però, non si hanno aggiornamenti sull’esito dell’iniziativa.
Per ora, dunque, la bufera sembra essersi, almeno in parte, placata, e le scuole rimangono libere di implementare regolamenti sulla carriera alias a propria discrezione, in mancanza di una linea guida ministeriale ad hoc.
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