Kyiv Pride 2026, il più grande dall’inizio della guerra: in piazza sotto i droni russi

A Kyiv l'Equality March più partecipata dalla guerra. Mentre i droni russi interrompono la marcia, il parlamento ucraino vota un Codice Civile che cancella i diritti LGBTIQ+.

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Il 21 giugno 2026, Kyiv ha ospitato la più grande marcia Pride dalla nascita della guerra su vasta scala. L’anno scorso la parata era durata 30 minuti a causa dei bombardamenti russi, che anche quest’anno si sono fatti sentire, senza riuscire a scalfire l’orgoglio LGTIAQ+ ucraino. Cinquemila persone si sono radunate per l’Equality March organizzata da KyivPride, la decima edizione dell’evento e la terza dall’invasione russa del febbraio 2022. Lo slogan scelto quest’anno:

Uguali diritti, dignità umana e sicurezza per tutti

Militari, veterani, attivisti per i diritti umani, diplomatici e cittadini hanno sfilato insieme per le strade presidiate da centinaia di agenti di polizia. In prima fila, un soldato 31enne con il nome in codice militare “Psycho” portava occhiali scuri e passamontagna. “Purtroppo nessuno nella mia brigata conosce il mio orientamento,” ha dichiarato alla stampa internazionale, “così nascondo il mio viso.” Al suo fianco, Dmytro Kalinin, un lavoratore dell’IT il cui compagno è al fronte, presente per rivendicare il diritto di esistere pubblicamente come coppia. “Moriamo per l’Ucraina ma le nostre famiglie non sono riconosciute” aveva detto a Gay.it in un’intervista il leader del sindacato militare LGBTIAQ+ ucraino Viktor Pylypenko.

@kyivpride.org5 000 ЛЮДЕЙ!!!! КиївПрайд стався❤️‍🩹♬ оригінальний аудіозапис – KYIVPRIDE 🏳️‍🌈🏳️‍⚧️🇺🇦

La marcia si è conclusa bruscamente quando le sirene hanno annunciato un attacco di droni russi su Kyiv. I partecipanti, striscioni ancora in mano, sono scesi ordinatamente nella metropolitana per ripararsi. Anche nella guerra, anche sotto i droni, il Pride ha tenuto.

Le richieste: codice civile e unioni civili

Il contesto legislativo rende la marcia di quest’anno particolarmente urgente. Il 28 aprile 2026, la Verkhovna Rada (camera) ha approvato in prima lettura il disegno di legge n. 15150, una versione alternativa del nuovo Codice Civile. Ha votato a favore 254 deputati su 306 presenti. Il testo definisce il matrimonio come unione esclusivamente tra un uomo e una donna, escludendo le coppie dello stesso sesso dall’intera sfera del diritto di famiglia. Il Consorzio Nazionale LGBTI ucraino ha dichiarato che il nuovo testo non contiene modifiche sostanziali rispetto alla versione precedente: le coppie dello stesso sesso rimangono escluse, e le persone trans rischiano di veder invalidati matrimoni già contratti legalmente.

Anna Sharyhina, presidente di KyivPride, ha commentato senza sconti: “Non so se esserne felice o meno, ma i deputati ucraini sono più astuti di quelli dei paesi totalitari vicini. Putin sarebbe fiero di voi.

Gli organizzatori della marcia hanno chiesto al governo di riconoscere le famiglie LGBTIQ+ e di armonizzare la legislazione ucraina con gli standard europei sull’uguaglianza, incluso il riconoscimento delle unioni civili. La questione è concreta, non solo simbolica: i partner delle stesse coppie non hanno diritto di visitarsi in ospedale, non possono condividere proprietà, non ricevono notifiche se il compagno o la compagna cade in battaglia. Il Ministero della Difesa ha l’obbligo di informare solo coniugi e parenti stretti riconosciuti dalla legge.

Le voci dalla marcia: “Se morissi, lei non avrebbe alcun diritto”

A documentare le voci di chi ha sfilato è un video di AFP, che raccoglie testimonianze dirette e mette a fuoco quanto l’assenza di tutele legali per le coppie dello stesso sesso pesi sulla vita concreta, ancora di più in tempo di guerra. Una militare descrive la propria situazione con precisione chirurgica: “Se finissi prigioniera o morissi in combattimento, la donna con cui vivo non avrebbe alcun diritto legale. Non potrebbe prendere decisioni sulla mia salute, non avrebbe voce in capitolo sul mio funerale e non potrebbe nemmeno lottare legalmente per il mio rilascio in caso di cattura.

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Un altro partecipante si definisce “parzialmente invisibile” agli occhi dello Stato. Elenca i vuoti uno per uno: se venisse ferito, il compagno non avrebbe la garanzia di poterlo raggiungere in terapia intensiva. In caso di morte, l’altro partner non avrebbe diritto automatico alla custodia dei figli condivisi, né accesso a indennità o sussidi statali. Diritti che qualsiasi coppia eterosessuale sposata dà per scontati.

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Tra i manifestanti c’è anche chi scende in piazza per altri, non per sé. Una donna sposata in un matrimonio tradizionale spiega di essere lì per i propri amici: vuole per loro gli stessi diritti di cui gode lei, perché l’unica cosa che conta è l’umanità reciproca e la possibilità di costruire una famiglia in sicurezza. Dai cortei si leva il coro: “No al Codice Civile senza le unioni civili“. Qualcuno aggiunge che escludere legalmente chi difende il paese “farebbe fare un passo indietro a tutta l’Ucraina.

Zelensky e la promessa rimasta in sospeso

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Nel novembre 2024, durante un incontro con i rappresentanti dell’Associazione degli Studenti Ucraini, a Zelensky era stato chiesto se avrebbe firmato una legge sulle unioni civili. La risposta era stata secca: “Sì.” Il pubblico aveva applaudito. A giugno 2026, in occasione di un evento culturale a Kyiv, il presidente aveva ribadito l’apertura al dialogo pubblico sui diritti LGBTQ+: “Stiamo difendendo lo Stato, siamo uguali e abbiamo assolutamente gli stessi diritti, a prescindere da qualsiasi pregiudizio nutrito da persone del XV secolo.

Le parole restano, la legge no. Nel maggio 2025 il governo aveva approvato una roadmap per l’adesione all’UE che prevedeva l’adozione di una legge sulle unioni registrate entro il terzo trimestre del 2025. La scadenza è passata senza che nulla fosse calendarizzato in parlamento. Intanto, l’11 giugno 2026, il presidente del Parlamento Ruslan Stefanchuk ha incontrato rappresentanti delle ONG LGBTQ+ per discutere modifiche alla legislazione: i colloqui, secondo le organizzazioni presenti, hanno portato “alcuni progressi”.

La contro-manifestazione dell’estrema destra

Domenica 21 Giugno non c’erano soltanto i droni russi a disturbare il Kyiv Pride. A pochi isolati di distanza dalla marcia, si è tenuta in contemporanea una contro-manifestazione di sostenitori dei cosiddetti “valori familiari tradizionali” e militanti di estrema destra. Uomini in nero hanno calpestato bandiere arcobaleno scandendo slogan su Gesù, l’ordine e la famiglia tradizionale. Tra loro, il militante di estrema destra Dmytro Korchynskyi:Siamo per un’Ucraina che rimanga un paese cristiano bianco,” ha dichiarato a un giornalista locale. La polizia di Kyiv ha confermato che entrambi gli eventi si sono svolti senza incidenti rilevanti.

La Kyiv City State Administration aveva invitato, nei giorni precedenti, tutti i partecipanti a “rispettare la legge, i diritti e le libertà altrui, e astenersi da qualsiasi aggressione o provocazione“, definendo la coesistenza pacifica di eventi contrapposti “una manifestazione della maturità democratica della società e dei valori per cui l’Ucraina combatte.

Sondaggi favorevoli

Un sondaggio del 2024 del Kyiv International Institute of Sociology ha rilevato che oltre il 70% degli ucraini ritiene che le persone LGBTQ+ debbano avere gli stessi diritti degli altri. Un dato in netta crescita rispetto al 45% del 2016: la guerra, e la visibilità dei soldati queer al fronte, hanno spostato l’opinione pubblica in modo significativo.

Alla marcia era presente anche Gediminas Navickas, funzionario dell’Unione Europea: “Negli ultimi anni l’Ucraina ha mostrato grandi progressi. La comunità LGBTI contribuisce anche alla libertà dell’Ucraina. Una parte crescente della società lo riconosce.” L’ambasciatrice canadese Natalka Cmoc ha aggiunto: “Penso sia importante stare con l’Ucraina. L’Ucraina vuole l’uguaglianza. E se vuole far parte dell’Unione Europea, questo è ciò che si fa.

Il soldato “Psycho”, alla sua prima marcia Pride, ha sintetizzato tutto in una frase: “Oggi credo che chiunque sia venuto qui stia combattendo per il futuro dell’Ucraina. Anche per noi.

Fonti

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