Lavoro trans, proposta per inserire l’identità di genere nel decreto antidiscriminazioni

Dalla conferenza TRANS AT WORK di Acet a Milano la proposta lanciata da Monica Romano: inserire l'identità di genere tra i fattori protetti dalle discriminazioni sul lavoro.

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Lavoro trans, proposta per inserire l'identità di genere nel decreto antidiscriminazioni - lavoro trans proposta decreto antidiscriminazioni dl 216 2003 - Gay.it
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Dall’incontro Trans at Work, promosso da ACET (Associazione per la Cultura e l’Etica Transgenere) il 9 giugno alla Casa dei Diritti di Milano nell’ambito del programma del Milano Pride 2026, nasce una proposta normativa di estensione delle protezioni antidiscriminazioni sul lavoro anche per persone trans/non binarie/con varianza di genere.

Monica J. Romano, consigliera comunale e fondatrice dell’associazione, ha annunciato la proposta di intervenire sulla normativa antidiscriminatoria in materia di occupazione e condizioni di lavoro, a partire dal decreto legislativo 216 del 2003, per inserire espressamente l’identità di genere tra i fattori protetti dalle discriminazioni nei luoghi di lavoro.

Monica Romano
Monica Romano

«Dove oggi la norma dice orientamento sessuale e si ferma lì, quella norma deve dire orientamento sessuale e identità di genere», ha dichiarato Romano, precisando che la proposta dovrà essere coordinata anche con l’articolo 15 dello Statuto dei lavoratori e che andrà valutato l’inserimento dell’espressione di genere. «Non è una proposta chiusa», ha aggiunto Romano sul suo profilo Facebook a margine dell’evento, «è una traccia politica e normativa aperta che ACET mette a disposizione di associazioni, sindacati, partiti, istituzioni, giuriste e giuristi». Consapevole del quadro parlamentare, Romano ha chiarito che «la politica non serve solo a contare i voti disponibili nell’immediato, serve anche a preparare il terreno, costruire linguaggio, elaborare testi, raccogliere alleanze, mettere le idee giuste nel cassetto giusto».

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La proposta arriva in un contesto che i dati descrivono con chiarezza: secondo l’indagine ISTAT-UNAR 2023, una persona trans o non binaria su due ha vissuto almeno un evento di discriminazione nella ricerca di lavoro, e il 69,5% delle persone trans occupate o ex-occupate dichiara di aver nascosto la propria identità di genere sul luogo di lavoro. L’Italia ottiene zero su otto indicatori di non discriminazione nella Trans Rights Index & Map 2026 di TGEU, e si colloca al 36° posto su 49 paesi nella Rainbow Map 2026 di ILGA-Europe, con una perdita di 16 punti in dieci anni.

All’evento ospitato dalla Casa dei Diritti, come Gay.it abbiamo potuto ascoltare non solo la proposta normativa di Romano, ma anche testimonianze dei relatori che hanno restituito la concretezza di un problema che i numeri rischiano di astrarre.

Luna Sabatino, giurista e dirigente sindacale UIL FP MIUR, donna trans che nel 2021 ha promosso l’inserimento dell’identità alias nel CCNL delle Funzioni Centrali, ha spostato il fuoco dalla vulnerabilità alla struttura: «Il problema non è essere una persona trans, il problema è che il mercato del lavoro in Italia è la causa di questa condizione». Sabatino ha ricordato Cloe Bianco, dipendente pubblica morta suicida il 10 giugno di quattro anni fa dopo essere stata sanzionata disciplinarmente per le modalità con cui aveva esercitato il proprio diritto all’affermazione di genere. Sabatino ha rivendicato la centralità della contrattazione collettiva come strumento di tutela reale, «perché senza accordo contrattuale la parte accessoria della retribuzione è passata all’1%».

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Massimo Mariotti, sindacalista con decenni di esperienza nella tutela dei lavoratori LGBT+, ha aperto il primo sportello di ascolto per la comunità alla fine degli anni Ottanta. Ha portato una prospettiva storica e pratica: «Il problema più grosso della comunità transgender è proprio il momento di accesso all’occupazione», ha detto, sottolineando che la vera sfida rimane culturale, «perché solo quando renderemo questa realtà una condivisione quotidiana che non fa nessuna differenza, allora tante difficoltà avranno meno spazio».

Elisa Ruscio, vicepresidente di ACET e Senior Data Engineer, ha raccontato il proprio percorso professionale nel settore tecnologico, descrivendo le volte in cui ha dubitato di meritare la propria posizione, un meccanismo di autosvalutazione che le discriminazioni sistemiche producono anche in assenza di episodi espliciti.

Mattia Scuderi, studente di Scienze Naturali, bibliotecario e co-referente di BəTeam, la prima squadra di calcio composta interamente da persone trans, ha narrato le difficoltà pratiche legate alla non corrispondenza tra nome anagrafico e identità: colloqui interrotti, datori di lavoro convinti di trovarsi di fronte a una persona diversa, la successiva soluzione trovata portando una lettera dello psicologo che lo seguiva nel percorso di affermazione di genere. «Un collega stronzo non può essere il motivo che ti fa pensare che non puoi fare il lavoro dei tuoi sogni», ha concluso Scuderi.

Romano ha chiuso con una lettura politica che ha attraversato tutta la conferenza: «Noi non possiamo vivere sulla base della concessione di qualcuno. Siamo cittadine, cittadini e cittadini con diritti». L’invito è a costruire alleanze larghe, dentro e fuori il movimento trans, per portare la proposta all’attenzione delle forze politiche progressiste e non solo, in vista di una futura fase parlamentare favorevole. Proprio ieri sera, tuttavia, il leader del M5S Giuseppe Conte, inervistato alla Pride Croisette di Roma, ha parlato di diritti LGBTIAQ+, senza mai citare le persone trans.

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