Persone trans e lavoro in Italia: 7 su 10 si nascondono. Incontro a Milano

I dati inquietanti fanno tremare i principi costituzionali. Il 9 giugno l'incontro promosso da ACET nel programma del Milano Pride 2026.

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Le difficoltà delle persone trans sul lavoro in Italia pongono domande inquietanti che fanno tremare i principi costituzionali.

Quante persone trans hanno rinunciato a candidarsi per un lavoro per cui erano qualificate, convinte in partenza che la propria identità avrebbe chiuso loro la porta prima ancora di aprirla? Quante hanno accettato microaggressioni quotidiane come condizione implicita del restare occupate? Quante hanno subito uno svantaggio di carriera, di retribuzione, di riconoscimento professionale, senza che nessuna legge le tutelasse esplicitamente?

Analisi, esperienze e proposte per una rinnovata integrazione delle persone trans nel mondo del lavoro saranno oggetto dell’incontro Trans at Work, martedì 9 giugno alle 18.30 alla Casa dei Diritti di Milano in via E. De Amicis 10. Promosso da ACET (Associazione per la Cultura e l’Etica Transgenere) all’interno del programma del Milano Pride 2026.

Il tema accompagna il movimento transgender milanese dalle origini: già nel 1979, il primo Movimento Italiano Transessuali fondato a Milano da Pina Bonanno e Paola Astuni poneva l’accesso all’occupazione come condizione essenziale di cittadinanza. Nei decenni successivi, esperienze come Arcitrans e Crisalide Azione Trans hanno continuato a tenere insieme diritti e autonomia materiale. Oggi, secondo ACET, quel tema rischia di essere marginalizzato: da un lato dalla deriva del dibattito pubblico verso altri fronti, dall’altro dall’insufficienza delle politiche aziendali di Diversity & Inclusion, che non sempre si traducono in un reale aumento occupazionale, e che dal ritorno di Trump alla Casa Bianca nel gennaio 2025 hanno subito un arretramento sul campo in tutti i pasei liberaldemocratici.

Persone trans e lavoro: i numeri

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I numeri non lasciano spazio all’ottimismo. Secondo l’indagine ISTAT-UNAR realizzata nel 2023 emerge una condizione drammatica. “Restano ancora diffuse forme di esclusione” spiega ACETsottoinquadramento, demansionamento occulto, difficoltà di accesso e permanenza nel lavoro, spesso indipendenti dalle competenze e dal merito professionale. A questo si aggiunge l’assenza di strumenti normativi sufficientemente mirati contro le discriminazioni basate sull’identità di genere nei contesti lavorativi“.

Alcuni dati dello studio Istat-Unar restituiscono tutta la crudezza del dramma che quotidianamente vive una persona trans in relazione alla sua condizione e prospettiva lavorativa, in un Paese che nel primo articolo della sua carta costituzionale si dichiara “repubblica democratica fondata sul lavoro“:

  • una persona trans o non binaria su due ha vissuto almeno un evento di discriminazione nella ricerca di lavoro legato alla propria identità di genere
  • il 46,4% riferisce di non aver partecipato a colloqui o presentato domande pur avendone i requisiti, temendo che la propria identità avrebbe condizionato negativamente l’esito
  • il 57,1% delle persone occupate o ex-occupate ritiene che la propria identità abbia costituito uno svantaggio in termini di carriera, riconoscimento o reddito
  • il 66,1% delle persone trans e non binarie la cui identità era visibile durante gli studi ha subito discriminazioni a scuola o università.
  • più dell’80% delle persone trans dichiarano di aver ricevuto almeno una microaggressione in ambito lavorativo
  • l’83,1% di chi subisce discriminazione ha parlato con qualcuno, ma il 70% di loro non ha intrapreso alcuna azione successiva
  • il 37,4% riferisce che un collega, un superiore o un cliente ha rivelato ad altri la sua identità di genere senza consenso
  • la carriera Alias è riconosciuta in soli tre contratti collettivi nazionali su 975
  • Il 69,5% delle persone trans e non binarie occupate o ex-occupate dichiara di aver evitato di parlare della propria vita privata per tenere nascosta la propria identità di genere nel luogo di lavoro (con una quota ancora più alta tra le persone con identità non binaria: 76,7%)
  • Il 35% ha cambiato timbro di voce e modi di fare
  • Il 53,4% ha evitato di mostrare foto sul posto di lavoro
  • Il 44,5% ha modificato capigliatura, make-up o modo di vestire
  • Il 44% ha adeguato la scelta del bagno da utilizzare
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Il quadro normativo aggrava la situazione. Nella Trans Rights Index & Map 2026 di TGEU, l’Italia ottiene 0 su 8 (zero su otto) indicatori di non discriminazione: nessuna tutela esplicita basata sull’identità di genere nel lavoro, nella sanità, nell’istruzione, nei beni e servizi, nell’alloggio. A livello europeo, secondo la Rainbow Map 2026 di ILGA-Europe, la protezione dalla discriminazione basata sull’identità di genere nel lavoro riguarda solo 33 paesi su 49.

Tra i 27 stati membri UE, solo 20 proteggono le persone trans dalla discriminazione occupazionale: i restanti 7 violano il diritto europeo. L’Italia si colloca al 36° posto su 49 con un punteggio del 24%, il quarto più basso tra i paesi dell’Unione Europea, avendo perso più di 16 punti negli ultimi dieci anni.

Persone trans e lavoro: l’incontro a Milano

monica romano tdov
Monica J. Romano, consigliera comunale a Milano, componente della Direzione Nazionale del Partito Democratico, Vicepresidente della Commissione Pari Opportunità e Diritti Civili e della Commissione Speciale contro i discorsi d’odio, fondatrice di ACET e relatrice del panel TRANS AT WORK previsto a Milano il 9 giugno alla Casa dei Diritti (18.30, via De Amicis 10

L’incontro su lavoro, dignità e integrazione delle persone transgender sul lavoro, promosso da ACET a Milano martedì 9 giugno si articolerà su tre assi: il quadro normativo nazionale e internazionale, le esperienze professionali reali delle persone transgender, le proposte legislative e politiche concrete.

Interverranno Monica J. Romano, consigliera comunale e fondatrice di ACET, con un profilo professionale radicato proprio nelle Relazioni industriali e nella Gestione delle risorse umane; Luna Sabatino, dirigente sindacale nazionale UIL FP MIUR e giurista; Tommaso Fiore, presidente di ACET e professionista nell’ambito delle risorse umane; Elisa Ruscio, Senior Data Engineer e vicepresidente dell’associazione; Mattia Scuderi, co-referente di BəTeam, la prima squadra di calcio composta interamente da persone trans.
«Per molte persone transgender, il lavoro resta una questione radicale: significa poter vivere con dignità, mantenersi, costruire competenze, non dipendere da nessuno», dichiarano l* organizzator* di ACET. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.

© Riproduzione riservata.

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