Il Pride7, in cui siedono le associazioni LGBTQIA+ dei Paesi del G7 e di altri Paesi europei e del sud del mondo, è stato ieri ammesso per la prima volta ai lavori del G7 francese 2026, con tanto di incontro con il presidente Emmanuel Macron.
Cos’è il Pride7?
Il Pride7 chiede ai governi delle principali democrazie di assumere impegni vincolanti per i diritti delle persone LGBTQIA+ in tutte le politiche, a partire dalla cooperazione allo sviluppo. Nella delegazione del Pride7 c’era anche Roberto Muzzetta, delegato alle relazioni internazionali nella segreteria nazionale di Arcigay, assieme a Japan Alliance for Lgbt Legislation dal Giappone, Egide dalla Francia, Kaleidoscope Trust dal Regno Unito e Ilga World.
Il primo Vertice Pride7 si era tenuto a Tokyo il 30 marzo 2023, sotto la guida della comunità giapponese LGBTQIA+, che da anni lotta per i diritti ancora negati. Al G7 di Matera il Pride7 venne per la prima volta citato nella dichiarazione ministeriale sui diritti.
Per la sua presidenza 2026, la Francia ha ribadito il proprio impegno a lavorare e a riflettere sul generale indebolimento degli aiuti internazionali allo sviluppo, ripensando le partnership internazionali per un sistema più equo ed efficiente. Pur accogliendo con favore questa priorità, il Pride 7 ritiene che ancora oggi le persone LGBTQIA+ siano in gran parte invisibili nei programmi di sviluppo e nei meccanismi di risposta e assistenza, in un momento in cui la lotta per i diritti LGBTQIA+ rimane fondamentale per la democrazia, lo stato di diritto e i diritti umani, soprattutto nel contesto globale dell’ascesa dell’autoritarismo.
“Riconosciamo che le persone in tutto il mondo, sia all’interno che all’esterno dei Paesi del G7, continuano a subire violenza e disuguaglianze – a volte torture o morte – a causa di chi amano, del loro aspetto, del modo in cui si esprimono o di chi sono“, hanno sottolineato. “I governi del G7 dovrebbero porsi come leader globali e garantire che le loro leggi, politiche e pratiche siano conformi agli standard internazionali in materia di diritti umani e che la loro attuazione sia realizzata nel rispetto degli impegni assunti dal G7 in materia di aiuti pubblici allo sviluppo (APS) per proteggere le persone LGBTQIA+ e intraprendere azioni concrete per contrastare abusi e molestie in tutto il mondo“.
Le richieste del Pride7 al G7
Le organizzazioni hanno chiesto che l’orientamento sessuale, l’identità ed espressione di genere e le caratteristiche sessuali (SOGIESC) entrino stabilmente nei comunicati finali del G7, così come nelle leggi e nei programmi su democrazia, cooperazione internazionale, clima, economia e salute. Tra le richieste centrali al G7: leggi contro le discriminazioni e le violenze, riconoscimento legale dell’identità di genere basato sull’autodeterminazione, matrimonio egualitario, tutela delle persone intersex da interventi medici non necessari, protezione delle libertà di espressione e di manifestazione – a partire dai Pride – e sostegno politico e finanziario alle organizzazioni LGBTQIA+ nei contesti più a rischio. Il Pride7 ha inoltre chiesto che la cooperazione non sia usata come strumento di pressione politica ma resti fondata sui diritti umani, includa esplicitamente i diritti sessuali e riproduttivi e si doti di dati e indicatori capaci di misurare l’impatto sulle persone LGBTQIA+.
In ambito di pace e sicurezza il documento ha richiamato l’attenzione sulle persone LGBTQIA+ nei conflitti e nelle crisi umanitarie – da Afghanistan a Ucraina, da Sudan a Palestina – chiedendo protezione per chi fugge da persecuzioni basate su orientamento sessuale e identità di genere e un’applicazione realmente inclusiva dell’agenda Donne, Pace e Sicurezza. Questo perché le persone LGBTQIA+ affrontano rischi maggiori durante le crisi umanitarie e i conflitti. Poiché la guerra spesso indebolisce lo stato di diritto e intensifica le disuguaglianze sociali, si verifica una maggiore impunità e le persone LGBTQIA+ diventano spesso bersaglio di violenza e discriminazione.
Sul fronte della salute, il Pride7 ha sollecitato investimenti strutturali nella lotta all’HIV, nella salute mentale, nell’accesso universale ai servizi e nel riconoscimento giuridico di tutte le famiglie, comprese quelle omogenitoriali.
Sul piano economico, un un contesto di crescente contrazione degli aiuti internazionali – in particolar modo nei paesi e nelle regioni in cui il sostegno alle comunità emarginate può fare la differenza tra la vita e la morte – il G7 ha un ruolo cruciale da svolgere nel difendere gli standard globali in materia di diritti umani. I membri del G7 hanno sia l’influenza che la responsabilità di garantire che i diritti e la dignità delle persone LGBTQIA+ siano integrati in modo significativo nella politica estera, nell’assistenza allo sviluppo e nell’impegno multilaterale e bilaterale, soprattutto nel contesto dell’espansione delle Global Gag Rules statunitensi. È necessario riconoscere l’impatto sproporzionato della crisi globale attuale sulle comunità LGBTQIA+ e altre comunità minoritarie in materia di aiuti allo sviluppo, impegnandosi ad aumentare i finanziamenti per la società civile LGBTQIA+ e, in consultazione con essa, sostenendo i diritti e le opportunità fondamentali delle persone LGBTQIA+ in tutti i paesi e le regioni.
È poi necessario che tutti i governi del G7 rafforzino le politiche di diversità, equità e inclusione (DEI) all’interno delle istituzioni pubbliche e ne promuovano attivamente l’adozione nel settore privato. Le politiche DEI sono potenti strumenti per promuovere ambienti di lavoro inclusivi e accoglienti e per coltivare una cultura dell’inclusione, apportando benefici significativi non solo ai gruppi sottorappresentati, ma nel suo complesso anche all’economia. I Paesi del G7 devono contrastare la disinformazione e respingere le politiche statunitensi che sostengono che la diversità, l’equità e l’inclusione (DEI) contribuiscano a una forza lavoro meno qualificata.
Il Pride7 ha chiesto che i governi ospitanti del G7 dimostrino leadership nell’adempiere al loro dovere, istituendo leggi che garantiscano l’uguaglianza indipendentemente dall’orientamento sessuale, dall’identità di genere, dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, in linea con gli standard internazionali in materia di diritti umani. È stato chiesto di riconoscere Pride7 come gruppo ufficiale di impegno della società civile, insieme agli altri gruppi ufficiali del G7 già esistenti e riconosciuti come Women7, Civil7 e Youth7, impegnandosi così a consultare Pride7 durante tutti i processi del G7.
Doveroso inoltre un rafforzamento della Coalizione per i Diritti Uguali (ERC), organismo intergovernativo composto da 45 Stati membri per la tutela dei diritti delle persone LGBTI, in modo tale che possa partecipare attivamente, assumendo impegni e sostenendo finanziariamente la sua struttura per promuovere i suoi obiettivi. È stato chiesto di esortare tutti i Paesi a riconoscere la centralità della libertà di parola e di riunione per le istituzioni democratiche e i diritti delle comunità minoritarie, a denunciare le tendenze globali che limitano tali diritti e a incoraggiare la celebrazione pacifica del Pride LGBTQIA+ e delle relative manifestazioni per i diritti, l’autonomia corporea e l’uguaglianza nei Paesi del G7 e non solo.
“Il Pride7 – spiega Roberto Muzzetta – nasce in Giappone con l’obiettivo di creare una rete internazionale di organizzazioni LGBTQIA+ capace di dialogare con il G7 come interlocutore riconosciuto sui temi dei diritti e dell’inclusione. Un primo importante risultato arriva a Matera, quando il Pride7 viene citato nella dichiarazione ministeriale sui diritti. Ieri, a Parigi, è stato compiuto un ulteriore passo storico: il Pride7, di cui Arcigay fa parte, è stato ufficialmente riconosciuto tra i network di riferimento del G7. In occasione dell’incontro all’Eliseo dedicato ai 13 Engagement Groups del G7, la delegazione del Pride7 ha consegnato e presentato al Presidente francese, in qualità di Presidente del G7, il proprio Communiqué, illustrando le principali priorità della comunità LGBTQIA+ internazionale. Un passaggio che sancisce l’ufficializzazione del Pride7 nel sistema dei processi partecipativi del G7”, conclude Muzzetta.
Membri Pride 7
APCOM Thailand (Thailandia), Arcigay (Italia), Council for Global Equality (USA), Dignity Network (Canada), Egale Canada (Canada), Égides (Canada / France), Human Rights Watch (Japan), ICS Centre (Vietnam), ILGA World (Germania), Inter-LGBT France (Francia), Japan Alliance for LGBT Legislation (Giappone), Kaleidoscope International Trust (UK), Las Reinas Chulas Cabaret y Derechos Humanos AC (Messico), LSVD+ – Verband Queere Vielfalt (Germania), Public Interest Association of Marriage For All Japan -Freedom Of Marriage For All Japan (Giappone) Stonewall (UK).
