La riserva del 50% inizialmente prevista per “donne, persone non binarie e persone trans” nei corsi del progetto formativo “C’è Stoffa per Tutti”, finanziato dalla Regione Toscana, è stata modificata. Nei percorsi ancora aperti alle iscrizioni, la quota sarà riservata esclusivamente alle donne.

A comunicarlo in Consiglio regionale è stato l’assessore al Lavoro della Toscana Alberto Lenzi, rispondendo a un’interrogazione presentata da Fratelli d’Italia. Secondo quanto riferito dall’assessore, l’agenzia formativa capofila Ambiente Impresa ha chiesto di aggiornare le locandine dopo aver rilevato di non disporre di strumenti oggettivi per applicare la riserva alle persone trans e non binarie.

La modifica arriva pochi giorni dopo l’approfondimento pubblicato da Gay.it, nel quale la giurista e dirigente sindacale Luna Sabatino aveva analizzato le opportunità, le questioni giuridiche e i possibili limiti della formulazione originaria, invitando alla prudenza e sottolineando che l’efficacia della misura sarebbe stata verificabile soltanto nella sua concreta applicazione.

La riserva del 50% eliminata per persone trans e non binarie

Il progetto “C’è Stoffa per Tutti”, finanziato dalla Regione Toscana, comprende diversi percorsi formativi legati al settore tessile e alla valorizzazione delle competenze professionali.

Nelle locandine relative ai corsi era stata inserita una clausola che prevedeva una riserva del 50% dei posti per “donne, persone non binarie e transgender”, accompagnata dalla possibilità di ricevere un supporto personalizzato in caso di necessità.

La riserva era destinata ad applicarsi qualora le domande ammissibili fossero risultate superiori ai posti disponibili. Non si trattava, quindi, di un accesso automatico ai corsi, ma di una quota da applicare durante la selezione delle persone partecipanti.

Il riferimento alle persone trans e non binarie è stato però cancellato dalle locandine dei percorsi ancora aperti alle iscrizioni.

Come spiegato dall’assessore Alberto Lenzi durante la seduta del Consiglio regionale, secondo quanto riportato da Firenze e Dintorni, Ambiente Impresa, indicata come agenzia capofila del progetto, “ha chiesto di poter aggiornare le locandine relative ai percorsi ancora aperti alle iscrizioni”.

Secondo quanto riferito dall’assessore, la richiesta è arrivata dopo che l’ente aveva rilevato “di non disporre di strumenti oggettivi per attuare la previsione concernente la riserva del 50% per ‘donne, persone non binarie e transgender’, ritenendo che tale formulazione potesse non essere oggettivamente applicabile”.

La quota resta riservata alle donne

La nuova formulazione limita dunque la quota del 50% alle sole donne. L’assessore ha spiegato che l’agenzia formativa ha proposto “una diversa formulazione della locandina, limitando la previsione della riserva del 50% alle donne per la promozione delle pari opportunità e dell’equilibrio di genere”.

Lenzi ha inoltre precisato che la modifica non ha interrotto lo svolgimento del progetto. “Le attività progettuali – ha concluso – stanno quindi proseguendo regolarmente nel rispetto del cronoprogramma e delle finalità per le quali il progetto è stato ammesso a finanziamento”.

La revisione, secondo quanto riferito in Consiglio regionale, riguarda le locandine relative ai percorsi ancora aperti alle iscrizioni.

L’interrogazione di FdI in Consiglio regionale

La questione è arrivata in aula attraverso un’interrogazione di Fratelli d’Italia, presentata con primo firmatario il consigliere regionale Luca Minucci.

Nel testo, il gruppo consiliare sosteneva che il progetto “parrebbe prevedere corsie preferenziali e riserve di accesso espressamente dedicate a persone in base al proprio orientamento sessuale o alla propria identità di genere”.

La formulazione dell’interrogazione richiede però una precisazione. La locandina originaria non faceva riferimento all’orientamento sessuale e non prevedeva una riserva genericamente destinata alle persone lesbiche, gay o bisessuali.

La quota era rivolta a donne, persone non binarie e persone trans. Il criterio indicato riguardava quindi il genere e l’identità di genere, non l’orientamento sessuale.

La distinzione è importante anche per comprendere correttamente il dibattito politico e giuridico nato attorno al progetto. Le persone trans e non binarie possono infatti avere qualsiasi orientamento sessuale, mentre l’acronimo LGBT comprende sia orientamenti sessuali sia identità di genere: dimensioni distinte, che non possono essere sovrapposte neppure sul piano normativo.

Il progetto formativo “C’è Stoffa per Tutti”

Bando per il corso gratuito della Regione Toscana: riserva del 50% per “donne, persone non binarie e trans”
Bando per il corso gratuito della Regione Toscana: riserva del 50% per “donne, persone non binarie e trans”

“C’è Stoffa per Tutti” è un progetto dedicato alla formazione e all’inserimento lavorativo nel settore tessile, promosso dall’Agenzia Formativa Ambiente Impresa Scrl insieme al Centro di Formazione Professionale Don Giulio Facibeni, a Proforma Società Cooperativa Impresa Sociale e ad Alessandro Bini Srl. Uno dei corsi presentati nell’ambito del progetto riguarda la figura di “Tecnico delle attività di progettazione del tessuto e industrializzazione del prodotto”.

Il percorso, gratuito e finanziato dalla Regione Toscana con le risorse del Patto per il Lavoro, è inserito anche nell’ambito di Giovanisì, il progetto regionale rivolto all’autonomia delle persone giovani.

Il corso prevede complessivamente 600 ore tra lezioni in aula, laboratori, attività di accompagnamento e stage nelle aziende del settore. I posti indicati nella locandina sono 15 e lo svolgimento è programmato tra luglio 2026 e maggio 2027.

L’obiettivo è formare figure professionali in grado di progettare, sviluppare e industrializzare prodotti tessili innovativi, mettendo in relazione la tradizione manifatturiera toscana con la digitalizzazione, la sostenibilità e le nuove tecnologie.

Tra i principi indicati nella presentazione del progetto comparivano anche l’etica del lavoro, il rispetto dei diritti, la lotta alle discriminazioni e la parità di genere.

L’analisi di Luna Sabatino e i dubbi sull’applicazione

Luna Sabatino
Luna Sabatino

Prima della modifica annunciata dall’assessore Lenzi, Gay.it aveva chiesto a Luna Sabatino, giurista, dirigente sindacale e donna trans, di analizzare la portata della riserva.

Sabatino aveva scelto di non formulare un giudizio definitivo sulla clausola, sottolineando fin dall’inizio la necessità di valutarne il funzionamento concreto. “L’utilità della misura, inevitabilmente, sarà verificabile all’esito della sua applicazione”, aveva spiegato.

La giurista aveva ricondotto la previsione alle politiche portate avanti dalla Regione Toscana in materia di pari opportunità e contrasto alle discriminazioni, ricordando però che la legittimità generale di un obiettivo di inclusione non rende automaticamente efficace o giuridicamente adeguata ogni singola misura utilizzata per perseguirlo.

“La formulazione porta con sé, inevitabilmente, le tensioni del dibattito che la precede”, aveva osservato Sabatino. “Sono molteplici, inoltre, le questioni giuridiche sottese a una clausola di questo tipo ed è impossibile fornire, in questa sede, una risposta adeguata a questa domanda senza analizzarle compiutamente”.

Parole che evidenziavano la complessità applicativa ora richiamata dall’agenzia formativa per motivare la modifica delle locandine.

Il nodo dei criteri di applicazione

La motivazione fornita da Ambiente Impresa apre un tema centrale: con quali modalità un ente incaricato della selezione avrebbe potuto applicare la riserva alle persone trans e non binarie, garantendo al tempo stesso criteri chiari, tutela della riservatezza e parità di trattamento tra le candidature?

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Nel caso delle persone non binarie, l’ordinamento italiano non prevede attualmente, nello stato civile, un genere ulteriore rispetto a quello maschile e a quello femminile. Anche per le persone trans, inoltre, l’identità di genere e il percorso personale e sociale non coincidono necessariamente con l’avvenuta rettificazione anagrafica dei documenti.

La dichiarazione dell’ente non specifica quali strumenti siano stati valutati. La questione pone tuttavia un problema applicativo: assumere il dato anagrafico come unico criterio avrebbe potuto non rappresentare adeguatamente tutte le persone destinatarie della misura.

Il ricorso a forme di autodichiarazione avrebbe richiesto, invece, la preventiva definizione di modalità rispettose della dignità, della riservatezza e dei dati personali delle persone candidate.

Sabatino aveva evitato di anticipare conclusioni, ma aveva indicato con chiarezza la necessità di osservare gli effetti reali della previsione: “Sarà, pertanto, importante verificare come troverà applicazione, al netto di eventuali, prevedibili, contenziosi”.

La clausola è stata modificata prima che fosse possibile verificarne concretamente l’applicazione nei percorsi ancora aperti.

La visibilità delle persone non binarie

Nella precedente intervista a Gay.it, Luna Sabatino aveva individuato un possibile valore positivo proprio nel riferimento esplicito alle persone non binarie. “La scelta di richiamare espressamente le persone non binarie, infatti, potrebbe essere valorizzata rispetto al fatto che ne rende visibile la condizione in un ambito, quale quello del lavoro, nel quale lo stigma nei loro confronti risulta particolarmente intenso”, aveva dichiarato.

Sabatino aveva richiamato anche la sentenza con cui, nel 2024, la Corte costituzionale ha riconosciuto la rilevanza del disagio vissuto da chi non si percepisce appartenente né al genere maschile né a quello femminile.

La Consulta ha tuttavia chiarito che l’eventuale introduzione di un genere non binario nello stato civile richiederebbe un intervento legislativo di sistema, capace di incidere sui diversi settori dell’ordinamento ancora regolati secondo una logica binaria.

Secondo la giurista, la misura toscana poteva quindi collocarsi in quello spazio “se non come soluzione, almeno come segnale”.

Con la nuova formulazione, quel riferimento scompare. Resta però aperta una questione più ampia: individuare strumenti giuridicamente solidi e concretamente applicabili per contrastare le discriminazioni che colpiscono le persone trans e non binarie nell’accesso alla formazione e al mercato del lavoro.

Le quote non sostituiscono le politiche strutturali

Nella sua analisi, Sabatino aveva inoltre messo in guardia dal rischio di considerare le quote una soluzione sufficiente alle disuguaglianze occupazionali.

Misure di questo tipo, aveva spiegato, “possono costituire un segnale importante rispetto alle discriminazioni ed esclusione sociale che molte persone trans continuano a subire”, ma “non dovrebbero diventare il sostituto delle politiche ordinarie del lavoro, né sollevare la politica dall’obbligo di intervenire sulle cause strutturali di quella esclusione”.

La cancellazione della riserva non elimina dunque il problema sociale che aveva portato a discutere una misura di questo tipo.

La vicenda di “C’è Stoffa per Tutti” mostra piuttosto la difficoltà di tradurre un obiettivo di inclusione in un criterio di selezione fondato su parametri chiari, rispettoso della riservatezza e compatibile con il quadro normativo.

Luna Sabatino ha tuttavia evidenziato a Gay.it che la modifica della misura non cambia il quadro delle discriminazioni presenti nel mercato del lavoro:

“Questo episodio non modifica il dato di fondo. Come emerge dalla ricerca Istat-Unar, quasi la metà delle persone trans che hanno partecipato all’indagine riferisce di aver subito discriminazioni nella ricerca di un lavoro o di aver rinunciato a candidarsi, ritenendo la propria identità di genere un ostacolo; oltre il 40% dichiara di aver subito discriminazioni anche durante il rapporto di lavoro, con riferimento alle progressioni di carriera, alla retribuzione, ai permessi, alla stabilità occupazionale e all‘organizzazione delle mansioni”.

È quindi sulle cause strutturali dell’esclusione che, secondo Sabatino, dovrebbe concentrarsi l’azione politica:

“È questo il terreno su cui, a mio avviso, la politica dovrà concentrare i propri sforzi. La soluzione, come ho già evidenziato, non può essere affidata a singole misure, ma richiede interventi strutturali capaci di garantire pari opportunità reali e tutele effettive, con il coinvolgimento concreto delle organizzazioni sindacali comparativamente maggiormente rappresentative e il riconoscimento della validità erga omnes dei contratti sottoscritti da quest’ultime”.

Un ruolo centrale, in questa prospettiva, può essere svolto dalla contrattazione collettiva:

“L’esperienza della contrattazione collettiva dimostra, infatti, che il sindacato può contribuire concretamente a costruire strumenti di inclusione e di tutela effettiva dei diritti nei luoghi di lavoro. Finché nel mercato del lavoro continueranno a esserci salari inadeguati e diritti non pienamente riconosciuti o non adeguatamente tutelati, saranno sempre le lavoratrici e i lavoratori che vivono condizioni di maggiore vulnerabilità a pagarne il prezzo più alto”.

Il punto, ha concluso Sabatino, non è soltanto garantire l’accesso, ma rendere possibile una partecipazione effettiva:

“L’obiettivo, infatti, non è soltanto essere presenti nei luoghi della formazione e del lavoro, ma essere messi nelle condizioni di partecipare realmente alle decisioni che riguardano la propria vita lavorativa”.

Come aveva sintetizzato Luna Sabatino, “presenza non è diritto di parola”. Una quota può favorire l’accesso a un percorso formativo, ma non può sostituire politiche capaci di garantire stabilmente dignità, sicurezza, rappresentanza e pari opportunità nel lavoro.

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