Karol Nawrocki, 43enne Presidente della Repubblica di Polonia dall’agosto del 2025, ha posto il veto su una legge che avrebbe concesso alle coppie non sposate, comprese le coppie dello stesso sesso, una serie limitata di diritti legali, impedendo di fatto quello che sarebbe stato il primo riconoscimento legale polacco nei confronti delle relazioni tra persone dello stesso sesso.
Il disegno di legge, sostenuto dalla coalizione di governo del Primo Ministro Donald Tusk e approvato da entrambe le camere del Parlamento tra maggio e giugno, avrebbe consentito alle coppie di registrare un accordo legale che avrebbe conferito loro diritti quali la comproprietà, l’accesso alle informazioni mediche del partner, l’esenzione dall’imposta di successione, la possibilità di regolarizzare la propria posizione fiscale e di prendere decisioni in merito alla sepoltura.
Karol Nawrocki, il presidente continua a non firmare leggi a favore della comunità LGBTQIA+

Nawrocki ha negato la propria firma sostenendo che la legge avrebbe creato “unioni civili dalla porta di servizio“, minando la definizione costituzionale polacca di matrimonio come unione tra un uomo e una donna. Il presidente ha inoltre affermato che la proposta avrebbe concesso alle coppie alcuni dei benefici del matrimonio senza gli stessi obblighi legali, aggiungendo che il matrimonio “non può diventare una delle tante opzioni ugualmente valide offerte dallo Stato”. “Come custode della Costituzione, non posso accettare una soluzione che porti alla perdita dello status speciale del matrimonio, definito nell’articolo 18 della Costituzione come l’unione di una donna e un uomo (…), e che è fondamentale per la sopravvivenza della nazione“.
Il Primo Ministro Donald Tusk ha definito il veto “un‘espressione di disprezzo verso le persone e il loro diritto alla felicità e a una vita normale“, mentre la Ministra per le Pari Opportunità Katarzyna Kotula ha accusato il presidente di voltare le spalle ai circa due milioni di polacchi che vivono in relazioni non coniugali. Quest’ultima ha promesso che continuerà a perseguire l’uguaglianza per la comunità LGBTQ+, sottolineando come la Polonia abbia finalmente iniziato a riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati in altri Paesi dell’Unione Europea, a seguito della storica sentenza del Tribunale Supremo di inizio 2026.
Lo scorso anno la Coalizione Civica pro-europea di Tusk si era impegnata a presentare un disegno di legge per legalizzare le unioni civili entro i primi 100 giorni di governo. Per placare l’opposizione conservatrice, i leader della coalizione di governo avevano sottolineato come le unioni previste da questa legge non avrebbero dovuto necessariamente coinvolgere partner romantici, ma anche vicini di casa o familiari. Persino questa strada, a dir poco anomala, è stata bocciata da Nawrocki, che nel maggio del 2025 aveva già affossato il primo tentantivo di legge sulle unioni civili proposta dal governo.

Nel mese di maggio il premier Tusk si è pubblicamente scusato per quelli che ha definito “anni di rifiuto e umiliazione” subiti dalle coppie dello stesso sesso polacche: “Si tratta di una questione di dignità umana: il diritto alla felicità, il diritto alla parità di trattamento da parte dello Stato. Vorrei chiedere scusa a tutti coloro che, per molti, molti anni, si sono sentiti rifiutati e umiliati. Per molti anni, lo Stato non ha superato la prova”.
Un recente sondaggio dell’agenzia di ricerca statale CBOS ha esplicitato un profondo cambiamento sociale nei confronti della comunità LGBTQIA+, con la maggioranza (62%) dei polacchi che sostiene il riconoscimento legale delle coppie dello stesso sesso attraverso le unioni civili.
La Polonia è uno dei 5 Paesi UE che non ha alcun riconoscimento legale per le coppie LGBT, insieme a Bulgaria, Lituania, Romania e Slovacchia. Nella Rainbow Map 2026 di ILGA, la Polonia si trova al 39esimo posto su 49.
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