La Palma d’Oro torna in Romania, ancora una volta grazie a Cristian Mungiu. 19 anni dopo 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni, il regista rumeno ha bissato con Fjord, che uscirà in Italia con BIM distribuzione. Protagonisti i Gheorghiu, una devota coppia rumena-norvegese trasferitasi in un villaggio situato in un remoto fiordo, dove stringono un forte legame con i vicini, gli Halberg. I loro figli legano nonostante le diverse educazioni ricevute. Quando l’adolescente Elia Gheorghiu si presenta a scuola con dei lividi sul corpo, la comunità si chiede se l’educazione tradizionale impartita ai figli dei Gheorghiu da parte dei propri genitori possa esserne la causa. Protagonisti un irriconoscibile Sebastian Stan e Renate Reinsve.
“Penso che nel cinema sia importante parlare di temi rilevanti che sono facilmente reperibili e ci aiutano a capire la direzione in cui sta andando il mondo“, ha detto dal palco Mungiu. “Ciò che percepisco è che le società odierne sono frammentate, radicalizzate. E questo film è anche un impegno contro ogni forma di fondamentalismo. È un messaggio di tolleranza, di inclusione, di empatia. Sono termini meravigliosi che tutti amiamo, ma dobbiamo mettere in pratica più spesso”.
Il Grand Prix Speciale della Giuria è andato a Minotaure, film di Andrej Petrovič Zvjagincev, regista dissidente russo che dal palco ha chiesto a Vladimir Putin di porre fine all’invasione ucraina. “Milioni di persone su entrambi i lati della linea sognano una sola cosa: che i massacri finiscano finalmente. E l’unica persona che può porre fine a questa carneficina è il Presidente della Federazione Russa. Ponete fine a questa carneficina! Il mondo intero lo sta aspettando“.

Il Prix de la mise en scène, ovvero il premio per la miglior regia, è stato un clamoroso ex aequo che ha visto trionfare il grandissimo Paweł Pawlikowski per Fatherland e i Los Javis, ovvero Javier Ambrossi e Javier Calvo, per il cult queer La bola negra, accolto da un’ovazione di 20 minuti dopo l’anteprima mondiale di giovedì sera. Per i due giovani registi spagnoli, fino all’anno scorso compagni anche nella vita reale, un successo sbalorditivo, in attesa degli Oscar 2026 che potrebbero vederli strappare non poche nomination. A distribuire La bola negra negli USA sarà Netflix, che da questo punto di vista è solitamente sinonimo di garanzia. A premiare i Los Javis è stato Xavier Dolan, che ha introdotto il riconoscimento recitando i versi del poeta palestinese Mahmoud Darwish.
I Los Javis hanno adattato un’opera incompiuta di Federico García Lorca, di cui sono sopravvissute solo quattro pagine. Un’opera che sarebbe diventare la prima opera letteraria con un protagonista apertamente gay nella storia di Spagna, ma lo scrittore di Granada non riuscì a terminarla perché venne ucciso da uno squadrone delle forze nazionaliste nel 1936. La Bola Negra è la storia di tre uomini, le cui vite sono intimamente intrecciate attraverso la sessualità e il desiderio, il dolore e l’eredità, in tre epoche diverse: 1932, 1937 e 2017. Un dramma audace e straziante, ambientato sullo sfondo della Guerra Civile Spagnola e della sua eredità ancora viva. Protagonista il cantautore Guitarricadelafuente, affiancato da Julio Torres, Miguel Bernardeau, Lorenzo Zurzolo, Antonio de la Torre, Natalia de Molina, Lola Dueñas, María Morales, Daniel Ibáñez, Manuel Gareno, Hugo Welzel, Nuria Mencía, Mona Martínez, Mateo Medina, Albert Pla, Carlos González, Teo Lucadamo, Penelope Cruz e Glenn Close.
“Congratulazioni ai Los Javis per questo storico premio alla Miglior Regia a Cannes con ‘La bola negra’. Il vostro talento, coraggio e impegno per la memoria, la libertà e la diversità nobilitano il cinema spagnolo e commuovono il mondo. ¡Felicidades!”, il commento social del premier spagnolo Pedro Sanchez.
“L’unico modo per onorare la sofferenza della comunità LGBTQ+ è che la generazione successiva abbia maggiore libertà“, ha detto un emozionato Javier Ambrossi dal palco, nel ritirare il premio.

Il Prix d’interprétation masculine è invece andato ad Emmanuel Macchia e Valentin Campagne, giovani protagonisti di Coward, film di Lukas Dhont in cui interpretano due soldati innamorati in trincea, durante la Prima Guerra Mondiale. Coward sarà distribuito da MUBI. Macchia non è un attore professionista, scovato da Dhont in una fattoria, mentre Campagne si era già fatto vedere nel 2025 in Case 137 e Colours of Time. Terzo ex-aequo di serata con il prix d’interprétation féminine, andato a Virginie Efira e Tao Okamoto per Kyū ni guai ga waruku naru di Ryūsuke Hamaguchi, con il Prix du scénario assegnato ad Emmanuel Marre per Notre Salut e il Premio della giuria a Das geträumte Abenteuer di Valeska Grisebach.
Niente da fare per Amarga Navidad di Pedro Almodovar, da pochi giorni nei cinema d’Italia, con il regista spagnolo tra i produttori di La Bola Negra, in uscita a ottobre in Spagna e da noi in arrivo con Movies Inspired. A bocca asciutta anche The Man i Love di Ira Sachs, con Rami Malek protagonista.
Cannes 2026, i vincitori
Concorso
Palma d’oro: Fjord, regia di Cristian Mungiu
Grand Prix Speciale della Giuria: Minotaure, regia di Andrej Petrovič Zvjagincev
Prix de la mise en scène (ex aequo):
Javier Ambrossi e Javier Calvo per La bola negra
Paweł Pawlikowski per Fatherland
Prix du scénario: Emmanuel Marre per Notre Salut
Prix d’interprétation féminine: Virginie Efira e Tao Okamoto per Kyū ni guai ga waruku naru
Prix d’interprétation masculine: Emmanuel Macchia e Valentin Campagne per Coward
Premio della giuria: Das geträumte Abenteuer, regia di Valeska Grisebach
Palma d’oro onoraria: Peter Jackson[23], Barbra Streisand[24], John Travolta[25]
Un Certain Regard
Premio Un Certain Regard: Everytime, regia di Sandra Wollner
Premio della giuria: Tinihāru, regia di Abhinash Bikram Shah
Premio speciale della giuria: Le Corset, regia di Louis Clichy
Migliore interpretazione maschile: Bradley Fiomona Dembeasset per Congo Boy
Miglior interpretazione femminile: Marina de Tavira, Daniela Marín Navarro e Mariangel Villegas per Siempre soy tu animal materno
Settimana internazionale della critica
Grand Prix della Settimana internazionale della critica: La Gradiva, regia di Marine Atlan
Premio Louis Roederer Foundation per la miglior scoperta: Aina Clotet per Viva
Premio SACD: Dua, regia di Blerta Basholli
Aide Fondation Gan à la Diffusion: Wúmíng nǚhái, regia di Zou Jing
Premio Leica Cine per la miglior scoperta (cortometraggio): Skinny Bottines, regia di Romain F. Dubois
Premio Canal+ per il miglior cortometraggio: Vaterland, oder Ein Bule Namens Yanto, regia di Berthold Wahju
Premi indipendenti
Caméra d’or: Ben’Imana di Marie-Clémentine Dusabejambo
Premio FIPRESCI:
Concorso: Fjord, regia di Cristian Mungiu
Un Certain Regard: Ben’Imana, regia di Marie-Clémentine Dusabejambo
Settimana internazionale della critica: Wúmíng nǚhái, regia di Zou Jing
Premio della giuria ecumenica: Fjord, regia di Cristian Mungiu
L’Œil d’or: Rehearsals for a Revolution, regia di Pegah Ahangarani
Menzione speciale: Tin Castle, regia di Alexander Murphy
Queer Palm: Teenage Sex and Death at Camp Miasma, regia di Jane Schoenbrun
Menzione speciale: Du fioul dans les artères, regia di Pierre Le Gall
Cortometraggio Queer Palm: Silent Voices, regia di Nadine Mi-song Jin dell’università Columbia
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