Un anno fa, era il 17 luglio 2025, l’amministrazione Trump interrompeva la linea di assistenza telefonica 988 Suicide & Crisis Lifeline, programma federale che forniva supporto di emergenza in situazioni di crisi ai giovani LGBTQ+ che pensano al suicidio. Un programma comunemente noto come “Press 3” che metteva in contatto i giovani LGBTQ+ di età inferiore ai 25 anni con consulenti specifici. Oltre 2000 le chiamate ogni giorno.
Sebbene il mese scorso il Congresso abbia incaricato la Substance Abuse and Mental Health Services Administration (SAMHSA) di ripristinare 33,1 milioni di dollari di finanziamenti per i servizi specializzati per i giovani LGBTQ+, non è ancora chiaro se e come il programma verrà ripristinato e se organizzazioni come il The Trevor Project potranno parteciparvi.
In un articolo pubblicato giovedì scorso, il CEO di The Trevor Project, Jaymes Black, ha affrontato di petto l’argomento ribadendo la necessità di un immediato ripristino.
Giovani LGBTQIA+ a rischio suicidio, l’allarme USA

Il servizio dedicato ai giovani LGBTQ+ era stato lanciato nel 2022 insieme alla linea telefonica nazionale di emergenza e prevenzione al suicidio 988, consentendo ai giovani di “premere 3”, inviare un SMS con la parola “PRIDE” o connettersi tramite chat online per parlare con consulenti specificamente formati per l’intervento in situazioni di crisi per la comunità LGBTQ+. Secondo i dati forniti dal The Trevor Project, oltre 1,5 milioni di giovani LGBTQ+ hanno usufruito del servizio specializzato prima della sua interruzione, avvenuta il 17 luglio 2025.
Black ha definito la decisione presa l’anno scorso da Trump “scioccante”. “L’ostilità del governo nei confronti della nostra comunità è ormai una realtà consolidata. Ma è stata difficile da accettare, per usare un eufemismo, la realtà che la leadership del nostro paese – proprio l’agenzia incaricata di proteggere la salute e il benessere degli americani – abbia privato i giovani in crisi di servizi salvavita”.
Black ha voluto ricordare com la comunità LGBTQIA+ abbia risposto in modo compatto, “con urgenza, determinazione e azioni concrete. Proprio come facciamo sempre”. “Il 17 luglio 2025 segna uno dei giorni più difficili nella storia del Trevor Project”. “Ma segna anche l’inizio di un periodo in cui la nostra comunità di alleati, sostenitori, colleghi e partner si è mobilitata per sostenere il nostro lavoro a favore dei giovani LGBTQ+ come non avevo mai visto prima“.
In seguito alla chiusura della linea di assistenza il Trevor Project ha lanciato una campagna di emergenza “Lifeline” per i giovani LGBTQ+, in grado di raccogliere oltre 20,4 milioni di dollari da circa 26.000 sostenitori. Con una petizione ad hoc ha raccolto oltre 53.000 firme, chiedendo il ripristino dei servizi specializzati, con il sostegno dichiarato di oltre 100 membri del Congresso e oltre 100 celebrità e personaggi pubblici, tra cui Ariana Grande, Pedro Pascal, Sabrina Carpenter, Jamie Lee Curtis, Dwyane Wade, Gabrielle Union-Wade, Daniel Radcliffe e Dua Lipa. Il Trevor Project ha infine collaborato con agenzie statali in California e Illinois, per iniziare la formazione dei consulenti del servizio 988 Lifeline sulla gestione delle crisi LGBTQ+ nei due Stati, lavorando per stringere ulteriori collaborazioni future in altri Stati.
Secondo quanto denunciato dal Trevor Project, scrive Gayety, il Congresso ha incaricato la SAMHSA di ripristinare i finanziamenti per il programma specializzato e l’amministratore del servizio 988, Vibrant Emotional Health, invitando i centri di crisi esistenti a presentare domanda per sovvenzioni a sostegno dei servizi per i giovani LGBTQ+. Il Trevor Project ha presentato le proprie proposte di partecipazione attraverso servizi sia vocali che di messaggistica/chat, ma non ha ancora ricevuto conferma se ritenuta idonea a riprendere le attività. In una lettera al Congresso, la SAMHSA ha indicato che qualsiasi servizio ripristinato dovrà essere conforme all’ordine esecutivo dell’amministrazione del gennaio 2025, che riconosce solo due sessi. Un requisito che ha sollevato non poche preoccupazioni tra gli attivisti, i quali sostengono che le giovani persone trans, che presentano alcuni dei tassi di rischio di suicidio più elevati tra i minori LGBTQ+, potrebbero essere esclusi dai servizi specificamente progettati per supportarli. “Questi non sono servizi specializzati per i giovani LGBTQ+ se escludono i giovani transgender. Punto e basta”, ha scritto Black.
Se il futuro della linea telefonica rimane incerto, il Trevor Project ha voluto ricordare come sia ancora in atto la più ampia crisi di salute mentale che affligge i giovani LGBTQ+. Negli Stati Uniti si registrano numerosi casi di suicidio. Oltre 1,8 milioni di giovani LGBTQ+ (di età compresa tra i 13 e i 24 anni) prendono ogni anno seriamente in considerazione il suicidio, negli USA, e almeno uno tenta il suicidio ogni 45 secondi. Quasi la metà (44%) dei giovani LGBTQ+ che avrebbero desiderato un supporto per la salute mentale nell’ultimo anno non sono riusciti ad ottenerlo. “Il suicidio tra i giovani LGBTQ+ è un’emergenza di salute pubblica che richiede una risposta urgente. Dobbiamo integrare gli sforzi di prevenzione al suicidio per questo gruppo ad alto rischio nell’infrastruttura sanitaria pubblica del nostro Paese. Non è un’esagerazione affermare che, in questo momento, la vita dei giovani è in pericolo“, ha concluso Black.
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