L’Ucraina non riconosce né il matrimonio né le unioni civili tra persone dello stesso sesso. La Costituzione definisce il matrimonio come unione tra uomo e donna, e non può essere modificata durante la legge marziale. Dal 2022 in poi, però, il tema è diventato sempre più urgente per due ragioni intrecciate: il progetto di adesione all’UE e la guerra per la difesa del Paese dall’invasione della Russia di Putin. Una combinazione che ha messo in luce la discriminazione subita dai soldati LGBT+: impossibilità di vedere il partner in ospedale, di recuperare il corpo in caso di morte, di accedere ai risarcimenti. Per un paese in guerra, è comprensibile che le persone impegnate con l’esercito costituiscano una cartina di tornasole per battaglie sui diritti civili come quella dei diritti delle coppie LGBTIQ+. Si consideri inoltre che la percentuale di popolazione oggi impegnata in guerra costituisce circa il 3% degli abitanti ucraini (in Italia poco più dello 0,2%).
Il nodo attuale: il nuovo Codice Civile
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È stato registrato dal Parlamento ucraino (n. 14394), a firma del presidente Ruslan Stefanchuk, un nuovo Codice Civile che incorporerà e sostituirà integralmente il Codice di Famiglia. La bozza costituisce una delle riforme più ampie del diritto privato degli ultimi decenni. Presentata dalla propaganda di governo come un aggiornamento agli standard europei, la bozza contiene però disposizioni che vanno nella direzione opposta.
Il testo attualmente sul tavolo negherebbe il riconoscimento legale alle coppie dello stesso sesso, annullerebbe sentenze giudiziarie che avevano già riconosciuto alcune famiglie omosessuali, e creerebbe incertezza giuridica per le persone trans invalidando alcuni matrimoni già contratti. Coppie dello stesso sesso che si erano sposate legalmente grazie alla transizione anagrafica di uno dei partner, vedrebbero, secondo la bozza di nuovo Codice Civile, invalidati retroattivamente i matrimoni.
La Commissione Europea, che lo scorso novembre aveva chiesto un’accelerazione sul tema, ha risposto a un appello delle organizzazioni ucraine per i diritti umani “Tochka Oporu” (principale ong LGBTIAQ+ del Paese), e “Ukrainian LGBT+ Military and Veterans for Equal Rights” (militari LGBTIAQ+), sottolineando che la bozza restringe significativamente le opzioni di tutela legale per le coppie dello stesso sesso: le “unioni familiari di fatto” sarebbero riconosciute solo per le coppie eterosessuali, e quelle omosessuali potrebbero perdere anche il limitato meccanismo di riconoscimento parziale attualmente esistente.
La stessa “Tochka Oporu” ha lanciato un appello con petizione via social, nel quale si legge:
Il nuovo Codice Civile indebolirà la protezione dei più vulnerabili. Le donne rischiano di diventare ostaggi in matrimoni in cui c’è violenza o coercizione, le coppie LGBTQ+ continuano a essere private delle garanzie familiari di base e la violenza domestica potrebbe essere nuovamente percepita come una “questione personale”. Non vogliono proteggere la famiglia. Vogliono limitare i diritti e la sicurezza.
La posta in gioco: l’adesione all’UE

Nel maggio 2025 il governo ucraino aveva approvato una roadmap per le riforme legate all’adesione UE, che includeva l’adozione di una legge sulle partnership registrate entro il terzo trimestre del 2025. La scadenza è già stata mancata. Bruxelles ora avverte che senza passi concreti su questo fronte, il percorso di adesione dell’Ucraina all’Unione Europea rischia di rallentare. ILGA-Europe ha paragonato il rischio ucraino al “caso georgiano”: nel 2024 la Georgia ha adottato una legislazione restrittiva contro le persone LGBTI come parte di un allontanamento dai principi dell’Unione Europea. Come noto, l’influenza della Russia di Putin in Georgia è molto insidiosa e proprio nel 2024 le ultime elezioni del Paese erano state vinte dai filorussi.
