Roma Pride 2026, neanche il caldo estremo, fialette urticanti e provocazioni fermano l’Onda rainbow

Una partecipazione straordinaria per il Pride della Capitale, con manifestanti in arrivo da tutta Italia. Un'onda di resistenza contro la destra oscurantista.

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Roma Pride 2026
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Una giornata torrida, con 40 gradi, e una marea rainbow che ha attraversato la Capitale. Il Roma Pride 2026 è stato un trionfo di partecipazione, dopo settimane di tensione con gli ebrei LGBTQIA+ di Keshet, con i quali stato raggiunto un accordo di “pace” alla vigilia della manifestazione, e non poche volute provocazioni.

Dalle indecenti parole di Roberto Vannacci agli attacchi di Pro Vita, passando per quel Mario Adinolfi che dopo aver detto di tutto e di più sulla comunità e sul Pride costruendoci una pdeudo esistenza politica si è presentato in piazza con la bandiera di Israele e un’unica ambizione: aizzare la folla, per poi indossare gli abiti della vittima. Insultato a più riprese e invitato ad andarsene, il leader del Popolo della Famiglia è stato scortato fuori dal corteo dalla polizia, dopo un’accesa discussione con Fabrizio Marrazzo di Gay Center e un bacio a stampo sulla bocca con Francesca Pascale.

Gualtieri in prima linea

Trenta i carri partiti da una piazza della Repubblica che ha faticato a riempirsi, all’inizio, causa temperature soffocanti e una partenza come al solito posticipata di un’ora e mezzo rispetto all’orario inizialmente previsto. Poi all’improvviso, quando i camion hanno iniziato a muoversi, dalle stracolme zone d’ombra della piazza è emerso il popolo del Pride, colorato, festante e orgoglioso, in grado di ingrossarsi sempre più, metro dopo metro, inglobando ritardatari e turisti, paralizzando il cuore della città eterna.

Alla guida del corteo il sindaco Roberto Gualtieri, che si è fatto tutto il Pride, anche quest’anno, seminando selfie e sorrisi fino all’arrivo a Caracalla, quando dal palco si è lasciato andare ad un sentito discorso di vicinanza assoluta alla comunità, guardando alle future elezioni nazionali con speranza.

“Sta uscendo sempre di più nel discorso pubblico un’orrenda visione di cultura, anti-diritti, omofoba, transfoba. Noi non possiamo accettare passi indietro, dobbiamo fare passi in avanti e vergognarci di essere uno dei Paesi d’Europa più in basso nelle classifiche dei diritti. Noi vogliamo il matrimonio egualitario, il diritto all’adozione, una legge contro l’omobitransfobia e una legge che garantisca tutti i diritti ai figli delle coppie omogenitoriali. Noi come Roma Capitale ci battiamo ma tutti insieme dobbiamo far sentire la voce verso il nostro Parlamento, e siccome cambierà presto cambiamolo insieme per fare dei passi in avanti. Evviva il Pride”.

In piazza anche Elly Schlein, segretaria del Pd, insieme a parlamentari ed europarlamentari di tutti gli schieramenti del cosiddetto “campo largo”, dalla 5 Stelle Carolina Morace ad Alessandro Zan passando per Riccardo Magi, fino ai neonati Gay Conservatori. “Una grandissima partecipazione per dire forte e chiaro che l’amore non si discrimina“, ha scritto sui social Schlein. “Quest’anno nella mappa sui diritti LGBTQIA+ di ILGA Europe l’Italia è scesa al 36esimo posto su 49. Non lo possiamo accettare, dobbiamo impegnarci a raggiungere gli altri paesi europei che hanno già una legge contro l’odio, sul matrimonio egualitario, sui diritti delle famiglie omogenitoriali. Dobbiamo respingere gli attacchi delle destre nazionaliste, che si stanno accanendo in particolare contro le persone trans. Noi ci stringeremo ancora più forte per non farli passare e per costruire un futuro fatto di eguaglianza. Libertà. Solidarietà. Che per la nostra Costituzione non è un diritto, è un dovere”.

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Non siamo qui per chiedere privilegi. Siamo qui per difendere una cosa semplice: il diritto di ogni persona ad amare, vivere e costruire una famiglia senza paura, senza discriminazioni e senza dover chiedere il permesso a nessuno“, ha aggiunto Morace. “Il Pride è una festa, ma è anche memoria, visibilità e impegno. Finché ci sarà qualcuno che vede i diritti come una concessione e non come un principio di uguaglianza, continueremo a essere presenti, a farci vedere e a far sentire la nostra voce”.

Meglio “anormale” che generale“, recitava il cartello con cui è sceso in piazza Magi. “Il Pride è la risposta più forte, più gioiosa e più pacifica a chi costruisce consenso alimentando paura, odio e divisione. A chi discrimina le persone per il loro orientamento sessuale, la loro identità di genere o il colore della loro pelle. A chi vorrebbe un Paese più chiuso, più spaventato, meno libero. Venire al Roma Pride farebbe bene anche a loro. Scoprirebbero che il mondo reale è molto più bello, più ricco e più umano di quello che raccontano per propaganda. Più Europa è nata per mettere la persona al centro dell’azione politica: i suoi diritti, le sue libertà, la sua dignità, la possibilità di scegliere del proprio corpo e della propria vita. Per questo, come ogni anno, siamo qui:perché l’Italia non può più permettersi di restare indietro sui diritti civili. E perché la politica ha il dovere di colmare questo ritardo, non di difenderlo. Oggi celebriamo l’orgoglio, la libertà e il coraggio di essere sé stessi”.

Spray al peperoncino e un milione di persone

 

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Prese di posizioni critiche anche all’interno dello stesso corteo, con il carro di Gender X che si è presentato in piazza con i cartonati di alcuni politici a testa in giù e “vaffa” sparsi per sionisti e pro vita, e Arcigay Roma all’attacco dei Pride sempre più sbiaditi perchè venduti alle multinazionali. Attimi di tensione a inizio manifestazione, quando sono state fatte scoppiare delle fialette urticanti tra la folla, in fuga e inevitabilmente preoccupata. Non era mai accaduto e non è chiaro chi sia stato a soffiare sul fuoco dell’allarmismo, fortunatamente immediatamente sopito.

Perché un immenso corteo ha attraversato Roma. Basti pensare che un’ora dopo l’arrivo del primo carro alla Croisette di Caracalla, il Pride non era ancora finito. Quando Levante e Francesca Michielin, ambassadors del 2026 insieme a Margherita Vicario, sono salite sul palco per cantare, sullo sfondo si vedeva un fiume di persone ancora in cammino, dietro carri stracolmi di vita ed esistenze, a voler ricordare a tutte e tutti che siamo tantissimə, tra persone lgbtqia+ e alleati, genitori e figli, pronti a sfidare il solleone per ribadire l’urgenza d’uguaglianza e rimarcare il pericolo di una politica sempre più polarizzata e desiderosa di alimentare odio e divisioni. Un gioco al massacro a cui mettere un freno, prima che sia troppo tardi, in un Paese che vede l’Onda Pride come straordinario baluardo di resistenza contro le destre.

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