Cos’ha risposto il Campo Largo alle richieste LGBTIAQ+? In vista delle prossime elezioni politiche, i partiti del centrosinistra sapranno impegnarsi sulle istanze poste dal mondo associativo a proposito dei diritti delle persone non cis e non etero del nostro Paese?

Il 15 maggio 2026, a due giorni dalla Giornata Internazionale contro l’Omo-Lesbo-Bi-Transfobia, le principali associazioni LGBTQIA+ italiane hanno convocato i leader del Campo Largo al Centro Congressi Frentani di Roma per un confronto diretto sui diritti civili.

L’iniziativa Verso il 17 maggio: dati, urgenze e prospettive politiche sui temi LGBTQIA+, è stata promossa dalle deputate Laura Boldrini (PD), Gilda Sportiello (M5S) ed Elisabetta Piccolotti (AVS) su invito di un fronte ampio di realtà associative. L’incontro era moderato da Rosario Coco, Presidente Gaynet, e Barbara Centrone, Dottoranda in Scienze della Formazione presso Roma Tre.

La mattinata ha alternato dati, testimonianze e rivendicazioni politiche. Il messaggio era esplicito: a dieci anni dalla Legge Cirinnà, l’Italia non è avanzata. È scivolata al 36° posto su 49 paesi nella Rainbow Map di ILGA-Europe.

Le richieste delle associazioni: il programma in sintesi

Come da tempo chiaro nel manifesto programmatico “La strada dei diritti“, ecco le richieste del movimento LGBTIAQ+:

  • Introduzione del matrimonio egualitario con pieno accesso alle adozioni per coppie dello stesso sesso e persone single
  • Riconoscimento automatico alla nascita dei figli delle coppie omogenitoriali, senza ricorso ai tribunali
  • Approvazione di una legge contro i crimini d’odio omolesbobitransfobici
  • Superamento della Legge 164/1982 sui percorsi di affermazione di genere: superamento della patologizzazione, procedura amministrativa senza obbligo di perizia psichiatrica né intervento chirurgico
  • Carriera alias obbligatoria in tutte le scuole di ogni ordine e grado e nelle università, senza discrezionalità dei singoli presidi
  • Medicina di genere inclusiva: riconoscimento dei corpi non conformi nel sistema sanitario, accesso garantito agli screening oncologici e ai farmaci (inclusa la triptorelina per i giovani trans)
  • Divieto delle pratiche di conversione con fattispecie penale specifica e aggravanti per minori e soggetti vulnerabili
  • Educazione sessuo-affettiva obbligatoria in tutti i cicli scolastici, senza consenso informato dei genitori, con ora dedicata, valutazione e docenti formati
  • Abrogazione della Legge Varchi (GPA reato universale) e approvazione di una legge sulla gestazione per altri solidale
  • Estensione delle tutele antidiscriminatorie sul lavoro all’identità di genere; incentivi per le imprese che adottano politiche di diversità e inclusione
  • Introduzione della X anagrafica nel codice fiscale e modifica di tutti i moduli burocratici per le persone di genere non binario
  • Autonomia dell’UNAR dal governo; investimenti pubblici nella produzione culturale e artistica LGBTQIA+
  • Inserimento di tutti questi punti nel programma di coalizione non come appendice, ma come asse strutturale, con impegno verificabile nei primi 100 giorni di governo

Gli interventi delle associazioni

Laura Boldrini — deputata PD, promotrice dell’iniziativa

Laura Boldrini del PD ha aperto i lavori ricordando i dieci anni delle unioni civili come «un traguardo atteso che fu il frutto di anni di lavoro», ma sottolineando come da allora non siano seguiti altri passi. Ha elencato i provvedimenti del governo Meloni che hanno peggiorato la situazione: la circolare Piantedosi sulle trascrizioni, la Legge Varchi sul reato universale di GPA, il ddl Valditara sull’educazione sessuo-affettiva, il ddl Schillaci-Roccella sui trattamenti sanitari per minori trans. Ha tracciato un parallelismo con le politiche sulle donne, il volta faccia sul consenso informato, il no al congedo parentale paritario, come espressioni della stessa matrice culturale patriarcale. Ha chiuso chiedendo «sinergia» tra associazioni e opposizioni. Ha poi ricordato il momento in cui la Camera approvò le unioni civili, Boldrini era all’epoca Presidente della Camera:

«Dire “La camera approva” su un provvedimento come quello ti dà l’idea che le cose possono cambiare, la storia può andare in un verso e in un altro. Ovviamente doveva essere il primo passo di una lunga serie di passi, i quali però ancora non ci sono stati.»

Gilda Sportiello — deputata M5S, promotrice dell’iniziativa

Gilda Portiello del M5S ha inquadrato la situazione italiana nel contesto internazionale, con riferimento agli Stati Uniti di Trump e al rischio di un contagio regressivo. Ha chiesto obiettivi precisi e vincolanti: carriera alias obbligatoria, legge contro l’omotransfobia, divieto delle terapie di conversione, tutela dei percorsi medici per le persone trans, matrimonio egualitario. Ha denunciato la calendarizzazione del ddl Valditara al Senato il 4 giugno, proprio durante l’ultima settimana di scuola, come «una scelta tattica geniale e subdola» per evitare la mobilitazione studentesca.

«(sulle carriere alias) Dobbiamo farle affinché all’interno del campo progressista non ci siano posizioni transfobiche, non ci siano posizioni trans-escludenti, non ci siano compromessi sull’identità di genere.»

Elisabetta Piccolotti — deputata AVS, promotrice dell’iniziativa

Elisabetta Piccolotti di AVS ha usato il tono più netto tra le promotrici. Ha detto che il governo Meloni ha avuto «un progetto preciso: tenere fuori alcune persone dalla visibilità, dalla scuola, dal riconoscimento, dalla dignità». Ha chiesto di cancellare tutte le norme approvate negli ultimi quattro anni e di andare oltre la Legge Cirinnà: matrimonio egualitario, adozione per tutti, GPA solidale, riforma della Legge 164, reinvenzione dei servizi sanitari per le persone trans. Ha citato la Spagna e la ministra Irene Montero come modello di governo «che non continua a fare mediazioni al ribasso».

«Non un governo che continua a fare mediazioni al ribasso, trascinandosi i problemi di anno in anno, ma un governo che a testa alta, con tanto orgoglio, con tanta voglia di libertà, comincia a cambiare il paese.»

Alessandro Zan — europarlamentare PD

Alessandro Zan ha portato il dato europeo al centro: l’Italia è al 36° posto su 49 paesi, insieme a Polonia e Bulgaria tra gli unici privi di tutele contro i crimini d’odio basati su orientamento sessuale e identità di genere. Ha denunciato il ricorso strumentale ai diritti LGBTQIA+ da parte della destra come «arma di distrazione di massa» per coprire politiche economiche fallimentari. Ha annunciato che il 21 maggio il Parlamento europeo avrebbe votato la Direttiva Vittime, in cui è riuscito a reinserire l’identità di genere grazie alla linea rossa tenuta in sede negoziale con il gruppo socialista.

«I dati non mentono. Stiamo parlando di vite spezzate, di ragazzi che vengono ogni giorno bullizzati a scuola, di persone discriminate nel posto di lavoro, di persone aggredite per strada semplicemente perché esistono.»

I dati sull’omolesbobitransfobia per il 17 Maggio

Gaynet ha presentato i dati di Omofobia.org. Che qui riassumiamo:

  • Tra il 2012 e il 2026 sono 2.104 le vittime di omotransfobia (solo casi emersi), di cui 1.521 uomini e 583 donne.
  • Tra queste, 273 persone transgender (38 tra gli uomini e ben 235 tra le donne), dato che evidenzia una forte esposizione delle persone trans
  • Oltre il 50% dei casi sono aggressioni fisiche o omicidi
  • Rischio fino a 10 volte maggiore per le persone trans rispetto a gay e lesbiche
  • 71% delle vittime uomini cis, 16% donne cis
  • Giovani i più colpiti: maggioranza under 30
  • 171 casi nell’ultimo anno, dato stabile sopra la media
  • Picchi di violenza nel 2018-2019 e nei mesi dei Pride

Marina Marini — Gay Center

Marina Marini del Gay center ha illustrato i dati della GPLine, il numero verde nazionale: circa 20.000 contatti l’anno, con un trend in crescita per segnalazioni di discriminazioni a scuola, in famiglia e sul lavoro. Ha citato che l’85% dei minori LGBTQIA+ subisce almeno una forma di violenza; il 40% degli under 26 subisce maltrattamenti dopo il coming out. Ha segnalato un aumento significativo delle persone migranti che si rivolgono agli sportelli, passate dal 2-3% di cinque anni fa al 35% attuale.

«È un baratro italiano. Noi come associazioni ce ne facciamo carico. Quello che può fare la politica è ricordarsi che i diritti civili sono la cosa più importante e non rimandare a una X legislatura.»

Vincenzo Branà — Arcigay nazionale

Vicenzo Branà capufficio stampa di Arcigay Nazionale ha presentato il report annuale di Arcigay sulle notizie di omotransfobia: 127 storie notiziate nei media negli ultimi 12 mesi, «una ogni tre giorni», dopo aver superato il filtro della denuncia e quello della notiziabilità. Ha introdotto il concetto di «violenza predatoria»: persone che si organizzano per addescare le vittime sulle dating app, aggredirle, trufarle o ucciderle. Ha citato il caso di Alessandria, dove una ragazza trans è morta dopo un incontro concordato su un’app. Ha segnalato tre suicidi di minori inseriti nel report.

«Il 50% delle persone della nostra comunità dichiara di sentirsi a rischio sulle dating app. La politica si deve impegnare perché noi non possiamo gestire queste orde di criminali che hanno capito che quello è uno spazio per un opportunismo criminale.»

Silvia Magini — Cuore (strutture abitative per persone LGBTQIA+)

Silvia Magini di Cuore ha presentato la prima ricerca italiana sul benessere delle persone LGBTQIA+ in condizione di homelessness, realizzata con il supporto di ILGA-Europe. I dati mostrano che la condizione di senzatetto dura in media circa due anni; il 70% del campione dichiara discriminazioni sia in ambito familiare che lavorativo. Le persone che accedono ai servizi abitativi mostrano un livello di capabilities del 14% superiore alla media. Ha ricordato che il fabbisogno di posti letto viene soddisfatto solo per una persona su dieci.

Miki Formisano — Italia Trans Agenda / CHEST (Centro Salute Trans e Gender Variant)

Miki Formisano di Italia Trans Agenda ha chiesto interlocuzione diretta con le persone trans, e non mediata. Ha posto tre priorità:

  • riforma legale sul modello spagnolo, che superi l’obbligo del tribunale per il riconoscimento dell’identità
  • diritto alla salute per le persone trans, incluso l’accesso agli screening oncologici
  • carriera alias obbligatoria
  • ha portato il caso concreto di ragazzi trans a Taranto costretti a non usare i bagni del genere corrispondente alla loro identità, anche dopo ricostruzione del torace e terapia ormonale.

«Noi non siamo degli strumenti, siamo persone. I nostri corpi devono essere riconosciuti perché non siamo fenomeni da baraccone, siamo semplicemente delle persone e vogliamo essere riconosciute come persone in tutto e per tutto.»

Roberta Parigiani — MIT (Movimento Identità Trans) e Ileana Capurro (ATN)

Roberta Parigiani del MIT ha portato l’intervento più critico verso la sinistra, accusandola di aver trattato le istanze trans «in maniera ancillare» rispetto alle tematiche LGB, e di essersene resa conto quando si è trovata protagonista di attacchi in alcune occasioni, citando il ddl Zanella presentato in Commissione Affari Sociali e il concorso alla defenestrazione dell’identità di genere dal ddl Zan. Ha chiesto:

  • riforma della Legge 164/1982 in senso depatologizzante
  • medicina di genere che riconosca i corpi non conformi
  • tutele antidiscriminatorie sul lavoro
  • carriera alias tutelata per legge
  • tavolo fisso con i partiti del Campo Largo

«Ciò detto, quello che noi chiediamo, e lo chiediamo con la serenità di dire che se questa cosa non succederà, si creerà una frattura davvero insanabile con il movimento trans, è che la sinistra si impegni in maniera rigorosa ed esplicita alla riforma della legge sull’affermazione di genere»

Gabriele Piazzoni — Arci nazionale

Gabriele Piazzoni segretario nazionale di Arcigay ha posto il problema strutturale: non basta inserire i diritti nel programma dei partiti, bisogna che i candidati selezionati abbiano «capito quello che c’è scritto» in quel programma. Ha chiesto ai partiti di non candidare persone con posizioni omofobie o transfobiche, «esattamente come non candiderebbero una persona apertamente razzista». Ha denunciato lo schema ricorrente del «parlamentare quasi sconosciuto» appartenente ai partiti progressisti che in commissione affossa le proposte di legge sui diritti.

«Dovete evitare di ritrovarvi di nuovo in questa trappola in cui ci siamo trovati per molti anni. È fondamentale che i partiti si facciano carico di questa complessità a costo di escludere chi non condivide il programma politico elettorale.»

Alessia Crocini — Famiglie Arcobaleno

Alessia Crocini di Famiglie Arcobaleno ha chiesto al Campo Largo di definire «i principi non negoziabili», sul modello di quanto fa Provita e Famiglia dall’altra parte. Ha detto che il matrimonio egualitario è ormai acquisito, «i sondaggi ci dicono che il 70-75% degli italiani è favorevole», e che il vero nodo sono genitorialità, GPA, riconoscimento dei figli e percorsi di affermazione di genere. Ha offerto la disponibilità delle associazioni a entrare nelle sezioni dei partiti per spiegare i temi più complessi.

«Il tempo è scaduto. Dobbiamo arrivare nei primi 100 giorni di governo ad approvare quelle quattro o cinque leggi che vi chiediamo da vent’anni. Le chiacchiere stanno a zero.»

Rosario Coco – Gaynet

Rosario Coco di Gaynet ha aggiunto il dato sul fabbisogno abitativo: il Centro Antidiscriminazione Welcome for Rainbow del Circolo Mario Mieli, riesce a soddisfare dal 2022 solo una richiesta su cinque, «spesso minori costretti a lasciare la propria famiglia per ragioni omotransfobiche». Rosario Coco ha ricordato la stima realizzata a seguito del progetto di Gaynet di mappatura dei Centri Antidiscriminazione in collaborazione con UNAR nel 2023, per cui i centri esistenti attualmente in Italia riescono a soddisfare solo 1 richiesta su 10, in termini di posti letto per chi è costretto a lasciare la propria abitazione.

Donatella Siringo — AGEDO

Donatella Siringo ha portato la voce dei genitori di persone LGBTQIA+, sottolineando l’emergenza dei percorsi di affermazione di genere per le giovani persone trans come «la questione con cui si confrontano la maggior parte delle famiglie che si rivolgono ad Agedo». Ha ribadito che l’Italia è uno stato laico: «Da lì scende tutto. Scioglie ogni dubbio e scioglie ogni nodo

Lucia Urcioli — Edge Leaders for Change

Lucia Urcioli di EDGE ha aggiunto tre richieste specifiche sul piano lavorativo:

  • corretta trasposizione della Direttiva Equal Pay (che include l’identità di genere)
  • recepimento della Direttiva Vittime (il PE vota il prossimo 21 maggio)
  • modifica della norma italiana del 2003 contro le discriminazioni sul lavoro per includere l’identità di genere

Urcioli ha citato la Spagna come modello per una legge che incentivi le imprese a introdurre politiche di diversità e inclusione.

Vincenzo Miri — Rete Lenford

Vincenzo Miri di Rete Lenford ha ripercorso vent’anni di battaglie legali per i diritti LGBTQIA+, dalla sentenza 138/2010 della Corte Costituzionale, alla sentenza 68/2025 sull’iscrizione alla nascita dei figli con due mamme, e ha chiesto che la prossima legislatura non imponga un’ulteriore tappa giudiziaria nel 2030. Ha sottolineato che il lavoro delle avvocate e degli avvocati non può essere «una scusa per le istituzioni per lasciare fare a noi, nelle corti con fatica e con soldi e con dolore, quello che deve essere il Parlamento a fare».

«Vorremmo che il nostro lavoro cambiasse passo: da quello della demolizione di lacune e discriminazioni nelle aule dei tribunali, all’applicazione di leggi. Nessuno può negoziare su laicità, dignità e identità personale, sociale e familiare.»

Alessandro Battaglia — Comitato Torino EuroPride 2027

Alessandro Battaglia del Comitato Torino EuroPride 2027 ha ricordato che nel 2027 l’EuroPride si svolgerà a Torino, portando gli occhi di tutta Europa sull’Italia. Ha chiesto che i partiti escludano dalle proprie liste chiunque non sottoscriva la linea sui diritti:

«È arrivato il momento di dire che persone che non sposano questa linea non faranno parte del partito, del gruppo, del movimento.»

Lù — Italy Non-Binary Pride e Italy Sex Education

Lù, per Italy Non-Binary e Italy Sex Eductaion, ha portato i dati sulle soggettività non binarie, stimate tra le 500.000 e le 900.000 persone adulte in Italia secondo le medie internazionali.

  • Ha segnalato che il 76,7% delle persone non binarie nasconde la propria identità sul luogo di lavoro
  • Ha chiesto riconoscimento legale del genere basato sull’autodeterminazione
  • Ha chiesto una medicina rispettosa delle soggettività non conformi
  • Ha chiesto educazione sessuo-affettiva obbligatoria sul modello svedese

Danilo Caiano — Plus Roma (Checkpoint)

Danilo Caiano del Checkpoint Plus Roma ha portato i dati sull’aumento delle infezioni sessualmente trasmissibili: +16,1% dal 2021 al 2023, con trend in crescita nel 2024-2025. Ha collegato il fenomeno alla mancanza di educazione sessuo-affettiva nelle scuole e alla insufficiente comunicazione istituzionale sui nuovi strumenti di prevenzione, inclusa la PrEP.

Roberta De Petro — Ugro

Roberta De Petro di Ugro ha posto la questione della rappresentazione culturale come asse politico:

«L’arte non è neutrale, la cultura non è neutrale. Ogni scelta su ciò che viene prodotto, finanziato, raccontato o censurato contribuisce a stabilire quali vite meritano visibilità.»

Ha chiesto investimenti pubblici nella produzione culturale LGBTQIA+, politiche per narrazioni plurali, presenza di persone LGBTQIA+ nei ruoli decisionali dell’informazione e della cultura, contrasto a ogni forma di censura.

Fabrizio Lapaglia — Rete Genitori Rainbow

Fabrizio Lapaglia di Rete Genitori Rainbow ha chiesto l’introduzione della X nel codice fiscale, la modifica di tutti i moduli burocratici, e la liberazione della RAI dal «monopolio politico» per garantire spazi di rappresentazione alla comunità LGBTQIA+.

Giovanni Guercio — avvocato specializzato in diritti trans

Giovanni Guercio ha denunciato l’esclusione sistematica degli avvocati e delle persone con esperienza diretta dai tavoli in cui si scrivono le proposte di legge sulle persone trans. Ha sottolineato che la Legge 164/1982 è «il cappello che ha rovinato tutto» perché espropria le persone del diritto di definirsi davanti a un giudice.

Le risposte dei leader politici

Elly Schlein — Partito Democratico

La segretaria del PD ha aperto il suo intervento con un’autocritica diretta, riconoscendo «tanto da farsi perdonare» per le «mancanze di coraggio» del centrosinistra negli ultimi vent’anni. Ha inquadrato la situazione nel contesto internazionale, indicando gli ordini esecutivi di Trump come «linea alla destra nazionalista di tutto il mondo», e ha ricordato l’esito delle elezioni ungheresi come segnale positivo. Ha fissato i pilastri del programma progressista:

  • legge contro l’omolesbobitransfobia
  • matrimonio egualitario con adozioni
  • riconoscimento dei figli delle coppie omogenitoriali
  • educazione obbligatoria alla diversità in ogni ciclo scolastico
  • riforma della Legge 164/82 sulla riassegnazione di genere

Schlein ha respinto esplicitamente il «benaltrismo» e la gerarchia tra diritti civili e sociali, definendola una posizione che «ha un problema con gli uni o con gli altri o più spesso con tutte e due». Ha annunciato che l’alleanza progressista presenterà questi punti già nel programma elettorale, non come appendice ma come impegno verificabile.

«Il Partito Democratico è consapevole di avere tanto da farsi perdonare dalla comunità LGBTIQ+. È la prima volta dopo 20 anni che l’alleanza progressista si è presentata unita. Non ci troveremo a firmare l’ennesimo vostro appello prima della prossima campagna elettorale, perché quell’appello sarà già il programma con cui ci presentiamo alle italiane e agli italiani.»

«È la politica che deve assumersi la responsabilità di riconoscere i diritti fondamentali delle persone. Non devono essere più i tribunali o i singoli sindaci coraggiosi costretti a sopperire a questa mancanza del legislatore.»

Alessandra Maiorino — Movimento 5 Stelle (responsabile politiche di genere e diritti civili)

Alessandro Maiorino del M5S ha parlato in rappresentanza di Giuseppe Conte, impossibilitato a partecipare. Ha detto di non capire la distinzione tra matrimonio egualitario e riconoscimento dei figli, definendola artificiale: «Il matrimonio egualitario, essendo un matrimonio in tutto e per tutto, prevede già adozione e riconoscimento automatico dei figli comunque generati.» Ha proposto di riprendere l’idea di un intergruppo parlamentare trasversale sui diritti civili, già tentata all’inizio della legislatura. Ha detto di essere «stanca e umiliata» di vedere l’Italia agli ultimi posti nelle classifiche europee e ha garantito compattezza interna al M5S: «Su questo io, Gilda Sportiello e il presidente Conte saremo intransigenti

«Le diverse sensibilità sono naturalmente legittime, ma non possono diventare un impedimento alla realizzazione di leggi che si limitano a registrare quello che oggi esiste: una società molto più ricca, più varia e che dovrebbe essere anche molto più libera.»

Maria Elena Boschi — Italia Viva

Maria Elena Boschi di Italia Viva ha ricordato i quattro anni trascorsi in «guerra di resistenza» contro una destra che «non solo fa muro su ogni passo in avanti, ma ci fa tornare indietro». Ha detto di ritrovarsi nelle parole di Schlein e di considerarlo «un buon inizio» in vista del lavoro comune. Ha difeso la Legge Cirinnà come «l’unica legge possibile in quel momento» pur riconoscendone i limiti, e ha chiesto onestà nel programma: «Non abbiamo bisogno di persone che vi dicono dalla nostra parte sì a tutto e poi non fanno niente.» Ha indicato nell’educazione sessuo-affettiva una priorità assoluta, paragonandola all’insegnamento della storia o della geografia in termini di legittimità istituzionale.

«La prima sfida è cambiare nuovamente il paradigma culturale. Se c’è una legittimazione dalla TV alla scuola alla battuta dei politici, diventa lo sdoganamento di un modo di percepire gli altri. Nessun diritto è acquisito in modo definitivo.»

Denis Dori — Alleanza Verdi e Sinistra

Denis Dori di AVS ha aderito al tavolo permanente proposto dalle associazioni. Ha ricordato la legge 70/2024 sul bullismo e cyberbullismo, approvata all’unanimità con sua prima firma, e ha denunciato come il ministro Valditara ne blocchi l’attuazione non emanando le circolari operative per le scuole. Ha chiesto priorità ai diritti nei programmi di coalizione fin dal primo giorno di governo.

Marilena Grassadonia — Sinistra Italiana / AVS

Marilena Grassadonia di Sinistra Italiana AVS ha ringraziato le associazioni per tenere «alta l’asticella» e ha garantito la compattezza di AVS: «Se il disegno di legge Sasso dovesse arrivare in Parlamento, la maggioranza del gruppo parlamentare di AVS saprà come votare e voterà la cosa giusta.» Ha chiesto di costruire un paese democratico, laico e antifascista, sottolineando che l’attacco ai diritti LGBTQIA+ fa parte dello stesso progetto reazionario che produce i ddl Sicurezza, i migranti nei centri in Albania, la limitazione del dissenso. Ha concluso raccontando la bellezza del movimento: «Il nostro lavoro di coscienza politica collettiva ha già cambiato questo paese. La politica può solo prendere esempio.»

«Non c’è più il tempo dei piccoli passi né della politica riformista, né degli equivoci. Dobbiamo essere pronti e pronte al primo giorno del prossimo governo progressista.»

Riccardo Magi — +Europa

Riccardo Magi di +Europa ha definito la storia dei diritti civili in Italia «una storia di ritardi e vergognosa ipocrisia, di mancata assunzione di responsabilità, spesso incalzata e costretta dalle corti nazionali o europee». Ha chiesto che nei primi consigli dei ministri di un governo progressista ci siano già provvedimenti su adozioni, accesso alla PMA per coppie di donne e donne single, e GPA solidale. Ha sottolineato la presenza del manifesto Arcobaleno di +Europa come strumento programmatico. Ha raccontato l’episodio dell’emendamento sull’educazione sessuo-affettiva in legge di bilancio, approvato in commissione e poi sterilizzato dal governo su pressione di Provita e Famiglia — come esempio di come «questa questione è strettamente collegata con la democrazia».

«Non sono accettabili le diverse sensibilità, non è accettabile il “non è la priorità”. I diritti civili, le libertà individuali, la lotta alla discriminazione: sono una questione di democrazia.»

La sessione accademica

Roberto Baiocco — professore di psicologia dello sviluppo, Sapienza

Il professore di psicologia alla Sapienza Roberto Baiocco ha presentato i dati della ricerca sulle pratiche di conversione condotta con Gaynet su un campione internazionale, poi replicata su oltre 2.000 giovani adulti italiani:

  • il 43% delle persone intervistate ha subito almeno un tentativo di pratica di conversione nel corso della vita
  • il 7% da tre a cinque tentativi in contesti diversi
  • i contesti includono famiglia, gruppi religiosi, psicologi e psichiatri

Baiocco ha sottolineato la correlazione statistica diretta tra il punteggio ILGA-Europe di un paese e il benessere psicologico delle persone LGBTQIA+ che vi vivono:

«Le leggi fanno benessere psicologico, fanno salute mentale.»

Antonio Rotelli — giurista (intervento video)

L’avvocato e giurista Antonio Rotelli ha illustrato la risposta della Commissione Europea all’iniziativa dei cittadini europei per il divieto delle pratiche di conversione (oltre 1,2 milioni di firme, più di 60.000 in Italia): la Commissione ha annunciato per il 2027 una raccomandazione, non una direttiva vincolante, motivandolo con la necessità dell’unanimità degli Stati membri. Rotelli ha presentato la proposta di legge italiana che ha redatto per vietare le pratiche di conversione, che prevede

  • una definizione ampiadelle pratiche di conversione (che includa organizzazione, pubblicizzazione, intermediazione e profitto)
  • una fattispecie penale con aggravanti per minori e soggetti vulnerabili,
  • la qualificazione come pratica commerciale scorretta
  • l’esclusione dal rimborso SSN
  • il coinvolgimento degli ordini professionali

Angelo Schillaci — professore di diritto pubblico comparato, Sapienza (coordinatore tavolo LGBTQ+ PD)

Angelo Schillaci ha analizzato la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 21 aprile 2026 nel caso Commissione contro Ungheria, quella che ha dichiarato la legge ungherese contro la «propaganda LGBTQ+» contraria al diritto UE. Ha sottolineato che si tratta della prima volta nella storia della CGUE in cui i valori fondamentali dell’Unione (art. 2 TUE) vengono riconosciuti come vincolanti in una controversia con uno Stato membro: «Si sono poste le basi per una più decisa trasformazione in senso costituzionale dello spazio pubblico dell’Unione Europea.» Schillaci ha letto in questa sentenza la conferma che la lotta per la dignità delle persone LGBTQIA+ è l’avamposto della qualità democratica delle nostre democrazie.

«La Corte chiarisce che non possono essere ammesse nello spazio pubblico dell’Unione Europea la stigmatizzazione e la marginalizzazione finalizzate a stabilire, mantenere o rafforzare l’invisibilità sociale di una parte della società.»

La chiusura: Franco Grillini

L’ex deputato, tra i padri fondatori del movimento LGBTIAQ+ italiano, Franco Grillini ha chiuso i lavori con un intervento politico-strategico. Ha definito il movimento LGBTQIA+ «un gigante sociale» capace di mobilitare centinaia di migliaia di persone in decine di pride in tutto il paese. Ha chiesto ai partiti di candidare militanti LGBTQIA+ nelle proprie liste per avere «antenne e referenti quotidiani» in Parlamento. Ha indicato la costruzione del consenso di massa, come avvenne prima della Legge Cirinnà, come leva politica fondamentale per la prossima campagna elettorale.

«Il rischio è che a questo gigante sociale non corrisponda la politica. Con la giornata di oggi questo rischio l’abbiamo molto limitato. Bisogna rifare la stessa operazione politica che ci portò dieci anni fa alla conquista delle unioni civili, con la stessa forza e la stessa capacità di coinvolgere l’intera opinione pubblica.»

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