Sabato 11 luglio Imola torna a colorarsi di orgoglio, lotta e rivendicazione politica con la nona edizione di Rivolta Gaya – Imola Pride. Il corteo partirà alle 17:30 da Piazzale Marabini, davanti alla stazione ferroviaria, per attraversare il centro cittadino e concludersi in Piazza Gramsci.

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Rivolta Gaya Imola Pride 2026: data, orario e luogo del ritrovo

Appuntamento ormai centrale per la comunità LGBTQIA+ del territorio e per tutte le persone che scelgono di scendere in piazza contro discriminazioni, violenze e arretramenti sui diritti, l’edizione 2026 si terrà sabato 11 luglio, con ritrovo fissato alle ore 17:30 in Piazzale Marabini, nei pressi della stazione FS di Imola, come annunciato dagli stessi organizzatori attraverso i canali ufficiali. Il claim scelto è fortemente politico: “Libere di amare, di (r)esistere!”.

Non solo una manifestazione dell’orgoglio LGBTQIA+, dunque, ma una presa di parola pubblica che mette al centro corpi, vite, autodeterminazione, diritti sociali e libertà. Rivolta Gaya torna nelle strade di Imola in un momento in cui il dibattito pubblico continua a essere attraversato da attacchi alle persone trans, alle famiglie omogenitoriali, all’educazione sessuo-affettiva, all’aborto e alla salute transfemminista.

Il percorso del corteo

Percorso Rivolta Gaya - Imola Pride 2026
Percorso Rivolta Gaya – Imola Pride 2026

Il corteo di Rivolta Gaya Imola Pride 2026 partirà da Piazzale Marabini, punto di ritrovo previsto alle 17:30, per poi dirigersi verso l’Orologio e proseguire lungo via Emilia.

Il percorso attraverserà alcuni luoghi simbolici del centro cittadino: il corteo passerà davanti alla BIM, al Duomo e a Porta Montanara, prima di concludersi in Piazza Gramsci.

Una scelta che conferma la volontà di Rivolta Gaya di attraversare fisicamente e politicamente la città, portando nel cuore di Imola le rivendicazioni della comunità LGBTQIA+ e transfemminista.

“Non accetteremo mai compromessi sui nostri corpi e sulle nostre vite”

Il manifesto politico dell’edizione 2026 parte da una domanda radicale: “Perché continuiamo a scendere in piazza?”. La risposta, nelle parole del comitato organizzatore, è altrettanto chiara: “Perché non accetteremo mai compromessi sui nostri corpi e sulle nostre vite”.

Al centro della mobilitazione ci sono la denuncia della violenza sistemica contro la comunità LGBTQIA+, la transfobia, i femminicidi, gli attacchi alle famiglie omogenitoriali, la negazione del diritto d’asilo, dell’educazione sessuo-affettiva, della salute transfemminista, dell’aborto e dell’autodeterminazione.

Rivolta Gaya sceglie quindi di collocare il Pride dentro una cornice politica ampia, in cui i diritti LGBTQIA+ non vengono trattati come una questione isolata, ma come parte di una lotta più grande contro patriarcato, razzismo, sessismo, abilismo, repressione e disuguaglianze.

Un Pride contro transfobia, femminicidi e attacchi alle famiglie omogenitoriali

La nona edizione di Rivolta Gaya arriva in un contesto italiano segnato da forti tensioni sui diritti civili. Negli ultimi anni, le famiglie omogenitoriali sono finite più volte al centro del dibattito politico e giudiziario, mentre le persone trans continuano a incontrare ostacoli nell’accesso alla salute, al riconoscimento di sé e a percorsi liberi da stigma e patologizzazione.

Il comitato richiama apertamente anche il tema dei femminicidi, inserendolo dentro una lettura transfemminista della violenza. Non si tratta soltanto di singoli episodi, ma di un sistema culturale e sociale che continua a considerare alcuni corpi più vulnerabili, più controllabili, più esposti alla violenza.

Il Pride, in questa prospettiva, diventa uno spazio di rivendicazione collettiva: non una festa svuotata di contenuto, ma una risposta politica a chi vorrebbe ridurre le libertà conquistate o impedire nuovi avanzamenti.

Il contesto geopolitico: guerre, ambiente e ritorno delle ideologie neofasciste

Nel testo diffuso per l’edizione 2026, Rivolta Gaya allarga lo sguardo anche al contesto internazionale, parlando di un clima geopolitico segnato da guerre, devastazione ambientale e rinascita di ideologie patriarcali e neofasciste.

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Gli organizzatori rivendicano la scelta di scendere ancora una volta in piazza scegliendo “l’orgoglio, la lotta e la resistenza”. Nel manifesto si legge anche la solidarietà con “la resistenza palestinese e ucraina” e con “i popoli in rivolta contro ogni imperialismo”.

Una posizione che conferma la natura politica di Rivolta Gaya, da sempre distante da un’idea di Pride puramente celebrativa o istituzionalizzata. La manifestazione imolese si inserisce infatti in una tradizione queer, transfemminista e antifascista, in cui la liberazione LGBTQIA+ viene intrecciata ai temi dell’autodeterminazione dei popoli, della giustizia sociale e della critica ai sistemi di oppressione.

“Come trans e froce scendiamo in piazza”

Tra le frasi più forti del manifesto 2026 c’è la rivendicazione identitaria e politica: “Come trans e froce scendiamo in piazza per riaffermare il diritto a (r)esistere liberamente, e ad amare senza paura, senza compromessi”.

Una scelta linguistica precisa, che recupera parole storicamente usate come insulto e le trasforma in strumenti di autodeterminazione. Il Pride diventa così anche un luogo in cui risignificare il linguaggio, sottraendolo alla violenza e restituendolo alla comunità come pratica di orgoglio e resistenza.

Per Rivolta Gaya, la piazza resta lo spazio in cui ricordarlo, gridarlo e praticarlo collettivamente.

Nove anni di Rivolta Gaya nelle strade di Imola

Rivolta Gaya, il Pride di Imola - foto IG
Rivolta Gaya, il Pride di Imola – foto IG

Nel 2025 la manifestazione aveva celebrato l’ottavo anno di presenza nelle strade di Imola con un Pride che, già allora, si definiva come qualcosa di più di una semplice celebrazione: un atto politico di resistenza per rivendicare “un futuro queer, transfemminista, antifascista”.

L’edizione dello scorso anno, partita il 5 luglio da Piazzale Marabini, aveva confermato la vocazione profondamente politica del corteo, inserendo le rivendicazioni LGBTQIA+ dentro un quadro più ampio che si rinnova anche nella nona edizione.

La dimensione territoriale resta uno degli elementi più significativi del Pride imolese. Portare un corteo LGBTQIA+ in una città di provincia significa creare spazi di riconoscimento dove spesso il coming out, la visibilità e la partecipazione politica possono essere più difficili. Significa dire a chi vive quei territori che non è solə, che la comunità esiste, attraversa le strade, prende parola e non intende arretrare.

In questo senso, Rivolta Gaya si muove da anni nella stessa direzione: costruire una presenza politica e collettiva che non si limiti al giorno del corteo, ma contribuisca a modificare l’immaginario della città.

Anche nel 2026, quindi, Rivolta Gaya torna a Imola mantenendo intatta questa traiettoria: non solo orgoglio, ma lotta; non solo visibilità, ma conflitto politico; non solo presenza, ma costruzione quotidiana di un futuro in cui vivere, amare e (r)esistere senza paura.

Rivolta Gaya – Imola Pride 2026: come restare aggiornatə

Il messaggio finale degli organizzatori è una dichiarazione di presenza e resistenza: “Per il nono anno consecutivo, Rivolta Gaya scende nelle strade di Imola per gridarlo forte e chiaro: siamo ovunque e non faremo passi indietro!”.

Una frase che sintetizza il senso dell’edizione 2026: non arretrare davanti alla violenza, non accettare compromessi sull’autodeterminazione, non lasciare che la libertà delle persone LGBTQIA+ venga trattata come un tema secondario o rinviabile.

Sabato 11 luglio, a partire dalle 17:30, Imola sarà ancora una volta attraversata da un Pride che tiene insieme orgoglio e conflitto, festa e lotta, memoria e futuro. Un corteo per ribadire che la libertà di amare, vivere e (r)esistere non si chiede in prestito: si pratica, si difende e si porta in piazza.

Per restare aggiornatə su tutte le novità, le iniziative e le comunicazioni del comitato organizzatore, è possibile seguire i canali ufficiali di Rivolta Gaya (FB | IG).

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