Ci sono notizie che ti aspetti e altre che ti arrivano addosso come un treno. Questa appartiene alla seconda categoria: Ilene Chaiken, la mamma di The L Word, ha ripreso in mano Bette, Tina e Alice.
Non in una serie TV, ma in un racconto. Si intitola “Long Story (a/k/a The ‘L Word’)” ed è uscito l’8 giugno su DRAFTING, la newsletter Substack di Run-A-Muck, la società fondata da Chaiken insieme a Jennifer Beals.
Sì, proprio lei, Bette Porter in persona, che del racconto firma le fotografie e presta la voce alla versione audio.
Per chi ha passato gli anni Duemila a registrare le puntate di nascosto e a riconoscersi nel famigerato grafico di Alice, questa roba ha il sapore di una lettera arrivata a casa dopo tanto tempo.

L Word, Bette e Tina oggi: sposate, innamorate e con un mistero sulla scrivania
Andiamo al sodo, perché le informazioni che Chaiken ha lasciato trapelare nei post Instagram di Run-A-Muck sono parecchio succose. Bette e Tina sono sposate, vivono tra New York e Hudson, cittadina sul fiume omonimo diventata negli anni un rifugio amatissimo dalla comunità lesbica, e stanno bene. Anzi, benissimo. La didascalia ufficiale recita:
“Bette e Tina sono sposate, ancora innamorate, riescono ancora a farsi ridere a vicenda. Ma un pacco è appena arrivato nell’ufficio di Bette, e potrebbe cambiare tutto”.
Il pacco misterioso è il gancio del racconto, e Chaiken lo serve con una trovata di marketing deliziosa: le anteprime pubblicate sui social mostrano pagine dattiloscritte censurate a pennarello nero, come documenti riservati.
Si legge solo quello che lei vuole farci leggere. Per esempio:
“Secondo Tina, Alice era in una relazione parasociale con sé stessa”.
Umorismo purissimo, marchio di fabbrica di Alice Pieszecki. E poi la frase che ha già mandato in tilt il popolo Tibette:
“Tina fa ancora ridere Bette. E sì, fanno ancora sesso”.
In un altro frammento leggibile, Chaiken ci restituisce la Bette che conosciamo da sempre:
“Il capo può presentarsi quando le pare, e a lei pare di essere alla porta prima delle 8 del mattino. Bette è sempre stata molto precisa. Ma questo, ne sono abbastanza sicura, lo sapevate già”.
Lo sapevamo già, Ilene. Eccome se lo sapevamo.
La ciliegina è il tono dell’intera operazione. Chaiken scrive come se Bette e Tina esistessero davvero, come se lei si limitasse a riportare fatti accaduti a due sue conoscenti:
“Questo non è fan fiction. È successo davvero. Sta ancora succedendo”.
Un gioco metanarrativo che funziona perché, diciamocelo, per moltissime di noi quei personaggi sono sempre stati più reali di parecchia gente in carne e ossa.
Visualizza questo post su Instagram
Run-A-Muck, la creatura queer di Chaiken e Beals
Due parole su chi sta cucinando tutto questo. Run-A-Muck è la società che Ilene Chaiken e Jennifer Beals hanno lanciato a fine 2024: un brand multimediale queer pensato per produrre contenuti tra cinema, televisione ed eventi dal vivo.
DRAFTING è la loro newsletter su Substack, dedicata, parole loro, al caos vivo e disordinato che sta dietro al processo creativo. “Long Story” è il contenuto di lancio, e come biglietto da visita è difficile immaginarne uno più efficace: la creatrice di The L Word che riapre il suo universo con la complicità della sua attrice simbolo.
Il dettaglio della voce merita una sottolineatura. Nella versione audio del racconto è Jennifer Beals a leggere le parole di Chaiken. Bette Porter che ci racconta la vita di Bette Porter: un cortocircuito che vale da solo l’iscrizione alla newsletter.
Visualizza questo post su Instagram
Da West Hollywood a Generation Q: vent’anni di The L Word in breve
Facciamo un ripasso per chi è arrivata tardi alla festa, o per chi vuole semplicemente concedersi un tuffo nella nostalgia. The L Word debutta su Showtime il 18 gennaio 2004 e va avanti per sei stagioni, fino al 2009.
È la prima serie televisiva americana con un cast corale di donne lesbiche e bisessuali, e racconta amori, tradimenti, famiglie e carriere di un gruppo di amiche a West Hollywood.
Rivoluzionaria non è un aggettivo buttato lì: prima di Bette, Tina, Shane, Alice e le altre, il desiderio tra donne in TV esisteva solo a sprazzi, quasi sempre filtrato da uno sguardo esterno.
In Italia la scoprimmo prima sul canale satellitare Jimmy e poi su LA7 e La7d, spesso a orari da gufi, ma chi c’era sa che ne valeva la pena.
Al filone principale si aggiungono negli anni il reality The Real L Word (2010-2012) e il documentario L Word Mississippi: Hate the Sin (2014).
Poi, nel dicembre 2019, arriva il sequel che aspettavamo da un decennio: The L Word: Generation Q, con Jennifer Beals, Katherine Moennig e Leisha Hailey di nuovo nei panni di Bette, Shane e Alice, stavolta anche produttrici esecutive, e una nuova generazione di personaggi queer al loro fianco.
Generation Q dura tre stagioni. Nel marzo 2023 Showtime decide di non rinnovarla, travolta dalla ristrutturazione aziendale che porta la rete a fondersi con Paramount+: in quei mesi la piattaforma taglia praticamente tutto, e la nostra serie finisce nel mucchio, lasciando diverse storyline appese per sempre.
Una ferita ancora aperta per il fandom.
Visualizza questo post su Instagram
Il reboot televisivo esiste davvero, ma nessuno lo annuncia
Lo stesso giorno della cancellazione di Generation Q, Showtime fa sapere che è in sviluppo un reboot della serie originale ambientato a New York, con il titolo di lavorazione The L Word: New York e Ilene Chaiken coinvolta nel progetto.
Poi cala il silenzio. Per anni la situazione resta talmente ferma che a inizio 2026 diverse testate internazionali descrivono il progetto come sospeso, se non accantonato.
E qui arriva il colpo di scena, per vie traverse. Nel maggio 2025 David Burtka, attore e marito di Neil Patrick Harris, si lascia sfuggire in un’intervista a Us Weekly di essere al lavoro proprio sul nuovo reboot di The L Word, raccontando di fare la spola con Vancouver per le riprese e aggiungendo di non sapere nemmeno se gli fosse concesso dire altro.
Dettaglio che fa sciogliere il cuore alle fan di lunga data: Vancouver è la città dove veniva girata la serie originale, camuffata da West Hollywood per sei stagioni.
Quindi ricapitolando: la produzione del reboot risulta partita, ma Showtime e Paramount non hanno ancora annunciato nulla di ufficiale. Niente cast, niente titolo definitivo, niente data.
Il racconto di Chaiken viaggia su un binario parallelo e separato rispetto alla serie TV, però arriva in un momento tutt’altro che casuale: tiene calda la community, riaccende le conversazioni e ricorda a tutti che questo universo ha ancora parecchio da dire.
Se sia anche un modo per preparare il terreno al ritorno televisivo lo scopriremo solo con il tempo, e noi saremo qui a controllare i profili di Run-A-Muck con la stessa dedizione con cui Alice aggiornava il suo grafico.

Perché questo racconto ci riguarda tutte
C’è un motivo se a vent’anni di distanza basta una pagina dattiloscritta censurata a pennarello per farci tremare il polso. The L Word è stata, per un’intera generazione di donne queer, la prova che esistevamo anche fuori dalle nostre camerette: che potevamo essere protagoniste, complicate, sbagliate, desiderate e desideranti.
Sapere che Bette e Tina sono ancora lì, sposate e felici, che litigano sull’orario del treno del venerdì e ridono insieme prima di dormire, è una piccola forma di giustizia poetica per tutte le storie lesbiche che la TV ci ha chiuso in faccia troppo presto.
Il racconto completo si legge iscrivendosi a DRAFTING su werunamuck.substack.com. In inglese, per ora. Ma per Bette Porter, ammettiamolo, abbiamo fatto sforzi ben peggiori.
